Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Mazzotta Valeria - 2014-05-11

RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO: STRUTTURA BIFASICA DEL PROCEDIMENTO - Trib. Milano 16/4/2014 - V. MAZZOTTA

L"art. 250 c.c., comma IV, come riformato dalla legge 219/2013, così recita testualmente: " Il consenso non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell'altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all'altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l'audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l'opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all'affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell'articolo 315-bis e al suo cognome ai sensi dell'articolo 262".

Stando all"articolo, quindi, con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il Giudice dovrebbe assumere anche  i provvedimenti inerenti l"affidamento e il  mantenimento del minore, nonché il suo cognome.

Tuttavia, la sentenza citata non equivale al riconoscimento vero e proprio, nel senso che non si può escludere che il genitore, una volta autorizzato a riconoscere il figlio, non vi provveda poi in concreto, ed anzi, scompaia dalla vita minore così come vi era comparso improvvisamente. Non pare dunque opportuno adottare i provvedimenti inerenti la regolamentazione dei rapporti genitore-figlio contestualmente alla sentenza che autorizza il riconoscimento, poiché, nel caso in cui il genitore, di fatto, non di poi corso al riconoscimento stesso, il minore rischierebbe di esserne pregiudicato essendo già venuto "in contatto" con la nuova figura genitoriale.

Si sono quindi ipotizzate due alternative: escludere l"opportunità dell"adozione dei provvedimenti ex art. 315 bis e 262 c.c. in mancanza del riconoscimento, e quindi chiudere la procedura rinviando a successivi procedimenti ex  artt. 262 e 317 bis c.c. per la regolamentazione in concreto dei rapporti genitore-figlio: in tal modo si devono necessariamente instaurare più giudizi.

Oppure, mantenere un procedimento unico ma suddiviso in due fasi.

Quest"ultima è la soluzione adottata dal Tribunale di Milano: la prima fase del procedimento riguarda esclusivamente il riconoscimento e si conclude con una sentenza parziale che tiene luogo del consenso mancante; nella seconda fase, invece si affrontano le questioni inerenti la regolamentazione dell"affidamento, mantenimento e cognome del figlio.

L"interpretazione dell"art. 250 c.c. offerta dal Tribunale meneghino è senz"altro più tutelante per il minore e maggiormente rispettosa dei principi che regolano i diritti e doveri genitoriali, i quali presuppongono la già intervenuta assunzione dello status di figlio. Solo una volta dato atto dell"intervenuto riconoscimento e ad istruttoria conclusa, il Giudice  disciplina i rapporti, optando per il modello d"affidamento più opportuno nel caso concreto.



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