Changing Society, Intersezioni -  Redazione P&D - 2015-10-11

RICORDANDO GIULIA TORNESELLO - E. CILLO, C. FUMAROLA, S. PASCALI, M.L. TORNESELLO

"RICORDANDO GIULIA TORNESELLO"  - E. CILLO, C. FUMAROLA, S. PASCALI, M.L. TORNESELLO

Il viaggio di Alice

Ho vissuto nelle belle case.

Una vita larga e comoda: la mamma che suonava il pianoforte, tanti libri, i compleanni incantati, il giardino ombroso per interminabili pomeriggi d"estate. Un nespolo altissimo e tanto largo da ospitare sotto i suoi rami una grande aiuola, l"altalena. Poi le palme coi datteri d"oro, un pero, la pergola di glicine, i gelsomini d"Arabia penetranti conturbanti come odalische. Sul davanti il giardino all"italiana, simmetrico, con le aiuole di fiori ed al centro la fontana con i pesci rossi. Una donnina danzava al centro fra gli spruzzi d"acqua.

In cantina, fra le bottiglie, avevo imparato da mio padre che la prima regola per rendere felici gli altri a tavola è offrire poche cose ma ben assortite, come i vini.

Mi piaceva fare da sola la scala ripida, scegliere una bottiglia per i miei amici.

Una laurea in legge durante gli anni della contestazione studentesca, dei movimenti.

Nuove letture, nuove canzoni.

Al rispetto per la persona, imparato nella bella casa, nella bella vita si aggiungevano dei comandamenti nuovi.

Fra questi l"indipendenza…

Nonostante la passione per la scrittura, la lettura, la ricerca, all"Università, alla ricerca non avevo mai pensato di potermi dedicare.

Non mi è stato possibile di vivere senza lavorare. L"autonomia economica è stata, da sempre, la condizione per "esistere" in una famiglia come la mia, amorosa, agiata, ma dichiaratamente conservatrice anche se non bigotta.

Sia per me che per i miei fratelli, tutti "liberal" se non "sovversivi" la ricerca, la scrittura sono stati accantonati subito dopo la laurea. Per i nostri sogni niente finanziamenti familiari.

E poi nessuno di noi tre ha pensato di essere un predestinato, un" "eccellenza intellettuale che si mantiene da sé".

[…] Dopo la laurea non mi attardai sulla soluzione del rebus: cominciai ad insegnare nelle scuole secondarie superiori due mesi dopo la laurea; solo dopo sette anni di questa gavetta con il denaro ereditato dopo la lacerazione della morte di mio padre ho lasciato la scuola (con la liquidazione mi comprai solo una pelliccetta!!!) ed ho iniziato il viaggio.

(da "Il viaggio di Alice", di Giulia Tornesello, inedito)

Giulia Tornesello, nata a Maglie, si laurea in giurisprudenza nel 1970, presso l"Università di Siena, con una tesi su "Infermità di mente e semi-imputabilità, art.89 c.p.

Conseguita l"abilitazione all"insegnamento di materie giuridiche, insegna per qualche anno negli istituti superiori.

Nel 1980 lascia la scuola per esercitare come avvocato civilista  nel Foro di Lecce. Sceglie subito degli ambiti prevalenti di competenza: diritto di famiglia e dei minori, soggetti deboli. Per attuare il suo progetto di intervento legale per la famiglia ed i deboli, svolge attività, contestualmente, su diversi versanti: istituzioni, pubblico, privato, privato sociale.

Nel 1981, su sua proposta, inizia un rapporto di convenzione (primo nel Salento) con il Consultorio Familiare pubblico durato poi ininterrottamente sino al 1993. Ottenute progressivamente 16 ore settimanali e, dal 1988, i compiti di programmazione e coordinamento del servizio di assistenza legale alla coppia ed alla famiglia da prestarsi nel servizio pubblico, realizza una modalità di intervento nei conflitti familiari, cogestito e con caratteri di imparzialità, propedeutico alla definizione di possibili contesti per la mediazione familiare. Nel 1991-1993 cura l"affidamento e l"adozione, con la presentazione di un progetto per la realizzazione di un servizio affidi, un lavoro di preparazione sul territorio in contatto con le strutture del volontariato e la sperimentazione di un percorso multisciplinare di formazione per le coppie aspiranti all"adozione.

Nel 1990 ottiene l"estensione in via sperimentale della consulenza legale (sempre pubblica e gratuita) al Dipartimento di Salute Mentale della U.S.L. LE/9. Così la sua riflessione sui rapporti tra malattia mentale e diritto – iniziata nel 1970 con la scelta di una tesi di laurea che, in un contesto di analisi critica, evidenziava il contrasto tra l"art. 89 c.p. e l"abbandono da parte della moderna psichiatria della concezione organicistica e biologica della malattia mentale – si concretizza.

Al Servizio Pubblico cura le problematiche legate alla tutela dei maggiorenni disabili e dei rapporti fra infermità mentale e responsabilità: è in questa sede che si realizza progressivamente la partecipazione ad un processo di "riforma".

Nel 1993 entra a far parte del Direttivo Regionale Pugliese dell"AIAF.

L"esperienza di questi anni è fondamentale perché realizza il modo in cui vedrà sempre la professione di avvocato, arricchendola di competenze ma conservandone inalterato il carattere non esclusivamente "conflittuale" ma di "servizio". Nel 2011, prendendo spunto da una riflessione di Rodotà, scriveva su "Persona e danno":

A lei non era sfuggito il senso profondo della "battuta" di Rodotà sul lamento da perdita di identità dei giusprivatisti e prevedeva che "giù al Sud" il suo ostinato voler sfuggire alle liti fra privati uomo contro uomo, una volta messo in atto, sarebbe stato guardato con diffidenza, sottaciuta invidia ("se lo può permettere") e declassato infine a scelta utopica, una forma di snobismo di stampo aristocratico. Si era iscritta all"Albo degli avvocati di Lecce con un obiettivo dichiarato sin dall"inizio: sostituire allo schema mentale proprio dei civilisti uomo contro uomo lo schema uomo più uomo. Per fare questo rinunziava a sentirsi giurista. Il suo diritto si struttura da allora, inverandosi attraverso il nuovo schema, piuttosto come un "manuale di diritto per il privato". L"avvocato per la famiglia: la prospettiva che parte ancora dall"individuo ma va a ricostruire dal basso una comunità di interessi, visti nella loro effettiva coesione, e si pone energicamente contro ogni posizione egemonica. ("Giusprivatisti senza identità, la ritrovano", 30/3/2011)

Mentre opera "sul campo" sia nel pubblico che nel privato, intensifica un lavoro di approfondimento teorico che però è sempre finalizzato alla sua attività di avvocato e ai temi che le stanno a cuore.

Nel 1977 viene pubblicato, sul n. 39-40, maggio-giugno, dei Fogli di Informazione (Pirella - Tranchina) il saggio "Microeconomia istituzionale, aspetti economici, politici e tecnici dello sfruttamento manicomiale", scritto in collaborazione con un gruppo di psichiatri (F. Tornesello, M. Nicotera, R. Raimondi, P. Alison) che lavorano nel secondo (dopo Trieste) ospedale "aperto", quello di Volterra.

In collaborazione con il deputato Bianca Rosa Gelli, psichiatra, segue (1983-86) il dibattito che si sviluppa intorno al progetto Grossi, Gozzini, Rossanda, Ongaro Basaglia ed altri (imputabilità dell"infermo di mente autore di reato; abolizione della legislazione speciale per i malati mentali). Numerose le relazioni pubblicate in atti di Convegni a partecipazione nazionale ed internazionale. Fra i più rilevanti: "I poteri della famiglia nei trattamenti psichiatrici" Roma CNR Convegno Internazionale Power and Mental Health 19/21 novembre 1991 e l"XI Convegno Lucchese di Psichiatria ottobre 1993 "La responsabilità legale degli operatori del D.S.M. Limiti e Strumenti" ("La responsabilità nelle diverse professionalità" G. Tornesello, A. Zaffarano).

È di questo periodo la conoscenza del prof. Paolo Cendon, che sarà molto importante per l"approfondimento di alcune tematiche e l"inizio di una collaborazione che si manterrà nel tempo. Proprio nel Trattato breve dei nuovi danni a cura di Paolo Cendon (CEDAM 2001) pubblicherà il saggio "La segregazione del familiare debole". E si impegnerà per far conoscere l"amministrazione di sostegno nel Salento sia nell"ambito del suo lavoro sia sugli organi di informazione e nel convegno La Torre e l"Arca IV edizione, tenuto a Maglie nel novembre 2006.

Contemporaneamente continua la riflessione sulla famiglia. In questo periodo appaiono in Italia i primi studi sulla mediazione familiare, che suscitano subito il suo interesse. Nel 1996 organizza degli incontri interdisciplinari, informali, per approfondire l"argomento, insieme alla Prof.ssa Maria Mancarella, docente di Sociologia della Famiglia presso l"Università di Lecce. Sullo stesso tema svolge un lavoro di sensibilizzazione per il CIF ed il Laboratorio di GruppoAnalisi della Dott.ssa Martusciello.

È in contatto con Isabella Buzzi (Università Cattolica di Milano) e con il Centro Studi Osservatorio Donna presso l"Università di Lecce, di cui fa parte dal "93, portando avanti un lavoro di ricerca e di insegnamento (in particolare i corsi del 1998 e del 1999 sono strettamente legati al tema della mediazione familiare)[1].

Il suo entusiasmo si scontra però con le resistenze dell"ambiente leccese e anche i tentativi di coinvolgere l"Ordine degli avvocati restano infruttuosi. Del resto, a livello generale la mediazione familiare stenta ad affermarsi e va svuotandosi di contenuto.

Molti suoi articoli su "Persona e Danno" seguono questo percorso di deterioramento e finiscono col polemizzare apertamente con il concetto di mediazione che si imporrà in seguito. Ricordiamo solo alcuni esempi: "Nomen omen" (19/11/2009; "Diritto: lezioni sconvenienti. II parte: lupus et vulpes iudice simio" (12/12/2009); "La formazione continua: un"aspirina intellettuale?" (16/1/2010 e 15/2/2010); "La mediazione nel diritto: un patrimonio complicato, un matrimonio e tre avvocati" (30/3/2011).

Nel 2005 aderisce all"Associazione "Persona e Danno", fondata e presieduta dal Prof. Paolo Cendon, ed entra nella redazione dell"omonima rivista giuridica web.

La sua partecipazione alla rivista è costante e appassionata, e non poteva essere diversamente. Famiglia, soggetti deboli, diritti della persona: sono i temi su cui ha sempre studiato e lavorato, non solo per gli altri, ma anche mettendosi in gioco personalmente, riflettendo ed elaborando le esperienze della sua vita.

Abbiamo già ricordato l"attenzione al problema della mediazione familiare e ai suoi esiti: qui ci limiteremo a ricordare alcuni deliziosi e profondi articoli raggruppati sotto il titolo "Esistere bambini" (2 e 20 luglio, 12 agosto 2012). E sui temi dei "soggetti deboli", dell"assistenza, dell"amministrazione di sostegno, del care giver, che la impegnano costantemente, ricordiamo "Non è un paese per vecchi" (29/7/2008); "Onora il padre e la madre" (20/8/2008; "I"ll speak in a little voice" (29/10/2008; "Divano il Terribile incontra Angelo di bontà" (5/10/2009).

Proprio in questi anni vive un"esperienza difficile: l"allontanamento dal lavoro che amava, prima per dedicarsi all"assistenza della madre e poi per l"insorgere della malattia, che la porterà a cambiare città e a entrare progressivamente nel "non luogo" degli ospedali.

Ognuna di queste tappe viene vissuta come una lacerazione, ma anche come un"occasione di riflessione e di impegno personale, e accettata consapevolmente e senza infingimenti, allontanandosi polemicamente dal sentire comune che la invitava a vederle come una parentesi da chiudere al più presto per tornare alla "normalità". Lo spiega molto bene in "Relazioni familiari. Cambio di passo" (Persona e danno, 11/12/2010), che vale la pena di citare largamente perché su questo punto ci sono state spesso incomprensioni, diffidenze, giudizi facilmente liquidatori.

Sono stata invitata a partecipare. Le relatrici/ relatori sono compagni di lavoro di esperienze innovative ed ormai trascorse. Quelle che mi invitano, insomma, sono persone che ho conosciuto e stimato. Come mai allora non sono lì ad ascoltare? … Cambio di passo, perché no? Ripenso la citazione di Eliot: "Il linguaggio delle parole è insomma inefficace, inadatto, troppo vago e ambiguo, per condurre alla vera comunicazione tra le persone. Non vi è altro da fare che tentare. Il resto non è affar nostro". Ecco perché non sono lì. Nonostante il motto pur suggestivo nel suo proposito di voler fare "la felicità degli altri". Potrei dire loro: "e se volessimo farne un affar nostro, nostro almeno in parte, cioè potessimo dire "quello che asserisco lo conosco perché l"ho vissuto e quello che non ho vissuto mi impegno a viverlo così come dico a voi se anche a me toccherà in sorte"?. Potrei dire ancora: "Sapete dove i vostri interventi abituali vi hanno portato finora. Non ha alcun senso continuare come prima, per voi o per me, poiché io non ho alcun desiderio di lavorare con voi se voi rimanete come siete. Volete conoscenza, ma ciò che avete avuto fino ad oggi era conoscenza fuori di voi. […]

Fare "la felicità degli altri" attraverso le nostre conoscenze "acquisite fuori di noi"? Non ci credo più in questa semplicità d"impresa, amici miei. Per dirla ancora con Eliot "ogni impresa / è un nuovo inizio, un'incursione nel vago / con strumenti logori che sempre si deteriorano / nella generale confusione di sentimenti imprecisi irrompono / indisciplinate squadre di emozioni." Come è vero.

Dal 2004 in poi si è presentata per me una strana occasione, una occasione per il "cambio di passo", non posso definirla con altro sostantivo. Ho cercato nella mia casa, nel luogo della mia vita, del mio riposo e della mia quiete (Eliot) l"inveramento di quello che so e che dico nelle relazioni, nelle pubblicazioni. Ma cambiar passo comporta uno spogliarsi, come uno svuotarsi. Per essere sufficientemente sensibili (disponibili). Si deve essere in grado di lasciare andare quello stato di tensione che compare ad ogni istante in una forma o in un'altra, sia questa un eccesso di volontà, il desiderio di risultato, o un qualunque tipo di paura. Solo allora si avrà, come in una danza, "il cambio di passo".

[…]Ma potrei davvero dire questo ai miei amici del passato nel corso di un seminario, un dotto disquisire, lungamente preparato, dal quale si attendono risultati? […] Posso provare a scriverlo e renderlo pubblico ancora una volta ed ancora, con pazienza, sottoporlo alla riflessione di chi voglia leggerlo.

Userò la forma del discorso quasi diretto perché voglio comunicare non solo asserire. Allora, dirò: "Il mio tempo vivo (che si colloca, per ora, nell"arco di appena sei anni) è iniziato con una riflessione asciutta sull'uso e sul significato delle parole e ha trovato una prima conclusione nella convinzione della loro inadeguatezza ad esprimere la realtà delle cose. […] Alcune parole restano, dunque, nuove di zecca, non usate dal di dentro. Come le idee, nessun inveramento le rende quotidianamente familiari comode, abituali, logore ed impreziosite. Preziosa resta invece la mossa iniziale che le promette. Mossa illuminata e determinante per l"esito della nostra partita a scacchi, in Tribunale, in Università, nei Convegni: "Complimenti, avvocato".

Prego il cortese lettore che abbia seguito con attenzione (e spero interesse) questo mio argomentare, di leggere di seguito anche i tre saggi che richiamo e che troverete nel link a fine pezzo: "Nomen omen genitori" "ADS 2004 2009: Alzheimer una sconfinata dedizione" ed ancora 30 ottobre 2010 "L.6/2004 Effettività dei diritti del beneficiario: potenziamento delle risorse e delle relazioni affettive familiari".

La PAROLA CHIAVE, OCCUPARSI DI: i genitori dei figli, i fratelli delle sorelle e le sorelle dei fratelli e tutti insieme di nuovo, nella vecchiaia dei genitori, uniti ad essi come nel corpo a corpo originario ma rovesciato ed "esorcizzato" perché "nel mio principio è la mia fine / nella mia fine è il mio principio perché "c'è un tempo per la sera sotto un cielo stellato, / un tempo per la sera alla luce di una lampada/ la sera passata a sfogliare un album di fotografie". Ed infine perché "l"amore si avvicina di più a sé stesso / quando il luogo e l'ora cessano di avere importanza.". (T.Eliot) In questo percorso familiare nessuno può sostituirci, non ci sono deleghe: tant"è che lo stesso diritto le relazioni familiari le "regola" sì, ma non le "comprende", così per le altre scienze che le spiegano, le studiano, le osservano. Ma "ogni impresa / è un nuovo inizio, un'incursione nel vago / con strumenti logori che sempre si deteriorano / nella generale confusione di sentimenti imprecisi irrompono / indisciplinate squadre di emozioni."( Eliot) Ed allora occorre completare le nostre certo preziose conoscenze dal di fuori con la insostituibile conoscenza dal di dentro che ci consente, solo lei, di dire le parole attese "quello che asserisco lo conosco perché l"ho vissuto e quello che non ho vissuto mi impegno a viverlo così come dico a voi se anche a me toccherà in sorte". È affare anche nostro, dunque, il cambiar passo.

E in uno degli ultimi scritti ("Ancora sulla morte dei vecchi", 8/3/2015) rivendica il protagonismo in prima persona del "soggetto debole", di cui anche in Persona e danno "si parla" ma che non "parla".

Mettiamo che questo esperto di deboli osservi (per il fatto stesso di esser tale) alcune regole ferree fra le quali il divieto assoluto del parlare in prima persona: l"Io è bandito dal suo desco letterario come il peggiore dei veleni narcisistici. Mai si dica Io ed il debole. Equivale a menar vanto delle proprie azioni, orrore, o peggio Io debole. Lagnarsi no, suvvia.

Mettiamo che questo autore tragga i suoi racconti debologici da fatti di cronaca. Niente di personale, solo qualche cenno. Se racconta di un film con protagonista disabile ne farà una cosa intrigante, densa di stereotipi dei più efficaci a far vibrare parecchie corde in chi legge. Su questi premerà il pedale, come in un film, appunto. MA.

La protagonista è del tutto simile (l"autore lo dice in apertura) ad una amica svantaggiata che lui va spesso a trovare? Di quest"ultima non sapremo altro né qui né altrove. A lei reale, vera, non vi è "alcun atto di resa". Il vero problema è qui: è nell"arrendersi o meno agli argomenti che si scrivono perché l"amore ha guidato la nostra scelta, amore inteso nel senso preciso di conoscenza, di resa al desiderio di parlare di qualcuno, di qualcosa che si conosce bene. Che si fa.

Abbiamo messo in campo (e mosso) tante pedine, vediamo ora il finale di  questa lettera aperta.

Ed il finale è questo.

Quale sia il commercio emotivo, intellettuale, di cura, di presenza dell"autore con una persona reale oggettivamente debole, ma resa ancor più debole dal di fuori, il lettore non lo sa… Questa scrittura non narcisistica munita di tutti i crismi dell"oggettività garantita dal bando permanente dato alla prima persona, alla parola Io, ha raccontato un film o un fatto di cronaca o una narrazione di altri (e qui le variazioni possono esser tante). L"amica psichiatra, l"assistente sociale e così via.

E se a parlare di sé è una donna anche lei esperta della materia soggetti deboli, per i quali ha tanto scritto ma anche fatto, ora lei fragile per una malattia seria che con coraggio racconta?

Qui il viaggio finisce. Speriamo di averlo ricostruito con fedeltà. E riportiamo le parole con cui Simone De Beauvoir, una scrittrice da lei amata e riletta costantemente, chiude l"ultimo volume della sua autobiografia, "A conti fatti" :

Questa volta non darò alcuna conclusione al mio libro. Lascio al lettore la cura di trarne quelle che gli piaceranno di più.



[1] 1998 Corso "Psicologia di Comunità ed Empowerment delle donne" (Dipartimento di scienze psicologiche, pedagogiche e didattiche dell"Università di Lecce)

Docenze: 20 aprile La famiglia e le famiglie.

4 maggio La mediazione familiare

18 maggio I conflitti familiari : strategie alternative ed idea della mediazione: la visibilità dei soggetti offesi.

29 maggio l"affidamento dei minori nella separazione e nel divorzio - affidamento familiare dei minori

1999 Corso "Psicologia di Comunità ed Empowerment delle donne" (Dipartimento di scienze psicologiche, Pedagogiche e didattiche dell"Università di Lecce)

Docenze: Un diritto per tutti. Il linguaggio legislativo dell"uguaglianza

1999 Corso "Le relazioni familiari. Metodi di intervento per la gestione della conflittualità" (Dipartimento di Scienza del sistemi sociali e della comunicazione).

Ricordiamo inoltre i saggi: "Procreazione assistita" nel Trattato breve dei nuovi danni a cura di Paolo Cendon; "I nuovi soggetti della famiglia" in "Nuove famiglie, nuove relazioni", Pensa Multimedia 2001; "Donne e legislazione familiare. La famiglia e le famiglie" in "Voci di donne. Discorsi sul genere", Manni editore novembre 2002 (Scienza dei sistemi sociali e della comunicazione - Università del Salento).

Ennio CILLO, Carlo FUMAROLA, Simonetta PASCALI, Maria Luisa TORNESELLO



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