Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-23

RIFORMA DELLE PROVINCE, RUOLO DEI COMUNI E SPL - Alceste SANTUARI

Nelle prossime settimane, i sindaci e i consiglieri comunali sono chiamati a votare le "nuove" province, così come disciplinate dalla c.d. "Legge Delrio" (l. n. 56/2014).

Di seguito, vorremmo proporre qualche riflessione in merito alla configurazione delle "nuove" province, in specie evidenziando i possibili "punti di contatto" con i comuni e le loro aggregazioni.

In primo luogo, preme ricordare che gli enti intermedi previsti dalla nostra Costituzione sono i seguenti: REGIONI, PROVINCE e COMUNI. La legge 56 è stata approvata in attesa di una riforma costituzionale che dovrebbe espungere le province dalla tutela costituzionale: ciò tuttavia, non significa che le province sono destinate a scomparire. Esse rimarranno disciplinate dalle leggi ordinarie.

In secondo luogo, può essere utile richiamare alla memoria che, in termini di evoluzione del sistema delle autonomie nazionali, possiamo distinguere tre fasi storiche:

la prima si riferisce all"istituzione delle Regioni e alla delega alle stesse di talune funzioni (1977);

la seconda riguarda l"approvazione delle c.d. "leggi Bassanini" (1997/1998), le quali, a costituzione invariata, hanno introdotto e regolato il decentramento amministrativo dallo Stato alle autonomie locali, valorizzando il ruolo dei comuni nell"erogazione dei servizi (es. servizi socio-assistenziali;

la terza – più recente nel tempo – è rappresentata dalla modifica del Titolo V della Costituzione (l.c. n. 3/2001) con la quale si è provveduto a disciplinare il nuovo riparto delle materie di competenza, rispettivamente, dello Stato (individuate in un elenco preciso) e delle Regioni (residuali). La riforma del 2001 ha aperto la strada al regionalismo di molte importanti funzioni e attribuzioni, quali, per esempio, quelle in ambito sociale e sanitario (in questi due ambiti è tuttavia opportuno segnalare che lo Stato ha conservato la responsabilità di individuare i livelli essenziali delle prestazioni sociali e sanitarie, così come previsto dall"art. 117, comma 2, lett. m) Cost.).

Nel quadro sopra delineato sinteticamente debbono poi essere collocati i seguenti aspetti:

  1. le forme aggregative dei comuni
  2. la programmazione, organizzazione e gestione dei servizi di interesse generale, in specie quelli socio-sanitari
  3. la progressiva incidenza del diritto europeo (es. società in house)
  4. il referendum del giugno 2011 sull"acqua
  5. le sentenze della Corte Costituzionale del 2012 e del 2013, con le quali i giudici delle leggi hanno "riconsegnato" ai comuni pieno diritto di cittadinanza per quanto attiene le scelte gestionali ed organizzative nel comparto dei servizi pubblici locali.

Il percorso evolutivo di cui sopra ha progressivamente, dunque, affermato una sempre più netta autonomia e responsabilità dei comuni e quindi dei sindaci.

Autonomia e responsabilità che la legge n. 56 del 2014 ha per vero incrementato, se possibile. Cerchiamo di seguito di comprenderne le ragioni:

1.           la "riforma Delrio" innova profondamente la logica degli interventi normativi di decentramento amministrativo del ventennio 1977-1997, poiché afferma la netta centralità dei Sindaci come "classe politica di base de governo locale e quindi anche dell"ordinamento democratico";

  1. al sistema attuale in cui le funzioni amministrative interessano 3 livelli di indirizzo politico autonomamente espressi mediante elezioni democratiche, si sostituisce un sistema in cui la rappresentatività degli interessi locali resta soltanto al Comune e alla Regione;
  2. con la riforma, il cd "governo di prossimità" arriva al cd. "governo di area vasta e provoca la ricostruzione dell"indirizzo politico a partire dalle esigenze dei territori e dal loro peso relativo;
  3. la legge comporta la "rottura" del principio di uniformità dell"organizzazione amministrativa esistente fin dalla Legge Rattazzi del 1859;
  4. alle Province viene consentito di differenziare i poteri interni alla forma di governo e l"esercizio delle funzioni amministrative;
  5. alla fonte statutaria (e in misura solo marginale alla legge) viene assegnato il compito di regolare il concreto funzionamento dell"area vasta e delle sue competenze;
  6. l"obiettivo di lungo corso della riforma è far convergere sul modello politico-organizzativo delle unioni dei comuni due finalità e due processi di riforma che finora procedevano paralleli e con finalità differenti:

-) la riorganizzazione delle funzioni comunali per mezzo delle Unioni;

-) la riorganizzazione delle funzioni sovra comunali, prima svuotando e poi sopprimendo le Province.

8. ai sindaci è richiesto di interpretare gli interessi di una comunità molto più ampia di quella che li ha eletti, attraverso la composizione delle esigenze territoriali;

9. i sindaci sono chiamati anche a superare i limiti del municipalismo, gestendo in forma associata 9 funzioni fondamentali comunali entro il prossimo 31.12.2014.

Si può dunque affermare che trattasi di una riforma che propone una nuova interpretazione del principio di autonomia locale, basata sulla condivisione delle responsabilità.

Alcuni artt. della "legge Delrio" risultano interessanti ai fini di quanto sopra descritto:

art. 1, comma 57: zone omogenee (deroga al principio del territorio provinciale)

art. 1, comma 85: funzioni

art. 1, comma 86, lett. a): servizi

art. 1, comma 88: centrali uniche di committenza / stazioni appaltanti

art. 1, commi 89 ss.: attribuzione poteri alle Regioni (cfr. accordo Conferenza Stato – Regioni dell"11 settembre 2014 e intesa stato-regioni della stessa data)

In questo disegno riformatore devono (o possono) essere ora collocati i servizi pubblici locali. Per questi ultimi, nel corso dell"ultimo decennio in particolare, il legislatore nazionale e quelli regionali hanno spinto nella direzione di organizzare e gestire i servizi pubblici a rilevanza economica "a rete" attraverso i "Bacini Territoriali Ottimali". Questi ultimi sono spesso fatti coincidere proprio con il perimetro territoriale delle province ("vecchie" e "nuove"). In quest"ottica, dunque, le forme aggregative dei comuni (associazioni, convenzioni e unioni) sono naturaliter "alleati" della "nuove" province che integrano, inter alia, piattaforme tecniche e di supporto per i comuni (si pensi alle centrali di committenza e alla predisposizione delle procedure di gara, solo per citare due esempi).

Si tratta dunque, soprattutto nella fase di definizione degli statuti delle "nuove" province di prevedere le modalità e gli strumenti per favor l"integrazione tra le funzioni dei nuovi enti e quelle dei comuni (aggregati). In questo senso, la leale collaborazione tra enti locali territoriali può costituire un valore aggiunto da spendere sul territorio per l"organizzazione, gestione ed erogazione dei servizi di interesse generale, anche in un"ottica di maggiore efficienza, efficacia e qualità dei servizi medesimi, con ricadute positive sulle comunità locali di riferimento.

Allo scopo, come sopra accennato, si potrà fare leva sulla possibilità prevista dalla "legge Delrio" secondo la quale le province (di concerto con la Regione) possono definire delle "zone omogenee" in cui, per quanto attiene i servizi di interesse generale, questi ultimi possono essere meglio organizzati, così da rispondere alle istanze del territorio.

Tra i servizi di interesse generale particolare menzione meritano i servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che sia per la loro natura sia per gli strumenti che li regolano possono invero rappresentare un terreno fertile per "testare" l"efficacia e l"efficienza delle "nuove" province. Si pensi, per esempio, al Piano di Zona, così come disciplinato dall"art. 19, l. n. 328/2000: esso costituisce lo strumento di programmazione per eccellenza, in quanto promosso da enti locali e aziende sanitarie e avente come perimetro di applicazione un"area vasta che, in termini di massima espansione, giunge a coprire l"intera provincia. In quest"ottica, pertanto, sarebbe interessante individuare nello Statuto delle "nuove" province percorsi e modalità che sappiano valorizzare appieno uno strumento che ha dimostrato in questi 14 anni di poter funzionare, laddove adeguatamente progettato e implementato.



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