Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 2015-01-07

RIMESSE BANCARIE E REVOCATORIA FALLIMENTARE – Trib. Piacenza 928/2014

Con riguardo alle revocatorie di rimesse bancarie instaurate secondo la nuova formulazione dell"art 67 comma 3 L.Fall. non opera più la distinzione tra conto scoperto e conto passivo e tra funzione ripristinatoria e solutoria dato che l"unico criterio è costituito dal rientro finalizzato a ridurre l"esposizione debitoria nei confronti della banca;

a carico della Curatela sussiste l"onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza della fallita da parte della banca nonché, sotto il profilo oggettivo, di provare la consistenza e durevolezza della riduzione, mentre è onere della banca eccepire tempestivamente il limite differenziale previsto dall"art 70 L.Fall;

la nozione di consistenza e durevolezza della riduzione esprime un concetto economico dinamico sia quantitativo che temporale la verifica del quale può essere fatta all"esito di un esame complessivo di tutti gli accrediti, e degli addebiti, tenendo conto dell"importo medio delle rimesse dato dalla somma delle stesse divisa per il loro numero, rapportate all"importo medio del saldo debitori computato all"inizio e a fine del periodo di riferimento; la percentuale che ne emerge individua un criterio di valutazione della consistenza delle rimesse medesime che, rapportata alla loro durata può fornire elementi di valutazione sulla rilevanza delle stesse;

il riferimento al cosiddetto limite differenziale di cui all"art 70 L.Fall. opera solo una volta accertata la sussistenza di rimesse consistenti e durevoli e non integra un criterio sostitutivo di tale indagine imprescindibile.



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