Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Mazzotta Valeria - 2014-07-01

RIMPATRIO DEL MINORE: LA SOSTANZA DELL'AFFIDAMENTO PREVALE SULLA FORMA - Cass. 14561/2014 - V. MAZZOTTA

In materia di sottrazione internazionale di minori, ai fini del rimpatrio l"esercizio effettivo del diritto d"affidamento prevale sul dato formale.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14561/2014, accoglie il ricorso di una madre contro il provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Palermo che aveva accolto la domanda di rimpatrio di una minorenne in Germania svolta dal padre, titolare dell"affidamento esclusivo.

L"istanza era stata svolta tramite l"Autorità centrale tedesca, ai sensi della Convenzione dell"Aja del 25 ottobre 1980 in materia di sottrazione internazionale di minori.

Di fatto, tuttavia, al di là del provvedimento formale d"affido della minore al padre, costui non aveva mai concretamente esercitato il corrispondente diritto: già al momento del trasferimento della minore in Italia, la coabitazione con il padre era cessata da più di un anno, come risultava anche dal certificato di residenza. Inoltre, la minore, tredicenne, aveva espresso il proprio desiderio di rimanere in Italia a vivere con la madre.

Di tutto ciò non aveva tenuto conto il Tribunale: in particolare, non era stato verificato se il richiedente il rimpatrio esercitasse concretamente il diritto di affidamento sul minore al momento del suo trasferimento in Italia. Inoltre, non era stato attribuito alcun rilievo alla volontà manifestata dalla minorenne in sede di audizione, ritenendola priva di capacità di discernimento nonostante ciò non emergesse da alcun dato oggettivo, anzi fosse contraddetto dell"età della bambina, oramai tredicenne.

Ai sensi dell"art. 13 della Convenzione dell'Aja del 25 ottobre 1980, l"Autorità giudiziaria adita può non ordinare il rimpatrio laddove risulti che il richiedente, cui era affidato il minore, "non esercitava

effettivamente il diritto di affidamento al momento del trasferimento o del

mancato rientro, o aveva consentito, anche successivamente, al trasferimento

o al mancato ritorno", oltre all"ipotesi di fondato rischio per il minore, connesso al rientro, di pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.

Il secondo comma del medesimo articolo, prevede l"esclusione dell'ordine di rimpatrio allorchè il minore vi si opponga, purchè abbia raggiunto "un'età ed un grado di maturità" tali da giustificare il rispetto della sua opinione.

Principi, quelli citati, già affermati dalla Corte di Cassazione in diverse occasioni e completamente disattesi dal Tribunale di merito.



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