Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2013-07-10

RINVIO OBBLIGATORIO DELLESECUZIONE DELLA PENA: IRRILEVANZA DI UN AFFIDAMENTO SOLO FORMALE – Cass. pen. 21367/13 – Ruggero BUCIOL

La Corte di Cassazione afferma il principio di diritto secondo cui, con riferimento alle cause di esclusione del differimento di cui all""art. 146 comma 2 c.p., ai fini della loro operatività ciò che rileva sono le situzioni concrete ed effettive a prescindere dalla veste giuridica delle stesse.

Il Tribunale di Sorveglianza, con ordinanza del 21 agosto 2012, respingeva l"istanza di differimento obbligatorio di pena avanzata dalla detenuta ex art. 146 c.p.

In precedenza, analoga richiesta formulata ex art. 684 comma 2 c.p. era già stata respinta dal Magistrato di Sorveglianza poiché la figlia della condannata risultava, di fatto, affidata ad altri.

Infatti, il Tribunale rilevava come: la bambina non era stata ospitata presso l"asilo nido della Casa Circondariale e la condannata non aveva mai visto la neonata che non gli era mai stata portata. Pertanto, ciò induceva a ritenere che la piccola fosse di fatto affidata a persone diverse dallo stesso convivente. Sussisteva, quindi, la circostanza di cui all"art. 146 comma 2 c.p.

Con ricorso per Cassazione veniva dedotta la violazione ed erronea interpretazione dell"art. 146 comma 2 c.p. e il difetto di motivazione sull"applicabilità della stessa disposizione. In particolare, tale norma andrebbe interpretata nel senso di richiedere un affidamento formale come risulterebbe dall"inserimento della previsione in un elenco di provvedimenti o eventi di natura civilistica.

La Suprema Corte rigetta il ricorso in quanto l"interpretazione avanzata dal ricorrente non trova alcun aggancio nel testo della norma che non richiama gli istituti civilistici concernenti l"affidamento di minori.

Infatti, la previsione normativa è diretta a tutelare il rapporto del figlio con la madre, sia durante la gravidanza che dopo il parto. Detto rapporto sopravanza l"interesse dello Stato ad eseguire una pena definitivamente stabilita. La ragione di un tanto consiste nella circostanza che, nel primo anno di vita, l"attenzione va indirizzata, prima di tutto, sull"integrità psicofisica del minore. Tuttavia, tale eccezione si giustifica con riferimento a situazioni concrete ed effettive in cui la madre e il figlio si trovano: la veste giuridica di tale situazione fattuale risulta pertanto irrilevante. Sicuramente, l"eventuale presenza di un provvedimento formale di affidamento del bambino sarebbe indicativo di una situazione di fatto sottostante, ma la mancanza di tale provvedimento non impedisce di ritenere che un affidamento di fatto ad altri vi sia stato così da valutare insussistente l"esigenza di tutela del minore approntata dall"art. 146 c.p.

Innanzitutto, la giurisprudenza di merito si era già espressa circa l"ambito di applicazione della disposizione in esame. Quest"ultima, prevedendo il potere del tribunale di sorveglianza di differire l'esecuzione delle pene nei casi previsti dagli art. 146 e 147 c.p., limita in modo esplicito tale potere alle sole pene detentive. Sono quindi escluse le misure alternative (Trib. di Milano, Sezione Sorveglianza , 08 ottobre 2003, in Foro ambrosiano, 2003, 520).

La ratio richiamata dalla sentenza in commento era già stata delineata dalla stessa Corte Costituzionale. Il Giudice delle leggi aveva affermato come il legislatore abbia ritenuto, con riguardo al periodo della gravidanza e al primo anno del bambino, che la protezione del rapporto madre-figlio in un ambiente idoneo debba prevalere sull'interesse dello Stato all'esecuzione immediata della pena. In tale contesto, ha privilegiato le  esigenze di natura umanitaria ed assistenziale che hanno un sicuro fondamento costituzionale.  Tuttavia, il rinvio del momento esecutivo non esclude la funzione di intimidazione e dissuasione della pena, posto che non ci si trova di fronte ad una rinuncia sine die della esecuzione. Mentre, il pericolo che la maternità venga utilizzata come scudo per ottenere il rinvio è invece adeguatamente bilanciato dal fatto che il comma 2 dell'art. 146 c.p. prevede, tra le condizioni ostative alla concessione del differimento, la dichiarazione di decadenza della madre dalla potestà sul figlio e l'abbandono o l' affidamento del figlio ad altri (Corte cost., 08 maggio 2009, n. 145, Giur. cost., 2009, 1571; in senso conforme anche Corte cost., 19 ottobre 2009, n. 260, in DeJure).

La decisione oggetto di analisi è inoltre conforme ad altra pronuncia della giurisprudenza di merito. Si è affermato come in ogni procedimento di natura concessoria il tribunale di sorveglianza deve sempre accertare l'esistenza del presupposto fondativo del potere di provvedere. In tale contesto, la richiesta di concessione del differimento della pena alla madre di minore che per ciò solo ne faccia domanda deve essere rigettata. È infatti necessario che il tribunale sia messo nelle condizioni di accertare che il minore conviva effettivamente con la madre e che non ricorra l'ipotesi di "affidamento ad altri". Trib. di Torino, Sezione Sorveglianza, 09 settembre 2003, in Redazione Giuffrè 2005).



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