Legislazione e Giurisprudenza, Ingiustizia, cause di giustificazione -  Redazione P&D - 2013-07-19

RISARCIBILE L'ANGOSCIA DA MORTE CORRELATA ALL'ESPOSIZIONE ALL'AMIANTO SUL LAVORO - Trib. Massa Carrara, sez. lav, 17.5.2013, n.212 - Martina GERBI

Con la sentenza n. 212/2013 del 17.05.2013, la sezione lavoro del Tribunale di Massa decide in ordine alla domanda di risarcimento danni avanzata nel 2005 nei confronti del proprio datore di lavoro da parte di alcuni dipendenti, afflitti da grandi ansie e da un serio turbamento psichico successivamente alla scoperta delle potenzialità cancerogene dell"amianto da essi costantemente utilizzato durante gli anni di lavoro prestati al servizio della convenuta. Disagi, oltretutto, sempre crescenti nel tempo, per l"inevitabile incertezza di non potere prevedere se la malattia, di per sé caratterizzata da un lungo periodo di latenza, sarebbe mai insorta e se sì quando e progressivamente aggravati dalla circostanza di avere appreso come molti dei propri ex-colleghi dopo il pensionamento fossero stati colpiti da patologie tumorali e, in molti casi, fossero addirittura già deceduti.

Accertata -non senza difficoltà oggettive ed una sensibile approssimazione, espressamente qualificate dal Giudice in sentenza come "ineliminabili"- la effettiva responsabilità della convenuta, per non avere essa adempiuto alle prescrizioni dettate dal DPR 303/1956 e per non avere essa mai in alcun modo informato i propri lavoratori dipendenti dei rischi per la loro salute connessi all"impiego di amianto, il tribunale toscano affronta il tema di quale sia, in ipotesi come quella sottoposta al proprio esame, il danno effettivamente risarcibile.

Pur in assenza di evidenze mediche idonee a comprovare l"effettiva sussistenza, allo stato, di una qualche lesione dell"integrità psicofisica dei lavoratori, la Corte adita riconosce loro il diritto al risarcimento del danno morale, nella sua più classica accezione di pretium doloris, come quel pregiudizio di tipo non patrimoniale costituito dalle sofferenze patite dai lavoratori in conseguenza delle colpevoli omissioni del datore di lavoro, per il timore di ammalarsi.

Danno risarcibile, secondo il Tribunale di Massa, in ossequio al disposto dell"art. 2059 c.c. anche indipendentemente dalla sussistenza di un fatto astrattamente qualificabile come reato, vertendosi in ipotesi di violazione di interessi costituzionalmente rilevanti.

L"interesse costituzionalmente tutelato, nel caso di specie, secondo la sentenza in esame, è non tanto il diritto alla salute tout court (nessuno degli attori, infatti, aveva dedotto, né tantomeno provato la presenza di patologie in atto riconducibili all"agente morbigeno amianto), quanto il diritto alla tutela della salute, esso pure, peraltro, ricondotto dalla pronuncia nell"alveo della previsione costituzionale dell"art. 32 cost..

Diritto che si ritiene nel caso di specie essere stato costantemente violato dalla società convenuta, colpevole, appunto, di avere taciuto la pericolosità dell"asbesto ai propri dipendenti, oltre che di non avere tempestivamente adottato le misure di sicurezza più idonee a limitare il rischio della inalazione da parte loro di fibre di amianto.

La pronuncia in esame, oltre che per un possibile confronto della soluzione qui adottata al problema dei limiti della risarcibilità del danno cd. da paura di morire con quella propria delle decisioni che nel corso degli anni si sono succedute con riferimento al cd. caso Seveso, appare particolarmente interessante anche per lo spunto di riflessione che essa sembra offrire, in un obiter dictum, in ordine alla possibile reviviscenza della categoria del danno esistenziale.

Con i rispettivi ricorsi, successivamente riuniti, infatti, i lavoratori avevano chiesto il risarcimento del danno morale soggettivo "sia legato all"offesa della loro personalità (morale) all"epoca del rapporti di lavoro perché erano stati sottoposto ad un pericolo per la loro incolumità, sia agli stress, ai disagi, ai perturbamenti d"animo verificatisi dal momento della presa di coscienza", nonché di quello che essi avevano espressamente qualificato come esistenziale e/o da interesse costituzionalmente garantito, deducendo, con specifico riferimento a quest"ultimo, come la qualità della loro vita quotidiana fosse stata stravolta, essendosi prodotta una violazione, permanente, della loro "peace of mind".

Ebbene, pur dando atto dell"orientamento della Suprema Corte di Cassazione che nega autonomia ontologica alla figura del danno esistenziale nei suddetti termini inteso, con la decisione in commento, il Tribunale di Massa rigetta la richiesta di risarcimento del danno esistenziale solo per mancanza di allegazioni dotate di sufficiente specificità da parte dei ricorrenti e per la rilevata mancanza di prove in ordine all'effettiva sussistenza, in essi, del timore per il futuro, alla alterazione della loro personalità ed al conseguente stravolgimento della loro esistenza.

Tratto da http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/442-la-risarcibilita-della-paura-di-morire-in-conseguenza-dellesposizione-allamianto-sul-lavoro.html



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