Legislazione e Giurisprudenza, Formazione  -  Mazzon Riccardo - 2013-07-17

RISARCIMENTO DANNI PER RESPONSABILITA' DELL'INSEGNANTE: CULPA IN VIGILANDO E PROVA - Riccardo MAZZON

La presunzione di responsabilità che caratterizza la "culpa in vigilando" a carico dell'insegnante, relativamente ai danni cagionati dagli allievi ad altri allievi durante le ore scolastiche, presuppone che il soggetto danneggiato assolva l'onere della prova circa il fatto costitutivo della propria pretesa, ovverosia il dolo o la colpa di altro studente nella causazione del danno - ove tale prova non venga fornita o, comunque, anche nel silenzio dell'amministrazione scolastica, non venga fornito adeguato supporto probatorio circa la dinamica dell'incidente (tale da farlo ricondurre, appunto, a dolo o colpa di altro studente), deve comunque escludersi la responsabilità dell'insegnante e, quindi, dell'amministrazione scolastica:

"la presunzione di responsabilità che caratterizza la "culpa in vigilando" a carico, in particolare, dell'insegnante relativamente ai danni cagionati dagli allievi ad altri allievi durante le ore scolastiche, presuppone da un lato la causazione di un danno mediante condotta colposa o dolosa dell'allievo (escludendo, quindi, il caso fortuito o il danno autoprocuratosi) e dall'altro impone all'insegnante l'onere di provare, ai fini dell'esclusione, di aver fatto di tutto per evitare il fatto. Peraltro, incombe viceversa sul soggetto danneggiato l'onere della prova circa il fatto costitutivo della propria pretesa, ovverosia il dolo o la colpa di altro studente nella causazione del danno" (Trib. Milano 27 giugno 2008, n. 8465, GDir, 2008, 41, 59 - conforme, sia per danni arrecati, sia per danni subiti dai minori loro affidati: Cass. civ., sez. III, 26 giugno 1998, n. 6331, GCM, 1998, 1401 - amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), -

semprecché, peraltro, non venga dedotta anche una responsabilità contrattuale:

"nei casi in cui si adduca un danno cagionato ad un terzo dal fatto illecito di un allievo sottoposto alla custodia di un insegnante, può operare la presunzione di responsabilità posta dall'art. 2048, comma 2, c.c. a carico del precettore interessato; ne consegue che, ove si verifichi un danno a un minore, nel momento in cui lo stesso si trovi sotto la vigilanza del precettore cui era stato affidato, non è sufficiente (nell'ipotesi in cui non venga dedotta anche una responsabilità contrattuale) che il danneggiato provi l'affidamento del minore al precettore medesimo, ma incombe sul medesimo anche l'onere di provare il fatto costitutivo della sua pretesa, e cioè l'illecito subito da parte di un altro soggetto. Laddove, una volta fornita detta prova, trova applicazione la presunzione di colpa di cui alla norma citata e incombe sull'affidatario l'onere di dimostrare il fatto impeditivo, cioè di non aver potuto evitare il verificarsi del danno, nonostante la predisposizione delle necessarie cautele" (Trib. Nola, sez. II, 20 novembre 2008, Redazione Giuffrè, 2009 – conforme, con onere di provare che la vigilanza è stata esercitata nella misura dovuta, anche attraverso la preventiva adozione di concrete misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare una prevedibile situazione di pericolo: Trib. Bari, sez. III, 31 marzo 2006, n. 918, CM, 2006, 8-9, 1010).

E' in tale ottica che vanno lette sentenze quali quella che segue, pronuncia che pone, inoltre l'attenzione sull'insindacabilità del giudizio di merito in sede di legittimità, qualora sorretto da idonea motivazione:

"in tema di responsabilità dell'amministrazione scolastica ex art. 61 della legge n. 312 del 1980, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto. La valutazione circa il raggiungimento o meno della prova liberatoria, da parte di detta amministrazione, attiene al merito della vicenda ed è, pertanto, insindacabile in sede di legittimità e congruamente motivata" (Cass. civ., sez. III, 10 ottobre 2008, n. 24997, GCM, 2008, 10, 1469 – conforme, con prova liberatoria consistente nella dimostrazione che è stata esercitata la sorveglianza sugli allievi con una diligenza idonea ad impedire il fatto e cioè con quel grado di sorveglianza correlato alla prevedibilità di quanto può accadere: Trib. Bologna 4 maggio 2004, DResp, 2004, 1094 – conforme - Trib. Napoli 16 aprile 2002, GNap, 2002, 432 – conforme - Cass. civ., sez. III, 21 agosto 1997, n. 7821, GCM, 1997, 1467 – conforme, quanto a insegnanti delle scuole elementari: Cass. civ., sez. III, 24 febbraio 1997, n. 1683, GCM, 1997, 303; DResp, 1997, 451).

L'ultimo comma dell'articolo 2048 del codice civile prevede che, per poter andare esente da responsabilità (per "culpa in vigilando": il sorvegliante non avrebbe impedito, pur essendo nelle condizioni di farlo, la condotta pregiudizievole posta in essere dal minore), il precettore debba fornire la prova di non aver potuto impedire l'evento: l'obbligo di vigilanza, così configurato, pare richiedere l'adozione - non di tutte le cautele necessarie ed idonee ad evitare l'evento pregiudizievole, ma - solo di quelle cautele effettivamente necessarie in relazione alle circostanze del caso concreto:

"la responsabilità da "culpa in vigilando" per i danni subiti dai minori di cui all'art. 2048 c.c. non va intesa in senso assoluto dovendosi accertare, comunque, se l'evento lesivo sia o meno riconducibile in concreto all'omissione per negligenza da parte di chi è tenuto ad esercitare il potere-dovere di sorveglianza di quella condotta che è necessaria porre in essere per impedire l'evento, a maggior motivo quando il fatto lesivo si manifesti come obiettivamente imprevedibile, correlandosi il grado di colpa del precettore o insegnante in senso inversamente proporzionale al grado di maturazione e quindi dell'età del minore" (GdP Grottaglie 25 febbraio 2005, GPac, 2006, 1, 63).

Il precettore, in particolare, dovrà provare:

  • di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare l'insorgere di una situazione potenziale di pericolo di eventi del tipo di quello in concreto verificatosi:

"in tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, per superare la presunzione di responsabilità che ex art. 2048 c.c. grava sull'insegnante per il fatto illecito dell'allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale" (Cass. civ., sez. III, 21 febbraio 2003, n. 2657, GCM, 2003, 378; DeG, 2003, 12, 98 - conforme - Cass. civ., Sez. U., 27 giugno 2002, n. 9346, GI, 2003, 446 – conforme, dimostrando l'amministrazione che nonostante l'adempimento di tale dovere, il fatto dannoso, per la sua repentinità ed imprevedibilità, abbia impedito loro un tempestivo intervento: Trib. Perugia, 22 novembre 2001, RGU, 2003, 75 – conforme - Cass. civ., sez. III, 18 aprile 2001, n. 5668, GCM, 2001, 811; FI, 2001, I, 3098 – conforme, nel senso che ove manchino anche le più elementari misure organizzative per mantenere la disciplina tra gli allievi, non si può invocare quella imprevedibilità del fatto che, invece, esonera da responsabilità soltanto nelle ipotesi in cui non sia possibile evitare l'evento nonostante la sussistenza di un comportamento di vigilanza adeguato alle circostanze: Cass. civ., sez. III, 22 gennaio 1990, n. 318, GCM, 1990, 1 – conforme - Trib. Torino 25 maggio 2005, RCP,. 2006, 6, 1142; GM, 2006, 5, 1183);

  • che l'evento, nonostante la sussistenza di un comportamento di vigilanza adeguato alle circostanze, per la sua imprevedibilità e repentinità non poteva esser evitato:

"presupposto indefettibile della responsabilità per "culpa in vigilando" dei precettori è che l'evento lesivo derivi dall'omissione del sorvegliante, il quale non avrebbe impedito, pur essendo nelle condizioni di farlo, la condotta pregiudizievole posta in essere dal minore. Ed infatti, l'ultimo comma dell'art. 2048 c.c. prevede che per poter andare esente da responsabilità il precettore deve fornire la prova di non aver potuto impedire l'evento, così configurando l'obbligo di vigilanza gravante sul precettore in senso relativo, vale a dire commisurato alla prevedibilità di quanto può accadere e tale pertanto da non richiedere l'adozione di tutte le cautele necessarie ed idonee ad evitare l'evento pregiudizievole, ma solo di quelle necessarie in relazione alle circostanze del caso concreto. In particolare si è, in proposito, sottolineato che il precettore è tenuto non solo a provare di aver adottato in via preventiva tutte le misure organizzative e disciplinari idonee ad evitare l'insorgere di una situazione potenziale di pericolo di eventi del tipo di quello in concreto verificatosi, ma inoltre che l'evento, nonostante la sussistenza di un comportamento di vigilanza adeguato alle circostanze, per la sua imprevedibilità e repentinità non era evitabile" (App. Milano, sez. IV, 18 settembre 2008, n. 2504, GiustM, 2008, 9, 60).



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