Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-11-03

RISARCIMENTO DANNO DERIVANTE DA ATTIVITA' PERICOLOSA ESERCITATA DA P.A. - Riccardo MAZZON

- risarcimento danni conseguenti all'esercizio di attività pericolosa

- attività esercitata da ente collettivo e responsabilità (solidale) della persona preposta

- il principio è applicabile anche alla pubblica amministrazione

Qualora l'attività pericolosa venga esercitata da un ente collettivo, con la responsabilità di quest'ultimo può concorrere quella della persona fisica che svolga detta attività,

"dei danni causati dall'esercizio di attività pericolosa svolta da un ente collettivo, pubblico o privato, risponde sia l'ente in quanto tale, sia la persona preposta in concreto all'esercizio dell'attività pericolosa. Pertanto dei danni causati ad un infermiere dall'esposizione alle radiazioni emanate da un apparecchio radiografico rispondono in solido sia la Asl, sia il suo direttore sanitario" (Cass. civ., sez. III, 27 gennaio 2009, n. 1966, GCM, 2009, 1, 126 - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

insorgendo in tal caso una responsabilità solidale, ex articolo 2055 del codice civile; la sentenza che segue, ad esempio, precisa in argomento come allorquando l'attività pericolosa venga esercitata da un ente collettivo, con la responsabilità di quest'ultimo, ex art. 2050 c.c., può concorrere quella della persona fisica che svolga detta attività, insorgendo in tal caso una responsabilità solidale ex art. 2055, comma 1, c.c. in ordine al rapporto esterno tra danneggiante e danneggiato, mentre i rapporti interni fra questi ultimi sono disciplinati dalle diverse norme sulla responsabilità contrattuale e/o aquiliana ex art. 2043 c.c.:

"ne consegue che una volta formatosi il giudicato sul rapporto esterno fra il danneggiato e l'esercente dell'attività pericolosa, non può quest'ultimo invocare l'art. 2050 c.c. nei confronti di altro soggetto ritenuto corresponsabile del danno stesso, dal momento che tale norma non disciplina il rapporto interno fra corresponsabili del danno e che la stessa parte non può al contempo essere soggetto attivo e passivo della medesima norma, ancorché nei confronti di parti diverse" (Cass. civ., sez. III, 11 giugno 1999, n. 5744, GI, 2000, 1399; GCM, 1999, 1325).

L'articolo 2050 del codice civile è senz'altro applicabile anche alla pubblica amministrazione; in effetti, la norma dell'art. 2050 c.c. adotta espressioni di carattere talmente omnicomprensivo da non consentire sulla sola base di essa una delimitazione soggettiva del suo ambito di applicazione, tale da escluderne l'applicabilità a enti pubblici e per conseguenza la natura non utilitaristica della attività svolta, come è il caso dell'attività senza fini di lucro svolta da un ente pubblico, di per sè non esclude la tutela aquiliana dei terzi eventualmente danneggiati; inoltre,

"non viola il principio di insindacabilità dell'operato della pubblica amministrazione, derivante dai poteri discrezionali della medesima, l'indagine tesa a valutare, ai fini del giudizio di pericolosità ex art. 2050 c.c., il rispetto e l'osservanza delle regole di natura tecnica, cui l'amministrazione medesima è tenuta a uniformarsi" (Cass. civ., sez. III, 27 gennaio 1982, n. 537, FP, 1982, I, 26; RGEnel, 1982, 192).



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