Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Schirinzi Mara Lucia - 2014-02-18

RISARCIMENTO DEL DANNO ENDOFAMILIARE ANCHE PER LE COPPIE DI FATTO – Cass. 15481/2013 – Mara Lucia SCHIRINZI

Con sentenza  20 giugno 2013, n. 15481, la Corte di Cassazione ha sancito anche per il convivente more uxorio la possibilità di richiedere il risarcimento del danno da violazione degli obblighi familiari.

Il caso esaminato dagli Ermellini, riguarda una coppia di conviventi more uxorio, che intrattiene una stabile relazione dalla quale nasce un figlio. Ad un anno dalla nascita del bambino, l"uomo, disattendendo la promessa di matrimonio fatta alla propria compagna e intraprendendo una nuova relazione sentimentale, abbandona costei e il figlio privandoli della necessaria assistenza morale e materiale. La donna si rivolge al Tribunale di Treviso, mediante il patrocinio a spese dello Stato, per chiedere il risarcimento dei danni cagionati dalla violazione degli obblighi familiari da parte del suo ex compagno, ma il giudice revoca l"ammissione al patrocino, ritenendo la pretesa azionata manifestamente infondata ai fini dell"applicazione dell"art. 126 d.p.r. n. 115/2012, in quanto la donna non aveva la qualità di coniuge ed aveva agito a seguito della cessazione di una convivenza more uxorio. Provvedimento, questo, impugnato con ricorso in Cassazione.

La sentenza in commento merita di essere segnalata sotto il duplice profilo del rafforzamento dei principi in materia di responsabilità civile endofamiliare e del sempre più ampio riconoscimento giurisprudenziale della rilevanza giuridica delle unioni di fatto.

Il rapporto famiglia-responsabilità civile in passato è parso inconsueto, stante il modello di famiglia-istituzione al quale era ancorato il codice civile del 1942, nonché la pretesa specialità del diritto di famiglia e dei suoi rimedi rispetto alla tutela generale offerta dall"art. 2043 c.c..

L"ingresso della responsabilità civile tra le mura domestiche è stato reso possibile dal processo di privatizzazione della famiglia e dalla progressiva attenzione verso i diritti del singolo all"interno della stessa. Ciò ha contribuito ad abbandonare quel modello di famiglia - disegnato dal legislatore del 1942 - che di tali diritti giustificava il sacrificio in nome del superiore interesse del consorzio familiare e che voleva il diritto di famiglia "diverso" da ogni altro.

Il rapporto famiglia-responsabilità civile si è rafforzato parallelamente a quel percorso giurisprudenziale  che, attraverso una rilettura dell"art. 2059 c.c. in chiave costituzionalmente orientata, ha ampliato il concetto di danno alla persona. In tal senso si è orientata la Corte di Cassazione a partire dalle note sentenze gemelle del 2003 (sentt. n. 8827 e 8828), elaborando un nuovo inquadramento sistematico del danno non patrimoniale, sicché il rinvio dell"art. 2059 c.c. ai casi determinati dalla legge, non riguarda più le sole ipotesi di danno morale soggettivo derivante da reato, ma comprende altresì gli ulteriori e diversi pregiudizi conseguenti alla lesione di diritti inviolabili della persona.

Pertanto, oggi, alla luce di una concezione moderna della famiglia e dell"evoluzione giurisprudenziale dell"annosa questione del danno alla persona, non può non trovare applicazione la tutela aquiliana tutte le volte in cui un soggetto subisca all"interno del nucleo familiare una lesione ingiusta a seguito della violazione di un dovere matrimoniale.

L"assenza di doveri coniugali in capo alle coppie di fatto, pone il problema di tutelare il convivente più debole, anche sotto il profilo risarcitorio, dalla prevaricazione e dalla scorrettezza del partner, che spesso caratterizzano la fine di un rapporto fondato su una libera scelta.

La insussistenza di obblighi giuridici nei confronti del convivente more uxorio, non impedisce che sia astrattamente configurabile una tutela risarcitoria, qualora siano stati violati i doveri di lealtà, correttezza e solidarietà incombenti sulle parti nella prospettiva della costituzione di un vincolo matrimoniale, e da tale violazione sia derivata la lesione di diritti fondamentali della persona.

Sul punto, la Cassazione - richiamando i principi affermati dalla sentenza n. 9801 del 2005 che in materia di risarcimento del danno endofamiliare estende alla fase precedente il matrimonio la responsabilità per la violazione dei richiamati doveri - sancisce che i componenti della coppia ricevono riconoscimento e tutela prima ancora che come coniugi, come persone, sulla base di quanto previsto dall"art. 2 Cost. che riconosce  e garantisce i diritti inviolabili dell"uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Orbene, i diritti inviolabili ai sensi dell"art. 2 Cost., la cui lesione è presupposto logico della responsabilità civile, sono riconosciuti in tutte le formazioni sociali nelle quali si svolge la personalità dell"individuo e, dunque, anche all"interno di una unione di fatto che abbia le caratteristiche della serietà e della stabilità, "non potendo chiaramente ritenersi che diritti definiti come inviolabili ricevano diversa tutela a seconda che i loro titolari si pongano o meno all'interno di un contesto familiare".

La Cassazione, con rinnovata apertura verso la famiglia non fondata sul matrimonio, avuto riguardo anche alla significativa evoluzione legislativa, sempre più incline a riconoscere rilevanza, sociale e giuridica, alla famiglia di fatto, cassa il provvedimento del Tribunale di Treviso con rinvio ad altro giudice per il riesame della questione, censurando il precedente giudizio di manifesta infondatezza della pretesa azionata, fondato sulla "insussistenza sia normativa che giurisprudenziale dell'ipotesi di violazione degli obblighi familiari in ipotesi di persone unite da solo vincolo di convivenza more uxorio" per essere stato tratto "in assenza di ogni verifica, evidentemente necessaria, circa la sussumibilità del diritto di cui si denunciava la lesione nella categoria dei diritti fondamentali della persona, a prescindere dal tipo di unione al cui interno detta lesione si sarebbe verificata", così in termini la sentenza in commento.



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