Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-02-13

RISARCIMENTO E ATTIVITA' PERICOLOSA: QUANDO IL GIUDICE ESCLUDE LA PERICOLOSITA' - Riccardo MAZZON

responsabilità, risarcimento, danni e articolo 2050 del codice civile

i casi nei quali la giurisprudenza non ravvisa la pericolosità dell'attività

banca, cosmesi, albergo, radiologia, aree inquinate, impianto elettrico, centro benessere, autoscontro, ferrovie

Non è stata, a mente dell'articolo 2050 del codice civile, dalla giurisprudenza individuata l'idonea pericolosità nelle seguenti attività:

"in tema di risarcimento del danno per svolgimento di attività pericolosa, le caratteristiche dell"attività bancaria, come forma di esercizio del credito in locali aperti al pubblico, non presentano alcun elemento di pericolosità. Infatti, le eventuali situazioni che possono eventualmente insorgere sono frutto di attività di terzi. Diversamente opinando si finirebbe per qualificare come pericolosa ogni attività commerciale sul presupposto della possibile assoggettabilità a rapina del relativo locale" (Trib. Rimini 28 settembre 2006, Redazione Giuffrè, 2007, conforme Trib. Padova, sez. II, 20 novembre 2006, n. 2568, MGCPatavina, 2009; conforme, perché i rischi cui sono esposti i clienti negli istituti di credito in relazione alle azioni di malviventi non derivano dalla natura dell'attività bancaria, potendo la stessa costituire soltanto l'occasione per tali rischi: Cass. civ., sez. III, 27 maggio 2005, n. 11275, GCM, 2005, 5; conforme, non sussistendo la responsabilità della banca per "culpa in omittendo": Trib. Roma 8 gennaio 2001, AC, 2001, 1377; si veda però anche Trib. Vibo Valentia 9 luglio 2001, GI, 2001, 232, ove la banca è stata ritenuta responsabile per i danni subiti da un cliente in conseguenza di una rapina (nel caso di specie preso in ostaggio da alcuni rapinatori) allorché non abbia predisposto strumenti di allarme e di sicurezza adeguati ad evitare l' ingresso di malviventi (nel caso di specie per la mancanza di una guardia armata all'ingresso dei locali); conforme Cass. civ., sez. III, 11 marzo 1991, n. 2555 GCM, 1991, 3; FI, 1991, I, 2802; R, 1992, 181; Ipr, 1992, 92; conforme App. Genova 21 febbraio 1980, BBTC, 1980, II, 465);

  • commercializzazione di prodotti cosmetici,

"l'attività di commercializzazione di un prodotto cosmetico, destinato esclusivamente all'igiene personale, non può ritenersi pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c., norma che non può trovare applicazione anche in presenza di componenti - non noti al distributore - tali da rendere il prodotto potenzialmente nocivo per la salute umana" (Trib. Mantova 29 dicembre 2005, RDFa, 2007, 1, 32);

  • alberghiera, in relazione a spazi ghiacciati (nella specie, la Suprema Corte, rigettando il relativo motivo e confermando sul punto la sentenza impugnata del giudice di merito, ha rilevato la congruità e la logicità dell'accertamento compiuto da quest'ultimo, in base al quale era stata rigettata la domanda di risarcimento di un soggetto relativa alle conseguenze di una caduta su uno spazio ghiacciato, siccome l'evento non era collegabile alla titolarità dell'esercizio di attività alberghiera con annesso spiazzo per la sosta di veicoli e, sotto il profilo del nesso eziologico, se ne era ravvisata l'insussistenza perché l'evento medesimo era dipeso dalla scelta dello stesso soggetto di avventurarsi su un tracciato ghiacciato, agevolmente individuabile con l'uso dell'ordinaria attenzione e prudenza),

"ai fini del riconoscimento della sussistenza della responsabilità da atto illecito ricollegabile all'esercizio di attività pericolosa e del conseguente danno è necessaria l'esistenza del nesso di causalità tra l'attività pericolosa stessa e l'evento di danno, riconducibili all'esercente; tale nesso deve consistere in una relazione diretta tra danno e rischio specifico dell'attività pericolosa o dei mezzi adoperati, giacché, diversamente, il danno cagionato può essere riconosciuto solo in base al criterio generale dell'art. 2043 c.c., se ne ricorrono i presupposti di applicazione" (Cass. civ., sez. III, 21 ottobre 2005, n. 20359, GCM, 2005, 10);

  • radiologica, in virtù dell'esposizione a raggi X,

"va respinta la domanda, presentata da un professore di università, di dichiarare la responsabilità contrattuale dell'amministrazione di appartenenza per la violazione dell'obbligo, di cui all'art. 2087 c.c., di adottare, nel corso del rapporto di lavoro subordinato, idonee misure di tutela della integrità fisica del prestatore di lavoro, con conseguente condanna della p.a. al risarcimento del danno subito dal ricorrente a seguito all'inadempimento suddetto, qualora il ricorrente medesimo, ammalatosi in seguito alla esposizione di raggi X, non abbia saputo specificare quali regole di comportamento e obblighi di protezione l'amministrazione avrebbe violato, con specifico riguardo ai macchinari a radiazioni ionizzanti che il ricorrente utilizzava nello svolgimento della sua attività professionale, non trovando nella specie applicazione la regola, di cui all'art. 2050 comma 2 c.c., secondo la quale nell'esercizio di attività pericolose l'autore del fatto è tenuto al risarcimento se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno" (T.A.R. Veneto, sez. I, 25 giugno 2003, n. 3416, FATAR, 2003, 1883);

  • mero proprietario di aree inquinate e da bonificare,

"il d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22 ed il d.m. 25 ottobre 1999 n. 471, delineano un quadro normativo in cui gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino delle aree inquinate gravano, in primo luogo, sul soggetto che ha cagionato l'inquinamento; una responsabilità diretta del proprietario è ipotizzabile solo qualora esso svolga un'attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c. o se vi sia una "culpa in vigilando", così come disciplinata dall'art. 2051 c.c." (T.A.R. Lombardia, sez. I, 13 febbraio 2001, n. 987, RgAmbiente, 2001, 489; conforme T.A.R. Lombardia, sez. I, 13 febbraio 2001, n. 956, RgAmbiente, 2001, 489);

  • mero proprietario di civile abitazione per l'impianto elettrico,

"i proprietari dell'appartamento di civile abitazione ove sia stato da altri istallato un impianto elettrico non conforme alla disciplina della l. n. 186 del 1968 (oltreché di quella della l. n. 46 del 1990, peraltro non ancora in vigore al tempo dell'infortunio) non sono responsabili ai sensi dell'art. 2050 o dell'art. 2051 c.c. per l'infortunio occorso alla persona da loro incaricata della riparazione di detto impianto, quando l'infortunio appare da loro non prevedibile nè evitabile" (App. Palermo 27 novembre 2000, GM, 2001, 920);

  • gestione centro di benessere (in applicazione del principio che segue, la Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale che escludeva il carattere pericoloso di una sauna gestita all'interno di un centro di benessere),

"per "attività pericolose", agli effetti di cui all'art. 2050 c.c., devono intendersi quelle così qualificate da specifiche norme destinate a prevenire sinistri e a tutelare l'incolumità pubblica, ovvero quelle per le quali la pericolosità trova riscontro nella natura delle cose e dei mezzi adoperati, mentre non possono considerarsi tali le attività nelle quali la pericolosità insorga per fatti estranei, ossia quelle normalmente innocue che possono diventare pericolose per la condotta di chi le esercita e che comportano responsabilità secondo la regola generale ex art. 2043 c.c. " (Cass. civ., sez. III, 2 dicembre 1997, n. 12193, DR, 1998, 567; GCM, 1997, 2311);

  • gestione "pista di autoscontro",

"la gestione di una pista di "autoscontro" non è attività pericolosa, ai sensi dell'art. 2050 c.c., che comporti presunzione di responsabilità a carico del gestore per i danni subiti nel corso di un giro su uno dei veicoli circolanti nella pista" (Trib. Chiavari 17 gennaio 1997, GM, 1998, 448);

  • movimento ferroviario:

"in caso di investimento di un veicolo su gomme, parcheggiato in prossimità dei binari, da parte di una vettura ferroviaria, non è invocabile la previsione dell'art. 2050 c.c. allegando la pericolosità in generale del movimento ferroviario, e la colpa è ascrivibile esclusivamente al conducente del veicolo su gomme ove questi, trascurando la segnaletica del parcheggio ed i doveri di prudenza, abbia immesso la sagoma di esso entro l'area di scorrimento delle vetture ferroviarie, e massimamente quando, essendo stata delimitata l'area di parcheggio, abbia posto l'autoveicolo fuori della linea di demarcazione" (GdP Ancona 8 luglio 1996, GM, 1999, 469).



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