Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-02-19

RISARCIMENTO INGIUSTA DETENZIONE. UNALTRA PRONUNCIA DELLA CASSAZIONE - Cass. pen. 6999/2014 – Annalisa GASPARRE

Un'accusa pesante quella di cui era gravato un uomo, violenza sessuale, per la quale viveva oltre due anni prima in carcere e poi agli arresti domiciliari, fino all'assoluzione.

L'esito favorevole del procedimento penale legittimava l'uomo a ricorrere davanti alla Corte d'appello di Messina per il riconoscimento dell'equo indennizzo per la ingiusta detenzione subita. Ad incidere sull'entità dell'indennizzo, dice la Corte, non dovranno valutarsi solo i periodi temporali di detenzione, poi rivelatasi ingiusta, ma anche le ripercussioni sul piano della salute, psichiche, lavorative e d'immagine patite dall'uomo e dalla moglie, nonché le conseguenze della perdita di lavoro e della eco di stampa che aveva avuto l'arresto.

Secondo la Cassazione non vi è necessità di fornire prova certa del rapporto di causalità tra i danni alla salute lamentati e la carcerazione perché la patologia lamentata, di natura neurologica e psichica è sorta successivamente alla carcerazione; inoltre vi è una qualificata probabilità di connessione tra gli effetti negativi derivanti e l'ingiusta detenzione. Del pari, il criterio della qualificata probabilità va applicato anche in relazione al collegamento tra cessazione del rapporto di lavoro di bracciante agricolo e la carcerazione subita per oltre ventisette mesi.

La Corte d'appello dovrà nuovamente pronunciarsi ridefinendo e ampliando il quantum dell'indennizzo sulla scorta dei principi stabiliti dalla Corte di legittimità.

Sull'argomento, volendo INGIUSTA DETENZIONE: INDENNITA' A FAVORE DEGLI EREDI" - . Cass. pen. 76/2013 cui si rinvia anche per i riferimenti sul tema http://www.personaedanno.it/generalita-varie/ingiusta-detenzione-indennita-a-favore-degli-eredi--cass-pen-76-2013-annalisa-gasparre

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 14 gennaio – 13 febbraio 2014, n. 6999

Presidente Fiale – Relatore Gentile

Ritenuto in fatto

1. La Corte di Appello di Messina, con ordinanza emessa il 18/05/2011 - provvedendo a seguito di sentenza di annullamento con rinvio della Corte di Cassazione, in data 09/07/2010, sulla richiesta di equo indennizzo, ex artt. 314, 315 cod. proc. pen., presentata da N.A. per l'ingiusta detenzione subita in carcere dal 05/11/2003 al 17/12/2004 e nella forma degli arresti domiciliari sino al 22/03/2006 - condannava, ad integrazione della precedente ordinanza del 07/10/2009, il Ministero dell'Economia e delle Finanze al pagamento dell'ulteriore somma di € 15.000,00; confermava nel resto.

2. N.A. proponeva ricorso per Cassazione, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, ex art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

2.1. In particolare il ricorrente esponeva che la Corte di Appello di Messina - in violazione del principio di diritto enunciato nella sentenza di rinvio della Corte di Cassazione del 9/07/2010 - non aveva liquidato gli ulteriori danni patrimoniali e non, conseguenti alla ingiusta carcerazione subita ed attinenti alle malattie del ricorrente e della moglie connesse alla carcerazione; alla cessazione del rapporto di lavoro di bracciante agricolo svolto da N.A.; cessazione determinata sempre dalla ingiusta carcerazione subita.

Tanto dedotto il ricorrente chiedeva l'annullamento dell'ordinanza impugnata.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato nei termini di cui in motivazione.

1.1. N.A., con istanza depositata il 06/04/2007, chiedeva, ai sensi degli artt. 314, 315 cod. proc. pen., la liquidazione della somma di € 500.000,00 a titolo di equo indennizzo per la riparazione per l'ingiusta detenzione - subita in carcere dal 05/11/2003 al 17/12/2004 e nella forma degli arresti domiciliari fino al 23/03/2006 - il tutto nell'abito del procedimento penale nel quale lo stesso era stato raggiunto da custodia in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Barcellona P.G. in ordine al reato di cui all'art. 609 bis cod. pen.

N.A., successivamente, veniva assolto da detto reato con sentenza dei Tribunale di Barcellona P.G. del 22/03/2006, irrevocabile il 26/09/2006.

1.2. La Corte di Appello di Messina con ordinanza del 07/10/2009, liquidava a N.A. la somma complessiva di € 151.000,00.

1.3. La Corte di Cassazione - a seguito di ricorso di N.A. - con sentenza in data 09/07/2010 annullava l'ordinanza del 07/10/2009, in relazione al punto attinente alla mancata liquidazione delle somme aggiuntive per le ulteriori conseguenze di natura familiare, personale ed economica che il ricorrente imputava alla ingiusta detenzione subita. Dette conseguenze erano state individuate dal ricorrente nelle gravi ripercussioni sul piano della salute, anche della moglie, nella perdita di lavoro, nella larga eco di stampa che aveva avuto il suo arresto.

1.4. La Corte di Appello di Messina, con successiva ordinanza emessa il 18/05/2011, liquidava la ulteriore somma di € 15.000,00 per danno di immagine subita dall'A. per la ingiusta detenzione; respingeva la richiesta di liquidazione di altre somme quanto ai danni di salute propria e della moglie, nonché ai danni determinati dalla cessazione del rapporto di lavoro.

1.5. N.A. proponeva l'attuale ricorso per Cassazione avverso la predetta ordinanza del 18/05/2011.

2. Tanto premesso sui termini essenziali della vicenda in esame, si rileva che la Corte Territoriale non ha concesso le somme aggiuntive per gli ulteriori danni sull'assunto che non era stato provato in modo certo il nesso di causalità tra i lamentati danni e la carcerazione subita.

Trattasi di statuizione illegittima.

2.1. Invero - tenuto conto della natura indennitaria e non risarcitoria dei danni conseguenti alla ingiusta detenzione - non necessita, ai fini della relativa liquidazione, la prova certa del rapporto di causalità tra di danni di salute lamentati dal ricorrente (per sé e la propria moglie) e la carcerazione subita. È sufficiente - in relazione alla patologia lamentata di natura neurologica e psichica - l'allegazione della sussistenza delle stesse in seguito alla carcerazione subita e della qualificata probabilità della connessione delle stesse con gli effetti negativi derivanti in capo a N.A. ed alla moglie dalla ingiusta carcerazione subita dall'A.

2.2. Parimenti la cessazione del rapporto di lavoro di bracciante agricolo va valutato con il predetto parametro della qualificata probabilità in relazione alla carcerazione subita per oltre 27 mesi.

Trattasi, pertanto, di motivazione apparente quella argomentata dalla Corte Territoriale perché non idonea ad individuare l'iter logico/giuridico seguito dal Tribunale per pervenire alla decisione impugnata in ordine ai predetti punti.

3. Va annullata, quindi, l'ordinanza della Corte di Appello di Messina, in data 18/05/2011, limitatamente alla statuizione attinente alla mancata liquidazione di somme ulteriori nei termini sopra descritti.

P.Q.M.

La Corte annulla l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Messina, alla quale rimette anche il regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio.



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