Legislazione e Giurisprudenza, Legami sentimentali -  Cardani Valentina - 2015-03-26

RISARCIMENTO: MATER SEMPER CERTA EST... PATER NUNQUAM MA VA RISARCITO - Trib. Firenze, Sent. 280/2015 – V. CARDANI

- Riconoscimento figlio minore

- Coppia di fatto

- Errore circa la paternità e risarcimento del danno

-  Art. 2043 c.c.

Mater semper certa est, pater nunquam: così dicevano un tempo con un motto la cui validità è indiscussa tutt'oggi.

Succedeva in quel di Firenze: un signore aveva riconosciuto la figlia ritenendola frutto della relazione di fatto intercorsa con la compagna, senonchè, circa due anni più tardi, scopriva poi di non essere il padre biologico della piccola che bensì era stata concepita dalla compagna con altro uomo.

Nel frattempo, la relazione affettiva tra i due era terminata ed il padre – in senso giuridico, ma non biologico – aveva ciononostante continuato a mantener vivo il rapporto con la bambina sia recandosi a trovarla (viaggiando dalla Sicilia ove risiedeva alla Toscana, dove invece viveva la figlia assieme alla madre) sia fornendole i mezzi di sussistenza.

Agiva in giudizio il "padre" sia per l'impugnazione del riconoscimento della paternità, sia per il risarcimento del danno.

Interessato della controversia relativa al risarcimento, il Giudice fiorentino nella pronuncia in commento, per prima cosa, provvedeva a qualificare ad esaminare la condotta tenuta dalla convenuta.

Trattandosi di condotta omissiva, preliminarmente, occorre infatti verificare vi sia un obbligo in capo alla parte di agire. Il Giudice adito perveniva a tale conclusione, qualificando la richiesta risarcitoria ai sensi dell"art. 2043 c.c..

Ciò poiché, pur non sussistendo un obbligo giuridico o negoziale in capo alla madre di dare informazioni circa la presumibile paternità della figlia, la condotta omissiva da questa tenuta aveva ingenerato una situazione di affidamento nel compagno di essere genitore biologico della bambina.

Tale affidamento, afferma il Giudice, non implica il riconoscimento all"attore di una "posizione di garanzia" e conseguentemente di una responsabilità da "contatto sociale" (riconducibile al paradigma della responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c.), venendo piuttosto in rilievo sotto il profilo dell'art. 2043 c.c..

La lesione dell'affidamento, seppur risultato di una condotta omissiva, contrasta il principio del neminem leadere codificato appunto dall'art. 2043 c.c..

Tanto premesso, il Tribunale di Firenze ha dunque verificato la sussistenza nel caso di specie di quegli elementi richiesti dalla norma fondanti la responsabilità extracontrattuale, e cioè: l"ingiustizia del danno, l"elemento soggettivo ed infine la quantificazione del danno medesimo.

Quanto all'ingiustizia del danno, deve essere attentamente vagliato il diritto che si presume violato: tale è la dignità della persona ed il diritto all'autodeterminazione, entrambi costituzionalmente protetti dagli artt. 2 e 13 Cost..

La condotta omissiva poi seppur non possa ritenersi dolosamente preordinata ad "ingannare" il compagno circa la discendenza biologica della bambina, non può non dirsi quantomeno colpevole, atteso che l"aver intrattenuto rapporti con altri nel periodo del concepimento legittimamente avrebbe dovuto ingenerare nella madre il dubbio circa l"effettiva paternità della figlia.

Ad ogni modo, dice il Giudice toscano, nessun rilievo può assumere la circostanza che la coppia non fosse unita nel vincolo coniugale.

La lesione dell"interesse protetto, infatti, non si è concretizzata nel caso di specie, nel dovere di fedeltà coniugale, bensì, come detto, nel diritto all"autodeterminazione in merito a scelte rilevanti, quale è certamente quella di riconoscere la figlia.

Da ultimo, il risarcimento del danno.

L"attore chiedeva la liquidazione del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale subito. Quanto alla prima voce di danno, in particolare, lamentava di aver sostenuto spese per i viaggi dalla Sicilia alla Toscana per andare a visitare la presunta figlia, nonché spese per il mantenimento della piccola (visite mediche, vestiario, giochi, battesimo ecc.): il Giudice ammetteva la richiesta risarcitoria nei limiti delle voci di danno effettivamente provate.

Quanto al capitolo del danno non patrimoniale, chiedeva ancora l"attore il ristoro del pregiudizio morale, esistenziale e del danno biologico.

Il Magistrato fiorentino ha correttamente rilevato che non può ottenere risarcimento la sofferenza connessa con lo scoperto tradimento, poiché appunto, diritto leso nel caso di specie risulta essere il diritto di autodeterminazione, il cui esercizio era stato compromesso dalla mancata colpevole informazione.

La sofferenza, per quanto detto, deve essere ricondotta all"aver scoperto la verità circa la paternità biologica della figlia dopo quasi due anni dalla nascita. Ciò senz"altro legittima il risarcimento del danno morale richiesto.

Quanto alle altre voci di danno non patrimoniale, il Giudice fiorentino ha osservato che per quanto riguarda il danno biologico, esso non risulta né provato né causalmente riconducibile ai fatti di causa; per quanto concerne invece il danno esistenziale, ha osservato lo stesso Magistrato come la nascita della piccola, lungi dall"aver causato un peggioramento delle abitudini di vita dell"attore, non possa legittimare alcuna pretesa risarcitoria.

Concludendo: non la nascita della bambina, non il tradimento ma la violazione al diritto di autodeterminarsi consente di ottenere al "padre" per sbaglio il risarcimento del danno.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati