Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-10-03

RISARCITA L'OCCUPAZIONE DELLA CASA CONIUGALE COMUNE - CASS. 19488/2015 - Valeria MAZZOTTA

Separazione e divorzio

Mancato rilascio della casa coniugale in comproprietà

L'ex coniuge che gode dell'immobile in via esclusiva deve pagare all'altro una indennità di occupazione

L"ex coniuge che abbia occupato senza titolo la casa (già adibita ad abitazione familiare) di cui è comproprietario con l"altro coniuge, deve rilasciarla e pagare un"indennità per l"occupazione E" quanto afferma la seconda sezione della Cassazione con la sentenza 19488/2015.

Nel caso di specie, dopo il divorzio, l"uomo andava a vivere insieme alla nuova famiglia nell"ex casa coniugale, di appena 100 mq: l"ex moglie già nel 1994 ne chiedeva il rilascio e un"indennità di occupazione, entrambi disposti dal Tribunale e confermati dalla Corte d"appello che, per la precisione, ordinavano il rilascio del bene nella libera disponibilità di entrambi i partecipanti alla comunione e condannavano l"ex marito al pagamento di 16mila euro (pari al 50% del valore locativo dell"immobile dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio alla data della pronuncia).

Contro la decisione l"uomo ricorreva in Cassazione, deducendo l"inammissibilità della richiesta di rilascio di un bene comune avanzata da un comproprietario nei confronti dell"altro che è nel godimento del bene, ma gli Ermellini confermano la sentenza del giudice di merito ritenendola in linea con l"orientamento giurisprudenziale già da tempo dominante (Cass. 7197/2014 e Cass. 19929/2008).

Viene infatti affermato che «nel caso di concessione di un bene in locazione ad uno dei comproprietari, venuto a conclusione il rapporto locatizio per scadenza del termine o per la pronuncia della sua risoluzione per inadempimento del conduttore, il predetto bene deve essere restituito alla comunione per consentire alla stessa di disporne e, attraverso la sua maggioranza, di esercitare la facoltà di goderne direttamente o indirettamente». La conseguenza è che il conduttore-comproprietario può essere condannato al rilascio del bene medesimo in favore della comunione

Situazione identica a quella in cui vien meno la ragione di un uso autonomo da parte di uno dei due comproprietari e questi resta nell"esclusivo godimento del bene: in questa condizione, ciò che viene ordinato non è il rilascio di una quota ideale da un comproprietario all'altro, ma viene disposto il rilascio in favore della comunione, condizione che legittima, «con l'accertamento dell'inesistenza di un titolo a detenere autonomamente il bene, la successiva assunzione, da parte della comunione, delle determinazioni possibili.

Ancora, nel caso di specie inutile sostenere che non era mai stato impedito all"ex moglie di godere dell"immobile, la quale invece aveva scelto di non farlo, non chiedendo lo sciogliemento o la divisione della comunione o il godimento a metà della casa: il marito si era infatti installato nell"appartamento con la nuova famiglia e ciò avrebbe reso impossibile all"ex moglie di godere della casa contemporaneamente. E, ancora, sarebbe spettato tutt"al più all"ex marito chiedere la divisione o lo scioglimento della comunione per liberarsi dall"obbligo indennitario.

Confermata quindi la condanna al pagamento dell"indennità di occupazione nella misura di 16.000 euro, oltre alle spese di lite.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati