Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2015-05-31

RITARDATO PAGAMENTO DELL'INDENNIZZO: NO AL DANNO ESISTENZIALE - Cass. 10025/15 - Natalino SAPONE

Cassazione civile, sez. lav., 15/5/2015, n. 10025, pres. Vidiri. rel. Berrino, ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva riconosciuto il danno esistenziale per il ritardato pagamento dell'indennizzo di cui alla L. 25 febbraio 1992, n. 210 (per danni da vaccinazioni obbligatorie). La S.C. ha così motivato:

"Invero, come hanno statuito le sezioni unite di questa Corte (Cass. Sez. Un. n. 3677 del 16/2/2009) "il danno c.d. esistenziale non costituendo una categoria autonoma di pregiudizio, ma rientrando nel danno non patrimoniale, non può essere liquidato separatamente solo perchè diversamente denominato, richiedendosi, nei casi in cui sia risarcibile come danno non patrimoniale, che sussista da parte del richiedente la allegazione degli elementi di fatto dai quali desumere l'esistenza e l'entità del pregiudizio".

Orbene, la Corte d'appello di Milano si è discostata da questo principio nel momento in cui, dopo aver qualificato come danno esistenziale le conseguenze del ritardo nella erogazione dell'indennizzo, spettante alle appellanti in conseguenza della epatopatia cronica contratta per effetto delle emotrasfusioni cui si erano dovute sottoporre a causa della talassemia dalla quale erano affette, ha precisato che la ritardata corresponsione del beneficio in esame aveva inciso automaticamente su valori costituzionalmente tutelati ed in particolare sul diritto ad affrontare le pene di una grave malattia e di una condizione di vita inevitabilmente compromessa con la dignità cui concorre anche la tranquillità economica. A tal riguardo la Corte territoriale ha aggiunto che era configurabile nella fattispecie l'insorgenza di un dovere di solidarietà sociale, a sua volta vulnerato dell'attesa per anni del riconoscimento di un diritto non motivata da ragione alcuna. In realtà, come fondatamente lamentato dall'odierno ricorrente, la Corte d'appello di Milano non si è affatto posta il problema di verificare se nel caso concreto era stata materialmente dimostrata l'esistenza di un danno ad un interesse costituzionalmente rilevante, non potendosi ritenere tale la sola prospettazione di un mero disagio riconducibile alla mancanza di tranquillità economica per il ritardo nella erogazione del beneficio di cui trattasi, tanto più che quest'ultimo spetta, una volta accertati i presupposti per il suo riconoscimento, a prescindere dalla condizione reddituale del beneficiario.

Ne discende che non è configurabile un danno implicito nel solo ritardo dell'erogazione del beneficio di cui alla L. n. 210 del 1992, ma spetta all'interessato fornire le prove, anche avvalendosi di presunzioni purchè ancorate a precisi elementi di fatto".

È condivisibile la conclusione, meno la motivazione.

È arduo ravvisare un danno esistenziale derivante dalla ritardata corresponsione dell"indennizzo per danni da vaccinazioni obbligatorie. Ma mai dire mai, in tema di danno alla persona; teoricamente non lo si può escludere. Comunque, però, si tratta di un danno da provare in modo puntuale e rigoroso. Quindi nella fattispecie bene ha fatto la S.C. a negare il risarcimento.

Non persuade la motivazione, che pare improntata ad una lettura eventista del danno esistenziale. Il requisito dell"interesse costituzionalmente protetto – cui fa riferimento la sentenza – non riguarda il danno esistenziale in quanto tale, che designa un tipo di conseguenze dannose e il cui risarcimento presuppone già risolto il problema della lesione dell"interesse (costituzionale o meno).

Se si voleva argomentare la decisione facendo riferimento al danno esistenziale, si doveva motivare con la mancata prova di alterazioni delle abitudini di vita, del peggioramento delle condizioni di vita quotidiana, della compromissione dell"assetto relazionale. Si è invece chiamato in causa il danno esistenziale, per spiegare una decisione in realtà presa ragionando sul piano del contra ius.

Sono anche queste incoerenze – presenti anche nella sentenza delle Sezioni Unite dell"11.11.2008 – ad alimentare la diffidenza di parte della giurisprudenza e dottrina verso il danno esistenziale.



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