Articoli, saggi, Matrimonio, famiglia di fatto -  Cariello Maria - 2014-02-13

RITO PARTECIPATIVO, A MILANO ACCORDO 80% CASI - Maria CARIELLO

Ringraziamo il Giudice dott. Giuseppe BUFFONE per i recenti dati diffusi a Milano riguardanti il "Progetto rito partecipativo" elaborato dalla sezione IX del Tribunale civile di Milano per i procedimenti ex art. 316 c.c che ha dato risultati sorprendenti: 80% di conciliazioni.

Questa la prassi seguita dall'Ufficio : il genitore interessato ad ottenere una regolamentazione giudiziale dei rapporti genitoriali e dell'esercizio della responsabilità genitoriale, deposita ricorso ex art. 316 c.c. (già ricorso ex art. 317-bis c.c.; norma che, per effetto della l. 154/13, regola l'azione degli ascendenti). Il Presidente del Collegio (sono presenti 3 collegi per la trattazione dei processi), letto il ricorso, nomina il giudice relatore (togato) al quale rimette la responsabilità del fascicolo e, quindi, la supervisione ed il monitoraggio dell'intero sviluppo biologico della procedura, con l'ovvio compito di riferire al Collegio. Il Presidente, designato il giudice relatore, seleziona i ricorsi giudicati idonei ad una preliminare fase di tipo conciliativo (cd. I filtro), escludendo, dunque, dal rito partecipativo, le procedure in cui emergenti: situazioni patologiche; condizioni di violenza; limitazioni alla responsabilità genitoriale (es. affidamento all'Ente terzo); situazioni di particolare e comprovata urgenza. In questi casi, a seguito della presentazione del ricorso, il Presidente fissa udienza dinanzi al Collegio, ex art. 737 c.p.c. Per le procedure giudicate potenzialmente conciliabili (totalmente o parzialmente), il Presidente del Collegio assegna un termine al ricorrente per la notifica del ricorso (termine massimo di 30 giorni) ed assegna al resistente un termine (di pari quantità) per la costituzione in giudizio, riservando alla scadenza dell'ultimo termine,

ogni ulteriore decisione. Scaduti i termini per le difese, il fascicolo è trasmesso all'attenzione del giudice relatore, per verificare la persistenza delle condizioni sulla base delle quale è apparso utile e opportuno il tentativo di conciliazione (cd. II filtro). Il giudice relatore riferisce in Camera di Consiglio al Collegio che, se non più attuale l'opportunità conciliativa, fissa direttamente udienza dinanzi a sè, ex art. 737 c.p.c., non procedendo sulla scia del rito partecipativo. In caso di giudizio favorevole alla persistenza del rito partecipativo, il Collegio delega la trattazione del procedimento al giudice onorario: un Avvocato familiarista con specializzazione in materia di mediazione e conciliazione, con il fine di proporre una soluzione conciliativa, informare le parti della possibilità di un percorso di mediazione familiare, svolgere una audizione dei genitori sui fatti di causa.

Terminata la fase di mediazione – in cui genitori, avvocati e giudice partecipano vengono elaborate regole condivise per la famiglia disgregata – il giudice onorario rimette gli atti al Collegio che: se è stato raggiunto un accordo, lo recepisce dove non sussistano elementi ostativi oppure, se non è stato raggiunto l'accordo, avvia la fase giudiziale.



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