Legislazione e Giurisprudenza, Procedimenti speciali -  Redazione P&D - 2015-07-08

RITO SOMMARIO IN APPELLO: CON CITAZIONE. E A PROPOSITO DI MEDIAZIONE E DI PROVVIGIONE - C. App. Milano, n. 3812/14

- Rito sommario di cognizione

- forma dell'impugnazione

- l'impugnazione proposta erroneamente mediante ricorso non costituisce ragione di nullità o irregolarità effettiva ed i requisiti di tempestività devono considerare che l'adempimento richiesto per l'instaurazione del giudizio avrebbe dovuto essere la notificazione di un atto di citazione.

- il diritto del mediatore alla provvigione sorge quando la conclusione dell'affare sia in rapporto causale con l'opra dallo stesso svolta, senza che sia necessario il suo intervento in tutte le fasi della trattativa. (c.c.)

Corte App. Milano, sez. I civ., sentenza 1-28 ottobre 2014 n. 3812 (Pres. est. Baldo Marescotti)

Rito Sommario di cognizione – Appello – Atto introduttivo – Forma della citazione - Sussiste (art. 702-quater c.c.)

In materia di rito sommario di cognizione, l'appello, ex art. 702-quater cod. proc. civ., ha la funzione di un mezzo d'impugnazione, senza il quale l'ordinanza emessa ex art. 702 - bis cod. proc. civ. passerebbe in giudicato, e prefigura un procedimento che, seppure non dettagliatamente specificato nella norma, ricalca significativamente quello dell'appello (art. 345 cod. proc. civ., comma 2); l"art. 702-quater cod.proc.civ. stabilisce una unica deroga al procedimento di appello, riferita alla ammissibilità eventuale di nuovi mezzi di prova MA non vi sono ragioni per ritenere che la semplificazione della procedura per la trattazione della causa in primo grado e la previsione che nei procedimenti sommari di cognizione la domanda possa essere proposta con ricorso siano elementi idonei a determinare una cristallizzazione delle forme degli atti anche per i gradi successivi, tali da produrre la ultrattività del rito semplificato anche in appello. Costituisce interpretazione più conforme alle regole processuali che governano le impugnazioni in appello ritenere che per effetto del rinvio ordinario alle norme generali dettate per il procedimento di primo grado davanti al tribunale (art. 359 cod.proc.civ.) l"impugnazione debba essere proposta mediante atto di citazione. Il fatto che eventualmente l"impugnazione sia stata proposta mediante ricorso non costituisce ragione di nullità o irregolarità effettiva e i requisiti della tempestività dell"impugnazione devono essere esaminati considerando che l"adempimento richiesto per la instaurazione del giudizio avrebbe dovuto essere la notificazione di un atto di citazione e non un ricorso.

Corte App. Milano, sez. I civ., sentenza 1-28 ottobre 2014 n. 3812 (Pres. est. Baldo Marescotti)

Mediazione – diritto del mediatore alla provvigione - Presupposti

Il diritto del mediatore alla provvigione sorge  tutte le  volte in cui  la   conclusione  dell'affare   sia  in  rapporto   causale  con l'attività   intermediatrice ed è sufficiente  che, anche  in  presenza di  un  processo di  formazione della  volontà delle  parti complesso  ed articolato  nel tempo,  la "messa   in  relazione"   delle   stesse  costituisca   l'antecedente indispensabile per  pervenire, attraverso fasi e  vicende successive, alla conclusione  del contratto. La prestazione del mediatore ben  può esaurirsi nel ritrovamento  e nell'indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente  dal suo intervento nelle varie fasi delle  trattative sino alla  stipulazione del negozio; il   diritto  del   mediatore  alla   provvigione  sorge   quando  la conclusione  dell'affare sia  in rapporto  causale con  l'opera dallo stesso svolta,  senza che sia  necessario il suo intervento  in tutte le  fasi  delle  trattative,  fino  all'accordo  definitivo.  Anche la   semplice attività del reperimento  e  della  indicazione  dell'altro  contraente,  o  nella segnalazione  dell'affare,  legittima  il diritto  alla  provvigione.



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