Articoli, saggi, Inizio vita, fecondazione assistita -  Redazione P&D - 2013-07-02

RITORNO AL PASSATO: LA SPAGNA E L'ABORTO

Nel 2010, il governo Zapatero era riuscito per un soffio ad approvare la "Legge sulla salute sessuale e riproduttiva e dell'interruzione volontaria di gravidanza".   Appena 26 voti separarono i sostenitori (il partito socialista del  premier Zapatero e gli alleati) dai contrari (il partito popolare). La  svolta introdotta dalla legge è stata il riconoscimento  dell"interruzione di gravidanza quale diritto della donna da non dover  giustificare con ragioni mediche. Ciò almeno nelle prime 14 settimane,  periodo in cui «sarà possibile interrompere la gravidanza […] a  discrezione della donna sempre che siano rispettati i seguenti  requisiti: che la donna sia stata informata sui diritti, le prestazioni e  gli aiuti pubblici a sostegno della maternità[…]; che siano trascorsi  almeno tre giorni da quando la donna ha ricevuto le informazioni», dice  la legge.

Oggi, a rapporti politici invertiti, quella norma è messa in discussione. Nelle  scorse settimane, prima il premier Mariano Rajoy, poi il ministro della  giustizia Alberto Ruiz-Gallardón, hanno annunciato la volontà del  governo di rimettere mano alla normativa che, secondo le prime  dichiarazioni, dovrebbe essere più restrittiva non solo della legge  voluta dal governo socialista, ma anche della vecchia norma del 1985 che  consentiva l"aborto nel caso di rischio per la salute fisica o psichica  della madre, di stupro e di malformazioni del feto.

L"aborto non  sarà più una scelta della donna, ma un intervento terapeutico con  precise indicazioni. Pertanto, nel caso di rischio per la donna, questo  dovrà essere opportunamente certificato. Mentre, dovrebbero sparire  quelle che in Spagna, senza troppi giri di parole, definiscono "ragioni  eugenetiche". Vale a dire che l"aborto non sarà consentito in caso di  gravi malformazioni del feto.

La malformazione del feto non costituirà più un buon motivo per abortire. Le parole di Gallardón fin dall"inizio sono pesate come un macigno: "Elimineremo la possibilità legale di ricorrere all"interruzione di gravidanza per delle anomalie fetali". E non solo. Nella nuova bozza di legge, anche la violenza fisica non costituirà un buon motivo per abortire: la giurisprudenza contemplerà solo il danno psicologico,  riconosciuto, così come la malformazione, da una equipe di medici.  Insomma le donne iberiche dovranno tornare a dare spiegazioni per  interrompere la propria gravidanza.

Il ministro ha aggiunto poi non solo che si tornerà alle legge del 1985, quando abortire era ancora un delitto e l"interruzione era riconosciuta solo in tre circostanze – violenza (fino alle 12esima settimana), malformazione grave (fino alla 22esima) e rischio per la salute fisica o psichica della madre (senza limite) -, ma che questo stesso testo subirà ulteriori modifiche. La  riforma che ha in mente il Partito popolare sarebbe dunque molto più  restrittiva rispetto a quella legge, nella quale almeno due medici  dovevano confermare la diagnosi di malformazione del feto. E ancora più  restrittiva dell"attuale "Legge di salute sessuale e riproduttiva" del 2010 che si ispira alle riforme europee, dove le donne possono abortire senza dare spiegazioni fino alla 14esima settimana. E in caso di malformazione o rischio fino alla 22esima.

Con le modifiche annunciate, la Spagna rischia di retrocedere in classifica e posizionarsi, con una delle leggi più dure d"Europa, accanto all"Irlanda e a Malta.  Quest"ultima proibisce totalmente l"aborto, mentre l"Irlanda riconosce  l"interruzione della gravidanza solo in caso di rischi "gravi e  sostanziali" per la salute della donna. Nel resto dell"Unione europea la  malformazione fetale è invece sempre considerata una causa legalmente riconosciuta per ricorrere all"aborto.

Bisognerà attendere per verificare  se queste prime dichiarazioni troveranno riscontro in un testo da  sottoporre al parlamento. Intanto c"è chi avverte: se sarà così si corre  il rischio concreto di tornare agli aborti clandestini. O a una  forma di emigrazione sanitaria che conosce bene l"Irlanda, ultimo paese  rimasto in Europa, insieme a Malta, a non consentire l"interruzione  volontaria di gravidanza.

Un divieto che porta ogni anno 6 mila donne  irlandesi ad attraversare il canale di San Giorgio per abortire nel  Regno Unito. In realtà, in Irlanda un"eccezione al divieto di  aborto, che è stabilito dalla costituzione, è contemplata: quando è  «reale e sostanziale» il rischio per la vita della partoriente. Lo ha  sentenziato una ventina di anni fa la corte suprema del paese. Ma da  allora, nessun governo si è preso la briga di scrivere una legge che  rendesse esigibile questo diritto. Ci stanno provando ora, ma il  rischio è che non cambi la sostanza delle cose. Pochi giorni fa è stato  presentato un disegno di legge per consentire l"aborto quando la vita  della donna risulta in grave pericolo o nel caso di un suo possibile  suicidio.

La proposta, però, non piace a nessuno. Gli  antiabortisti (nonostante l"iter per certificare la reale presenza di  pensieri suicidari sia una corsa a ostacoli per la donna) sono  preoccupati dal fatto che se la legge passerà ogni donna potrà  richiedere un aborto semplicemente minacciando un suicidio. Le  femministe considerano invece questa norma paternalistica e in netto  contrasto con le norme internazionali sul diritto delle donne alla  salute e alla dignità. Nella realtà, come ha ammesso il primo  ministro irlandese la legge sarà una soluzione gattopardesca: serve a  colmare un vuoto normativo ma «non cambierà la legge irlandese  sull"interruzione della gravidanza».


Tratto da Janus

http://www.janusonline.it/news/europa-soffia-vento-antiabortista



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati