Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-03-29

RUBA IN CHIESA: CARCERE O INFERNO? - Cass. pen. 7266/2015 - A.G.

Il furto in un luogo di culto è inteso come furto in abitazione. Tra i luoghi in tutto o in parte destinati a privata dimora si ricomprendono anche quei luoghi nei quali le persone si trattengono per compiere, anche in modo transitorio o contingente, atti della loro vita.

L'asportazione del denaro contenuto in una cassetta adibita a raccolta delle elemosina in un edificio di culto integra la fattispecie di furto aggravato.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 8 ottobre 2014 – 18 febbraio 2015, n. 7266 Presidente Marasca – Relatore De Berardinis

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 20/6/12 la Corte di Appello di Napoli pronunziava la riforma della sentenza emessa dal Giudice monocratico del Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi in data 12/2/09,​ ​con la quale O.W. era stato condannato,​ ​quale responsabile del reato di cui all'art.​ ​624 bis commi I-III CP.(furto consumato all'interno di un edificio di culto,​ ​dove l'imputato si era introdotto con altri,​ ​asportando il danaro contenuto nella cassetta delle elemosine). Per tale reato il giudice di appello riduceva la pena riconosciuta l'attenuante di cui all'art.​ ​62 n.4 CP,​ ​come prevalente sulla contestata aggravante,​ ​determinandola in mesi sei di reclusione, € 500,00 di multa.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore, rilevando:

1-la mancanza di motivazione in ordine al motivo di appello che contestava la qualificazione giuridica del fatto per insussistenza degli elementi che integrano l'ipotesi delittuosa enunciata dall'art.​ ​624 bis CP.,evidenziando sul punto che non sarebbe incluso nel concetto di "privata dimora"anche il muro di ingresso di un fabbricato destinato alla esposizione di presepi­. ​A riguardo la difesa evidenziava che la cassetta delle elemosine oggetto di furto si trovava all'esterno dell'edificio di culto.

Riteneva in tal senso insussistenti i presupposti che integrano il reato ex art.624 bis CP,ritenendo configurabile il furto semplice, nonché l'ipotesi del tentativo,​ ​o del reato impossibile,​ ​sostenendo che nel giudizio non era stata acquisita la prova della avvenuta sottrazione del denaro​ ​(ipotizzando che la cassetta delle elemosine fosse rimasta incustodita durante le ore notturne)­​.​

-Inoltre la difesa evidenziava che,​ ​in tal caso,​ ​il reato risulterebbe estinto per decorrenza del termine di prescrizione, maturato in epoca antecedente al giudizio di appello,​ ​data la concessione di attenuanti prevalenti sull'aggravante­​.​

Per tali motivi concludeva chiedendo l'annullamento dell'impugnata sentenza­​.​

Rileva in diritto

Il ricorso risulta privo di fondamento.

Invero deve evidenziarsi,​ ​in primo luogo,​ ​che dal testo del provvedimento impugnato si desume adeguata motivazione in riferimento alle doglianze dell'appellante, l'infondatezza del motivo concernente la erronea qualificazione giuridica del fatto,​ ​comprese le contestate aggravanti. Invero,​ ​va preliminarmente evidenziato che dalla motivazione emerge che la condotta ascritta all'imputato ricorrente risulta dimostrata in concreto da quanto è emerso nel dibattimento da deposizione del teste,​ ​dei CC. che aveva riconosciuto l'imputato attraverso un filmato tratto da un apparecchio di videosorveglianza installato nel luogo ove si era verificato il furto. Inoltre risulta specificato che l'imputato aveva sostanzialmente ammesso l'addebito,​ ​affermando che la cassetta delle elemosine conteneva la somma di €40,00 che egli aveva asportato­​. Tanto premesso,​ ​deve rilevarsi che sono infondati i rilievi della difesa con i quali si contesta la sussistenza degli elementi costitutivi del reato previsto dall'art.​ ​624 bis CP,​ ​rilevando che tale ipotesi sarebbe esclusa dalla ubicazione della cassetta oggetto di furto​. ​­Invero devono ritenersi compresi nel concetto di luogo destinato all'uso di privata dimora le parti accessorie di un fabbricato,​ ​che siano destinate funzionalmente all'uso dello stesso (si può in tal senso richiamare il principio sancito da questa Corte con varie pronunzie per cui l'ipotesi di reato delineata dall'art.​ ​624 bis CP,​ ​in tema di furto in abitazione,​ ​esplicitamente amplia,​ ​attraverso la definizione del luogo come >destinato in tutto o in parte a privata dimora>la portata della previsione,​ ​così da comprendere in essa tutti quei luoghi nei quali le persone si trattengono per compiere anche in modo transitorio o contingente atti della loro vita​ ​(v. Sez.​ ​IV​ ​14-11-2003, n.43671, Sgaramella - Conforme Sez. V,22-11-2007, n.​ ​43089-e Sez. V,19.5.2008, n. 20022, RV226415​).­

In conclusione si osserva pertanto che il giudice di merito ha correttamente ritenuto sussistente, nella specie,​ ​ove si è verificata l'asportazione del denaro contenuto in una cassetta adibita a raccolta di elemosine in un edificio di culto,​ ​il reato de quo,​ ​essendo evidente la destinazione dell'oggetto del furto all'edificio stesso,​ ​nel quale l'imputato si era clandestinamente introdotto­​.​

Pertanto si rivelano prive di fondamento le argomentazioni svolte dalla difesa in riferimento alla diversa qualificazione giuridica del fatto,​ ​per il quale non risulta decorso il termine di prescrizione,​ ​che verrebbe a scadenza il 14.2.2016​, da prorogare alla data del 30.6.2016,​ ​in considerazione dei periodi di sospensione​ ​(di mesi 4 e gg.16)­​.​

Va dunque pronunziato il rigetto del ricorso,​ ​a cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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