Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-08-02

SANITA': ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE - Cass. pen. 31129/2014 - Annalisa GASPARRE

Fioriscono le condanne per esercizio della professione medica a carico di soggetti che operano in strutture. Un'altra condanna - ma quanti sono i casi oscuri? - per un odontotecnico che operava all'interno di un centro specializzato, presso il quale la paziente aveva fatto affidamento, e che poteva in essere atti riservati al medico odontoiatra. Anche quest'ultimo è stato condannato per aver consentito determinati interventi che, seppure non lesivi dell'integrità fisica della paziente, erano abusivi rispetto alla professione.

Le testimonianze rese nel processo dimostravano, in termini di appagante certezza, che l'imputato operava all'interno del centro con mansioni non solo esclusivamente tecniche ma estese a pratiche che, anche se non invasive, erano e sono riservate al medico odontoiatra (prelievo di impronte dentali, prove in bocca di componenti di impianti e collocazione in bocca di protesi o parti di esse).

La paziente si era poi costituita parte civile ed aveva ottenuto il riconoscimento del danno morale per lo stato d'ansia arrecatole dalla consapevolezza che la pratica era stata realizzata da un soggetto non abilitato e dal timore di future evoluzioni negative per la propria salute, quando, invece, ella aveva prestato affidamento sulla professionalità soggettiva del titolare della struttura. La Cassazione, confermando la decisione sul punto dei giudici territoriali, ha rigettato la tesi per cui l'oggetto giuridico della norma dell'art. 348 c.p. sarebbe esclusivamente amministrativo-burocratico e dovrebbe escludersi il risarcimento del paziente che non abbia subito lesioni personali. In proposito, ha precisato che il paziente che si rivolge a un medico abilitato per ottenere una prestazione sanitaria fa affidamento sui controlli che gli ordini professionali e le autorità amministrative svolgono sulla competenza e adeguatezza del professionista, pertanto, l'esercizio della pratica medica da parte di soggetto non abilitato lede tale affidamento, con ripercussioni di tipo psicologico.

La difesa, poi, aveva profilano l'illegittimità costituzionale, per contrasto con l'art. 25 Cost. dell'art. 348 c.p. in relazione all'art. 100 TULSS, asserendo che la formulazione di quest'ultimo fosse indeterminata, con la conseguenza che sarebbe inafferrabile il discremen tra attività che possono essere espletate dall'odontotecnico e attività riservate al medico odontoiatra. La questione di legittimità costituzionale è però ritenuta non rilevante nel caso sub judice, atteso che è incontroverso che l'imputato non fosse abilitato alla prestazione espletata.



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