Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-03-16

SCELTA DELLE SEDI FARMACEUTICHE: NECESSARIA UNA VALUTAZIONE ADEGUATA – Cons. St. 1153/15 – Alceste SANTUARI

La scelta del comune riguardo alla dislocazione delle sedi farmaceutiche è discrezionale

La giunta comunale pertanto nel rispetto dell"art. 1, d.l. 1/2012 può agire per individuare le nuovi sedi farmaceutiche da insediare nel comune

Tuttavia, il Consiglio di Stato suggerisce che tale scelta sia adeguatamente motivata

Una delibera del consiglio comunale, con cui si è stabilita l"apertura di una nuova farmacia in una frazione del comune, è stato impugnato dalla farmacista titolare della farmacia già esistente nella stessa frazione. La ricorrente, oltre ad alcuni rilievi di ordine procedimentale (riguardanti essenzialmente la mancata acquisizione, ovvero il mancato esame, del parere dell"Ordine provinciale dei farmacisti), ha contestato la razionalità della scelta effettuata, in relazione alla sproporzione fra il dato demografico del capoluogo comunale (dove con oltre diecimila abitanti vi sono due farmacie) e quello della frazione (dove con circa tremila abitanti il consiglio comunale ha inteso istituire una nuova farmacia in aggiunta a quella già esistente).

Il ricorso della farmacista interessata è stato accolto dal T.A.R. Toscana con sentenza n. 953/2014, con la quale i giudici amministrativi toscani hanno riconosciuto l"eccesso di potere per irrazionalità e difetto di motivazione della delibera del consiglio comunale.

Il Consiglio comunale ha proposto appello, chiedendo anche la sospensione della sentenza. Si è costituita la Regione Toscana aderendo all"appello. Si è opposta all"appello la farmacista originaria ricorrente.

I giudici di Palazzo Spada hanno rigettato l"appello presentato dal Comune, evidenziando tra l"altro quanto segue:

  1. la decisione del comune – in ossequio alle previsioni normative contenute nell"art. 1, d.l. 1/2012, hanno natura "ampiamente discrezionale";
  2. i criteri ("peraltro formulati in modo generico e per certi aspetti contraddittorio") di cui all"art. 11 del decreto legge n. 1/2012 sono solo indicativi;
  3. il coefficiente demografico di 3300 abitanti ha rilievo solo al fine di determinare il numero delle farmacie spettanti complessivamente al Comune, ma non si riferisce necessariamente al "bacino di utenza" del singolo esercizio farmaceutico;
  4. in genere, in casi analoghi, la Sezione del Consiglio di Stato ha giudicato infondate le censure di eccesso di potere per difetto di motivazione e/o manifesta irragionevolezza, sollevate nei confronti dei provvedimenti adottati in questa materia;
  5. tuttavia, nel caso di specie la dislocazione della popolazione meritava una specifica valutazione, in quanto metà della popolazione si concentra nell"abitato del capoluogo, mentre il resto si distribuisce in centri minori dei quali il più importante è la frazione in cui il comune ha deciso di aprire la seconda farmacia. Si tratta di località che "costituiscono nuclei autonomi, distanziati diversi km l"uno dall"altro e differenziati anche per altitudine."
  6. alla vigilia del provvedimento impugnato, vi erano nel Comune cinque sedi farmaceutiche: due nel capoluogo, e una per ciascuna nelle frazioni;
  7. una simile situazione rende "manifestamente squilibrata la distribuzione delle farmacie quale risulta per effetto del provvedimento impugnato in primo grado: due farmacie nel capoluogo comunale, a servizio di circa 10.500 abitanti, e ugualmente due insediate nella frazione, a servizio di circa 3.000 abitanti;
  8. non è possibile sostenere che nella frazione graviti l"utenza degli altri centri minori, giacché due frazioni si appoggiano a farmacie esistenti nelle rispettive località, mentre quella di altre località gravita piuttosto sul capoluogo o sulle farmacie di Comuni confinanti;
  9. considerate le distanze, inoltre, non si può ritenere che una parte della popolazione del capoluogo abbia interesse a rivolgersi (se non forse in circostanze eccezionali) alle farmacie che si trovano nei centri minori.

Alla luce di quanto sopra richiamato, il Consiglio di Stato ha ritenuto di aderire a quanto già sostenuto in primo grado dal TAR della Toscana, laddove esso ha stigmatizzato l"assenza nella deliberazione del consiglio comunale di una motivazione puntuale, conditio vieppiù richiesta attesa la sproporzione "ictu oculi" della decisione.

Ancorché il Consiglio di Stato ha sottolineato che non spetti al medesimo valutare "se la sesta farmacia si debba ubicare nel capoluogo, ovvero in una delle località minori attualmente sprovviste di farmacia", i giudici di Palazzo Spada hanno comunque inteso segnalare che "la soluzione adottata nella delibera impugnata appare manifestamente irragionevole, o a tutto concedere carente di motivazione."

La sentenza in parola presenta caratteri di interesse e di novità nell"ambito delle decisioni giurisprudenziali fino ad ora commentate anche su questo sito, in quanto, se da un lato, conferma un principio generale dell"ordinamento giuridico che deve sempre presidiare l"operato della P.A., segnatamente la necessità di adeguate motivazioni a supporto delle deliberazioni degli enti locali, dall"altro, si spinge a riconoscere, benché in modo indiretto ovviamente, la componente economico-imprenditoriale del servizio farmaceutico. Invero, è in quest"ottica, che deve essere interpretato il termine "sproporzionato" riferito alla scelta del comune di aprire una nuova sede farmaceutica in una frazione già servita da un"altra farmacia.



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