Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-12-12

SCHEMA DEL CONTO ECONOMICO DI SRL: VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE - RM

Il conto economico deve essere redatto in conformità al seguente schema:

A) Valore della produzione:

1) ricavi delle vendite e delle prestazioni;

2) variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti;

3) variazioni dei lavori in corso su ordinazione;

4) incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;

5) altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio.

Totale.

B) Costi della produzione:

6) per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci;

7) per servizi;

8) per godimento di beni di terzi;

9) per il personale:

"deve essere sempre riconosciuto il carattere di mutualità prevalente nelle cooperative di produzione e lavoro, pur in presenza di imponenti apparati tecnologici, se il costo del lavoro dei soci è superiore al cinquanta per cento del totale del costo del lavoro di cui all'art. 2425, comma 1, punto B 9, c.c." (Trib. Napoli 12.4.2005, GCo, 2007, 4, 836 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON);

a) salari e stipendi;

b) oneri sociali;

c) trattamento di fine rapporto;

d) trattamento di quiescenza e simili;

e) altri costi;

10) ammortamenti e svalutazioni:

"deve riconoscersi natura di riserve e non di ammortamenti veri e propri agli accantonamenti anticipati se risulta che la loro funzione non è quella di riequilibrare i costi influenzati dai deterioramenti o le perdite di beni strumentali dell'impresa, ma quella di salvaguardare il capitale sociale, anche mediante investimenti aventi carattere d'incremento o rinnovo di beni strumentali" (Cass. civ., sez. I, 22.10.1991, n. 11202, DF, 1992, II, 758);

a) ammortamento delle immobilizzazioni immateriali;

b) ammortamento delle immobilizzazioni materiali;

"gli ammortamenti non vanno praticati secondo rigidi criteri preordinati, senza alcun riscontro con gli eventi verificatisi nel corso dell'esercizio; nè le aliquote fiscali vincolano la società se non nel senso che, a sensi della normativa suddetta, l'ammortamento può essere effettuato nella misura compresa tra il 100 e il 50% dell'aliquota massima consentita" (App. Roma 10.10.1990, GI, 1991, I, 2, 274);

c) altre svalutazioni delle immobilizzazioni;

d) svalutazioni dei crediti compresi nell'attivo circolante e delle disponibilità liquide;

11) variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;

12) accantonamenti per rischi;

13) altri accantonamenti;

"sono giuridicamente corretti solo gli accantonamenti effettuati nel bilancio di esercizio a fronte di eventi negativi probabili (quando se ne ammette l'accadimento in base a motivi seri o attendibili ma non certi), laddove in presenza di eventi possibili (ridotta probabilità di realizzazione) o remoti (di difficile realizzazione) si richiede soltanto un richiamo informativo nella nota integrativa, invero neppure necessario per gli eventi remoti" (Trib. Milano 5.11.2001, Soc, 2002, 722);

14) oneri diversi di gestione.

Totale.

Differenza tra valore e costi della produzione (A – B):

"i canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell'art. 3 della legge n. 1089 del 1939 e successive modificazioni, che siano oggetto dell'impresa, ne rappresentano dei ricavi e come tali rientrano nella determinazione della base imponibile dell'Irap (imposta regionale sulle attività produttive), essendo essa diretta alla tassazione del valore della produzione ed articolata, ai sensi degli art. 5, 11 e 11 bis del d.lg. n. 446 del 1997, in base alla natura del soggetto passivo (nella specie, società di capitali) ed alla differenza tra la somma delle voci della produzione e quella dei costi di cui all'art. 2425, comma 1, rispettivamente lettere A) e B), c.c., con i correttivi dettati dal richiamo a specifiche norme del testo unico delle imposte sui redditi (art. da 53 a 76 del d.P.R. n. 917 del 1986), effettuati peraltro solo ai fini della quantificazione dei valori; ne consegue che resta inapplicabile ai predetti ricavi l'art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991 che, operando come norma qualificatoria del valore da considerare ai fini del reddito, prevede che il reddito dei predetti immobili sia determinato secondo la minore tra le tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato" (Cass. civ., sez. trib., 29.1.2009, n. 2332, GCM, 2009, 1, 133, VN, 2009, 1, 430).



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