Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-11-27

SCHEMA DI STATO PATRIMONIALE DI SRL: ATTIVO CIRCOLANTE (RIMANENZE E CREDITI), RATEI E RISCONTI - Riccardo MAZZON

Proseguendo nella lettura ragionata dello stato patrimoniale, da redigersi in conformità allo schema previsto dall'articolo 2424 del codice civile; in particolare, per quanto concerne attivo circolante (rimanenze e crediti), nonché ratei e risconti, sempre seguendo lo schema dettato dal legislatore (con la giurisprudenza e riassuntivamente) può essere chiarito quanto segue:

C) Attivo circolante:

I – Rimanenze:

"l'art. 2424 c.c. rappresenta il parametro normativo per definire il concetto di "attivo patrimoniale" di cui all'art. 1 comma 2 lett. a) l.fall., nel testo introdotto dal d.lg. 12 settembre 2007 n. 169. Ai fini della valutazione della sussistenza del predetto requisito dimensionale, i criteri dettati dall'art. 2424 c.c., in quanto espressione della logica contabile, trovano applicazione anche nei confronti di soggetti qualificabili come piccoli imprenditori ex art. 2083 c.c. ed impongono di computare nell'attivo patrimoniale le rimanenze di magazzino, mentre nel passivo patrimoniale vanno computati i debiti eventualmente contratti per l'acquisto di quegli stessi beni" (Cass. civ., sez. I, 29.7.2009, n. 17553, GCo, 2011, 3, 486 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON);

1) materie prime, sussidiarie e di consumo;

2) prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;

3) lavori in corso su ordinazione;

4) prodotti finiti e merci;

"la suddivisione del magazzino in materie prime, prodotti finiti e scorte, è sufficiente e nel pieno rispetto della legge. La rivalutazione di un bene improduttivo al puro valore di consistenza materiale è pienamente conforme alla legge" (Trib. Milano 21.12.1987, GCo, 1988, II,932);

5) acconti.

Totale

II - Crediti,

"ai fini dell'accertamento del requisito dimensionale per l'assoggettabilità a fallimento, nel quadro normativo formato dall'art. 1, comma 2, lett. a, legge fall., nel testo introdotto dal d.lg. n. 5 del 2006, successivamente modificato, in senso solo correttivo e non modificativo del d.lg. n. 169 del 2007, nella nozione di "capitale investito" nell'azienda, rilevante ai fini dell'integrazione del predetto parametro dimensionale, devono essere inclusi i crediti che, peraltro rientrano nell'attivo patrimoniale ai sensi dell'art. 2424 c.c." (Cass. civ., sez. I, 29.10.2010, n. 22150, GCM, 2010, 10, 1387 – peraltro, relativamente a crediti, il cui valore nominale sia già stato svalutato in precedenti esercizi, è legittima la costituzione nello stato patrimoniale di una voce per la loro ulteriore svalutazione in base ad una diversa scelta discrezionale, di cui viene fornita nella nota integrativa specifica notizia: Trib. Milano, 5.11.2001, Soc, 2002, 722),

con separata indicazione, per ciascuna voce, degli importi esigibili oltre l'esercizio successivo:

"i crediti verso clienti non possono essere ricompresi tra le immobilizzazioni finanziarie ai sensi dell'art. 2424 bis c.c., ma nell'attivo circolante, generando possibili perdite e non minusvalenze. Conseguentemente la cessione "pro soluto" dei crediti - ritenuti inesigibili dall'imprenditore e non rientranti in una procedura concorsuale - risultano deducibili soltanto se risultano da dati di riferimento precisi comprovanti la perdita" (Cass. civ., sez. trib., 11.12.2000, n. 15563, RT, 2001, 1353);

1) verso clienti;

"l'art. 2424 n. 11 c.c., il quale dispone che il bilancio della società per azioni deve indicare, nell'attivo, i crediti verso la clientela, si riferisce ai crediti reali, e non a quelli semplicemente potenziali" (Cass. civ., sez. I, 27.11.1982, n. 6431, GCM, 1982, fasc. 10-11);

2) verso imprese controllate;

"rientrano nella fattispecie normativa del mutuo, e vanno pertanto iscritti tra i "crediti" nello stato patrimoniale della società erogante, malgrado la mancata previsione di interessi, garanzie e di una scadenza, i finanziamenti concessi dalla controllante alle proprie controllate per sostenerle nella fase di avvio delle rispettive attività, ove sussista in capo alle società beneficiarie l'obbligo di procedere al rimborso, anche graduale, delle somme" (Trib. Milano 29.06.2005, BBTC, 2006, 5, 627);

3) verso imprese collegate;

4) verso controllanti;

4-bis) crediti tributari;

4-ter) imposte anticipate;

5) verso altri.

Totale.

III - Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:

"l'omessa iscrizione di poste patrimoniali attive, relative a partecipazioni di rilevante entità, rende falso il bilancio ed inoltre viola il principio di "quadro fedele" che deve ispirare l'interprete nell'ottica di un'esatta applicazione dei criteri contenuti nella IV direttiva C.E.E." (Trib. Milano 20.03.1989, GI, 1990, I, 1, 1627);

1) partecipazioni in imprese controllate;

"la procedura di fusione per incorporazione "semplificata" esige che dalla situazione patrimoniale della controllante risulti il possesso di tutte le azioni della controllata da incorporare e non è sufficiente che la partecipazione totalitaria risulti da dichiarazioni rese nei verbali delle assemblee che deliberano. Ciò in quanto la fusione deliberata, a norma dell'art. 2504 quinquies c.c. sul presupposto che l'incorporante detenga l'intero capitale sociale di tutte le società incorporate, è stata attuata, nella fattispecie, sulla base di una situazione patrimoniale infedele. La mancata indicazione è in contrasto con la norma alla redazione del bilancio d'esercizio e, in particolare, con l'art. 2424 comma 3, c.c., secondo il cui disposto, lo stato patrimoniale deve indicare le immobilizzazioni finanziarie, tra cui le partecipazioni nelle società controllate. Nè vale a sanare il vizio della delibera, la produzione di una certificazione notarile nel corso del procedimento di omologazione in quanto in naturale destinatario dell'informazione è l'assemblea dei soci" (Trib. Napoli 23.10.1996, Not, 1997, 55);

2) partecipazioni in imprese collegate;

3) partecipazioni in imprese controllanti;

4) altre partecipazioni;

"una partecipazione non azionaria, anche qualora abbia natura di immobilizzazione, non può essere sottratta alla disciplina generale dell'art. 2424 n. 4. Ad essa, quindi, non è sempre necessariamente applicabile il criterio di valutazione previsto per le immobilizzazioni non finanziarie, ossia quello del costo. L'iscrizione in bilancio al valore di costo può considerarsi compatibile con questa disposizione solo qualora non risulti manifestamente irragionevole, e alla condizione che gli amministratori forniscano gli elementi che possono costituire una adeguata motivazione della conformità di tale scelta al criterio del prudente apprezzamento richiesto dalla legge. Mentre il criterio del costo deve essere abbandonato, in quanto irragionevole, nel caso in cui risulti necessario ragguagliare la valutazione al decremento del patrimonio o del reddito della società partecipata" (Trib. Milano 11.11.1996, Soc, 1997, 435 - cfr. anche App. Milano 18.05.1996, Soc, 1997, 49, per cui il criterio di valutazione per l'iscrizione in bilancio delle partecipazioni azionarie, ai sensi dell'art. 2425, n. 4, vecchio testo, c.c., è demandato al prudente apprezzamento degli amministratori. La correttezza del criterio del costo storico non può quindi prescindere dalla presa in considerazione dell'andamento economico della partecipazione e dal risultato da essa conseguito nei singoli esercizi, non potendo ritenersi ispirata a prudenza e ragionevolezza una iscrizione a bilancio a valore nominale che si allontani significativamente da quello desumibile dal patrimonio netto e dal valore di mercato; a tal fine è necessaria l'allegazione di copia integrale dell'ultimo bilancio della controllata prescritta dal comma ultimo dell'art. 2424 c.c.);

6) altri titoli.

Totale.

Le partecipazioni in altre imprese

"l'ammissibilità della holding presuppone l'identità di oggetto sociale tra partecipante e partecipata, a meno che si tratti di partecipazioni non di controllo o non costituenti immobilizzazioni finanziarie" (Trib. L'Aquila 22.12.1999, Soc, 2000, 738);

in misura non inferiore a quelle stabilite dal terzo comma dell'articolo 2359 del codice civile, ossia quando, nell'assemblea ordinaria, può essere esercitato almeno un quinto dei voti - ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in mercati regolamentati -, si presumono immobilizzazioni:

"in tema di redazione del bilancio di una società bancaria, la qualificazione dei titoli rappresentativi delle partecipazioni in altre società come "immobilizzazioni finanziarie", in quanto elementi destinati ad essere utilizzati durevolmente nell'impresa, ovvero come facenti parte del capitale circolante, è frutto di una scelta discrezionale degli amministratori - non censurabile in sede di impugnazione del bilancio- ma, una volta che essa sia stata operata, gli amministratori sono obbligati ad iscrivere detti titoli nel documento contabile, rispettivamente, secondo il criterio del costo (art. 18, d.lg. n. 87 del 1992), ovvero sulla base dei più elastici parametri espressamente previsti (art. 20, d.lg. n. 87 del 1992), essendo tuttavia ammissibile la successiva modificazione della destinazione e, conseguentemente, del relativo criterio di valutazione. (Principio enunciato in riferimento al bilancio di una società bancaria al quale, "ratione temporis", non erano applicabili le istruzioni emanate dalla Banca d'Italia, ai sensi dell'art. 5, d.lg. n. 87 del 1992 - sostanzialmente coincidenti con la raccomandazione adottata dalla Consob in data 15 febbraio 1995 e rielaborata in data 15 giugno 2001 - nel testo in cui, allo scopo di evitare il rischio di abusi derivanti da un uso strumentale del potere di destinazione dei titoli, hanno fissato le modalità di individuazione preventiva dei parametri di classificazione, disponendo che, nel caso di modificazione della destinazione, i titoli debbano continuare ad essere valutati secondo il criterio previsto per la loro destinazione originaria)" (Cass. civ., sez. I, 1.4.2005, n. 6911, GCM, 2005, 4).

IV - Disponibilità liquide:

1) depositi bancari e postali;

2) assegni;

3) danaro e valori in cassa.

Totale.

Totale attivo circolante (C).

D) Ratei e risconti,

"i ratei ed i risconti devono essere illustrati nella nota integrativa dei bilancio di esercizio solo se hanno un apprezzabile valore, laddove nessuna informazione al riguardo è necessaria nel bilancio in forma abbreviata" (Trib. Milano 5.11.2001, Soc, 2002, 722),

con separata indicazione del disaggio su prestiti.

Nella voce ratei e risconti attivi, devono essere iscritti i proventi di competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi, nonché i costi sostenuti entro la chiusura dell'esercizio ma di competenza di esercizi successivi; possono essere iscritte in tali voci soltanto quote di proventi, comuni a due o più esercizi, l'entità dei quali vari in ragione del tempo.



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