Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2013-11-18

SCHEMA DI STATO PATRIMONIALE DI SRL: CREDITI VERSO SOCI ED IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI - Riccardo MAZZON

Lo stato patrimoniale deve essere redatto in conformità allo schema previsto dall'articolo 2424 del codice civile; in particolare, per quanto concerne crediti verso soci ed immobilizzazioni materiali, seguendo lo schema dettato dal legislatore (con la giurisprudenza e riassuntivamente) può essere chiarito quanto segue:

Attivo:

A) Crediti verso soci

"la delibera di un'assemblea ordinaria di una società cooperativa a responsabilità limitata, avente ad oggetto l'approvazione del bilancio, ai sensi dell'art. 2364, comma 1, n. 1 c.c., conformemente alla generale vincolatività delle delibere assembleari per tutti i soci, anche dissenzienti, in mancanza di rituale impugnazione, ha piena efficacia vincolante nei confronti di tutti i soggetti legati dal rapporto sociale, e costituisce altresì piena prova del credito che la società vanta nei confronti del singolo socio, atteso che il principio della libera valutabilità da parte del giudice di merito dei libri e delle scritture contabili, e quindi anche del bilancio, dell'impresa soggetta a registrazione, ai sensi dell'art. 2709 c.c., non si estende ai rapporti fra società e socio, per essere agli stessi applicabile, anche con riguardo alle rispettive posizioni debitorie e creditorie l'indicato principio della vincolatività" (Cass. civ., sez. lav., 11.9.1997, n. 8938, GCM, 1997, 1682 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON),

per versamenti ancora dovuti, con separata indicazione della parte già richiamata:

"al fine di determinare la nozione del criterio quantitativo degli "investimenti effettuati" è necessario aver riguardo al totale dell'attivo dello stato patrimoniale, comprendente tutte le voci di cui all'art. 2424 c.c. ovvero le immobilizzazioni, l'attivo circolante, i ratei e i risconti (nonché, nelle società, i crediti verso i soci per i versamenti ancora dovuti), con esclusione dei debiti che non integrano il concetto di capitale; con riferimento al tema della valutazione dell'attivo patrimoniale appare corretto far riferimento a criteri di funzionamento (e non a criteri di liquidazione)" (Trib. Piacenza 22.1.2007, GI, 2007, 10, 2223);

B) Immobilizzazioni (gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni), con separata indicazione di quelle concesse in locazione finanziaria:

I - Immobilizzazioni immateriali:

1) costi di impianto e di ampliamento;

2) costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità;

"i contributi sulla ricerca mineraria non rappresentano in alcun modo sopravvenienze attive retroattivamente incidenti sui risultati economici di gestioni pregresse, e ciò con riferimento sia all'esercizio in cui siano stati percepiti effettivamente, sia agli esercizi anteriori nei quali siano state effettuate le spese per la ricerca mineraria oggetto dei finanziamenti in questione. Tali contributi in conto capitale rappresentano viceversa proventi di natura patrimoniale, da imputare per legge ai costi d'investimento erogati per la ricerca, ai sensi dell'art. 2424 c.c., e non confluiscono pertanto nel rispettivo conto economico d'esercizio" (Cons. St., sez. VI, 9.1.2004, n. 11 (Riforma Tar Lazio, sez. III ter, 5.112001 n. 8980), FA, CDS 2004, 166);

3) diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno;

"le spese di ricerca debbono essere obbligatoriamente iscritte all'attivo del bilancio se la loro utilità è certa o comunque fondatamente prevista come certa. È illegittima la iscrizione in bilancio dei brevetti per una lira, quando non si dimostri che la spesa di acquisto o di costo sia già stata interamente ammortizzata. Il know-how acquistato da terzi va iscritto in bilancio in apposita voce distinta dalle altre prevista nell'art. 2424 n. 5 c.c." (Trib. Milano 12.6.1986, RDC, 1988, II,165);

4) concessioni, licenze, marchi e diritti simili;

"la nullità della deliberazione di approvazione del bilancio di una società per azioni che sia fatta valere dal socio per inosservanza dell'art. 2424 n. 5 c.c. circa l'obbligo di enunciare i marchi di fabbrica fra le poste attive del bilancio medesimo deve essere esclusa quando la società deduca e dimostri di non aver pagato un corrispettivo per l'acquisto dei marchi, o di non aver subito un costo per la loro creazione, con conseguente difetto di un apprezzabile valore economico dei marchi stessi in relazione alla complessiva entità del patrimonio sociale, atteso che, in tale situazione, l'indicata omissione resta irrilevante e non integra violazione della citata norma, perché non incide sui principi di chiarezza e verità del bilancio che essa è rivolta a tutelare" (Cass. civ., sez. I, 15.3.1984, n. 1759, GCM, 1984, fasc. 3-4);

5) avviamento;

"in tema di imposte sui redditi, in ipotesi di cessione di azienda (o di un ramo di essa), la passività costituita della entità del trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato maturato, fino al momento della cessione, dai dipendenti trasferiti con l'azienda e/o del preavviso e dell'indennità suppletiva di clientela per gli agenti di cui all'art. 1751 c.c. è ontologicamente diversa dall'avviamento, il cui valore costituisce un elemento patrimoniale attivo per il solo acquirente, trovando la sua causa genetica nella sua acquisizione a titolo oneroso, mentre il valore del trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato e/o dell'indennità per gli agenti matura in capo al cedente come passività e, con la stessa natura, viene trasferito al cessionario. Ne consegue che a tale passività non può essere esteso il trattamento fiscale dell'avviamento e, quindi, il costo per esse sopportato non può essere oggetto di ammortamento, secondo le regole previste dall'art. 75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 (numerazione vigente fino al 31 dicembre 2003). (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto legittimo l'avviso di accertamento con cui era stata recuperata a tassazione l'iscrizione, a titolo di avviamento delle passività relative al personale di un ramo azienda oggetto di cessione)" (Cass. civ., sez. trib., 11.4.2011 n. 8134, GCM, 2011, 4, 569 – cfr. anche Cass. civ., sez. trib., 13.11.2000, n. 14687, GCM, 2000, 231, secondo cui in tema di i.r.pe.g. e di i.lo.r., nell'ipotesi di fusione di società per incorporazione, la società incorporante può, a norma dell'art. 123, comma 2, t.u.i.r,, come modificato dall'art. 7, comma 6, l. 11 marzo 1988 n. 67, compensare, in esenzione d'imposta fino a concorrenza del disavanzo di fusione, detto disavanzo di fusione (differenza fra il costo della partecipazione totalitaria ed il patrimonio netto dell'incorporata) anche con il valore di avviamento della incorporata. Dalla legittimità civilistica e fiscale dell'iscrizione di una posta di bilancio a titolo di avviamento, mediante utilizzo del disavanzo di fusione per incorporazione (e, quindi, senza concambio), discende la detraibilità fiscale delle relative quote di ammortamento, correttamente appostate nel conto economico. Infatti, l'art. 2424 c.c., nel testo anteriormente vigente (nella specie applicabile), disponeva che i fondi di ammortamento venissero appostati nel passivo del bilancio. L'art. 52 t.u.i.r., a sua volta dispone che "il reddito d'impresa,..., è determinato apportando all'utile o alla perdita risultante dal conto economico, relativo all'esercizio chiuso nel periodo d'imposta, le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti all'applicazione dei criteri stabiliti nelle successive disposizioni del presente testo unico". Siccome le "successive disposizioni" non contengono una norma che preveda la indetraibilità degli ammortamenti, se ne deve dedurre, in linea di principio, che gli ammortamenti sono detraibili. La conferma la si ricava dagli art. 67 e 68 t.u.i.r. che dettano la disciplina, rispettivamente, dell'ammortamento dei beni materiali e dei beni immateriali (compreso l'avviamento), e pongono soltanto limiti cronologici e quantitativi delle quote di ammortamento deducibili ai fini fiscali);

6) immobilizzazioni in corso e acconti;

7) altre:

"la questione della conferibilità in una società per azioni (nel caso una società mista costituita per gestire il servizio farmaceutico) del diritto di costituibilità e gestire una sede farmaceutica va risolta unicamente accertando la iscrivibilità o meno di tale diritto nell'attivo dello stato patrimoniale della società stessa. Nel caso di specie, l'iscrivibilità di tale voce - e così il conferimento del diritto in questione - deve essere negata sia in astratto, in quanto tale diritto non potrebbe trovare collocazione in alcuna delle voci tassativamente previste nell'art. 2424 c.c., sia in concreto perché anche volendo assimilare questa voce a quella dell'avviamento (e ben si potrebbe procedere in tale modo considerato che nella stima dell'avviamento può trovare utile valutazione la circostanza che l'esercizio di azienda farmaceutica è retto da regime concessorio che impedisce il sorgere di altre aziende farmaceutiche nel bacino di utenza dell'esercizio) nel caso di specie il comune in questione non ha mai costituito, e dunque gestito, un'azienda farmaceutica che, pertanto, non può avere un avviamento (e, dunque, una entità iscrivibile in bilancio)" (App. Trento 25.3.1999, RDFa, 1999, 912);

Totale.



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