Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-10-16

SCUOLA E RESPONSABILITA': PALLINE DI CARTA, LOCALI INIDONEI, FUGHE DALLE FINESTRE, PENNE INFILATE NEGLI OCCHI - RM

In argomento, particolarmente emblematiche paiono le seguenti decisioni, rilasciate in ambito di

  • lancio di palline di carta (nella specie, il Ministero della pubblica istruzione - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -,veniva condannato al risarcimento del danno in relazione alle lesioni subite dall'allievo di una scuola in conseguenza del lancio, da parte di un suo compagno, di una pallina di carta che l'aveva colpito nell'occhio; la Suprema Corte, in applicazione dei noti principi, ha confermato la sentenza del merito che, nell'affermare la prevedibilità del fatto, aveva tenuto conto del già avvenuto lancio di palline di carta in quella scuola e durante certe ore di insegnamento, nonché della situazione di indisciplina della classe),

"l'art. 2048 c.c., dopo aver previsto la responsabilità dei precettori e dei maestri d'arte per i danni cagionati dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza, dispone che tali soggetti sono liberati dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto; cosicché, perché possa verificarsi una tal genere di responsabilità, è necessario che il fatto sia prevedibile, in quanto ciò che è imprevedibile è anche, per definizione, non prevedibile. Per accertare la prevedibilità del fatto il giudice del merito deve far riferimento alla sua ripetitività o ricorrenza statistica, non astrattamente intesa, ma correlata al particolare ambiente di cui si tratta, sulla base della ragionevole prospettazione secondo cui certi eventi, già verificatesi in date condizioni, possono, al riprodursi di queste, ripetersi " (Cass. civ., sez. I, 2 dicembre 1996, n. 10723, SI, 1997, 314);

  • inidoneità dei locali (nella specie, tra l'altro, dall'aula, particolarmente angusta, si accedeva all'area destinata alla ricreazione tramite una porta vetrata, costituita da un debolissimo telaio in lamierino e fornito di un vetro a lastra unica di tenue spessore),

"in tema di istruzione secondaria sussiste, da un lato, l'obbligo, per il comune, di destinare all'uso scolastico locali idonei a garantire l'incolumità fisica dei ragazzi (e conformi alle prescrizioni di cui alla legge n. 412 del 1975), dall'altro, il divieto, per gli insegnanti, di lasciare l'aula, prima dell'arrivo del collega del turno successivo, nonché l'obbligo, per il preside, di predisporre e sollecitare mezzi e soluzioni idonee ad impedire il verificarsi di eventi dannosi e, da ultimo, l'obbligo, per il vicepreside, di controllare che i cambi di turno, tra i professori, si svolgano in modo tale da garantire la vigilanza permanente degli studenti. Ove, per l'effetto, si verifichi - nell'ambito dell'istituto scolastico - un incidente con danni ad uno studente e per l'inidoneità dei locali e per l'insufficiente sorveglianza (i ragazzi erano stati lasciati soli, nel cambio di turno) sussiste la solidale, concorrente, responsabilità di tutti i soggetti predetti" (Trib. Catania 15 novembre 1990, GC, 1991, I, 1007);

  • fuga di bambino dalla finestra,

"il contenuto del dovere di vigilanza a carico del sorvegliante deve essere determinato in modo relativo, e specialmente in funzione dell'età. La fuga di un bambino di 5 anni dalla finestra di un istituto di assistenza non è evento imprevedibile se preceduto da segni di irrequietezza e da un altro tentativo di fuga" (Cass. civ., sez. III, 15 dicembre 1980, n. 6503, GI, 1981, I, 1, 1453);

  • penna ficcata in un occhio ad alunno che seguiva la lezione dall'esterno, attraverso il buco della serratura (nell'occasione è stato deciso come non possa essere attribuita responsabilità alcuna all'insegnante, anche in relazione alla imprevedibilità assoluta dell'accaduto, se lo studente allontanato dalla classe venga ferito ad un occhio dal cannello di ricambio di una penna a sfera infilato e sospinto all'improvviso da un altro studente nel piccolo foro esistente nella porta di accesso all'aula, foro al quale dall'esterno egli aveva accostato il volto per osservare quel che avveniva all'interno):

"non può ritenersi negligente o imprudente il comportamento dell'insegnante che, in una seconda media inferiore, svolga lezione consentendo agli allievi, tra i tredici ed i quindici anni, di non occupare i rispettivi banchi, ma di comunicare liberamente tra loro, e che, in conseguenza di un episodio di indisciplina, allontani dall'aula uno studente quindicenne senza affidarlo alla specifica custodia del personale non docente." (App. Roma 9 luglio 1979, GM, 1981, 57).



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