Legislazione e Giurisprudenza, Consenso informato -  Todeschini Nicola - 2013-12-20

SE IL MEDICO NON INFORMA, RISARCISCE. Trib. Campobasso, 25.09.2013 - Nicola TODESCHINI

La pronuncia in commento si distingue dalle altre che hanno affrontato il tema della risarcibilità del danno da vizio di adeguata informazione gravante sul medico per aver risolto -non si comprende bene però se ciò sia avvenuto consapevolmente- in un modo difforme dalla più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione la presenza delle condizioni necessarie perché, accertato l'inadempimento al dovere d'informare, il paziente possa essere risarcito.

Come è noto, l'arresto del febbraio 2010 della Corte di Cassazione ha posto le basi, seguite da molte altre pronunce, per una soluzione che prevede, a fronte dell'inadempimento al dovere di informazione non il risarcimento, tout court, delle conseguenze patite anche a prescindere da una responsabilità nell'esecuzione tecnica dell'intervento (imperizia), ma assegnando al paziente il diritto di essere risarcito per il danno biologico conseguente (le c.d. complicanze) nella sola ipotesi in cui il paziente dimostri che, se correttamente informato, non avrebbe dato l'assenso all'esecuzione del trattamento.

L'arresto della suprema corte invece configura la possibilità di chiedere, senza condizioni di sorta,   un altro tipo di risarcimento non patrimoniale, quello che ripara le sofferenze patite per il tradimento dell'alleanza terapeutica che il paziente si presume viva in tutte le occasioni nelle quali il vizio d'informazione non gli consenta di autodeterminarsi consapevolmente alla cura.

La sentenza in commento, invece, sembra non farsi carico delle condizioni poste dalla Corte di Cassazione e, richiamate le regole in materia di consenso informato, e quindi l'illiceità del trattamento in mancanza di un consenso validamente espresso a seguito di adeguata informazione,  ricordato il diritto del paziente di autodeterminarsi alla cura e quindi anche all'eventuale rifiuto della stessa, pone a carico del sanitario l'onere di dimostrare l'avvenuto adempimento del dovere di informazione, definendolo di natura contrattuale. E sin qui, nulla di nuovo. Nota quindi il magistrato che tale onere non è stato assolto, nel caso di specie, per non avere i sanitari nemmeno articolato istanze istruttorie utili ad offrire dimostrazione dell'avvenuta informazione e per l'essere stato allegato, agli atti, un mero documento prestampato, generico e stereotipato, privo però di uno specifico e puntuale contenuto attinente al caso particolare esaminato, ma recante un unico riferimento alla patologia riscontrata ed al tipo di intervento che sarebbe stato eseguito.

A fronte di un'accertata carenza di informazione resa, rilevata anche dal consulente tecnico d'ufficio, ed atteso quindi che il paziente non è stato posto nelle condizioni di autodeterminarsi consapevolmente alla cura, il magistrato afferma che: "al di là di qualsiasi valutazione circa le modalità di esecuzione dell'intervento chirurgico, le conseguenze lesive sofferte dal paziente per effetto del primo intervento chirurgico sono il frutto di un illecito civile e fondano il diritto del paziente al risarcimento dei danni".

Non è quindi nemmeno esplorata la condizione, posta invece dai principali arresti della Corte di Cassazione sul punto, e consistente nella dimostrazione, a carico del paziente, che se adeguatamente informato non avrebbe prestato consenso all'intervento che ha arrecato, seppur perito, le conseguenze sgradite.

E' verosimile quindi che la pronuncia, se portata innanzi alla Corte d'Appello ed eventualmente alla Corte di Cassazione, possa trovare ragioni di emenda per la mancata esplorazione -secondo i dettami della suprema corte- del nesso di causa tra le lesioni lamentate e la condotta inadempiente contestata ai sanitari.

La pronuncia, infine, si distingue per l'adesione alla logica che informa le tabelle del Tribunale di Milano 2013, alle quali fa espresso riferimento al momento di quantificare i postumi patiti dal paziente così come indicati dal Consulente Tecnico d'Ufficio anche se, in ordine alla valutazione di quest'ultimo dello stato ansioso depressivo conseguente all'emersione delle complicanze, riduce da sette a tre punti, ritenendo la valutazione del medico legale eccessiva, il danno permanente a tale titolo riconoscibile.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati