Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-11-20

SE LA MADRE DISTRUGGE LA FIGURA DEL PADRE PERDE L'AFFIDO CONDIVISO (P.A.S.)- Decreto n. 778/2015 I sez. civile Trib. Cosenza di Paolo F. Cuzzola

Con decreto n. 778/2015 la I sezione Civile del Tribunale di Cosenza ha statuito un importante principio al fine del riconoscimento della P.A.S. (Sindrome da Alienazione Parentale): "Se la madre distrugge la figura del padre perde il diritto all'affidamento condiviso e scatta l'affidamento esclusivo dei figli minori al padre."

Il Tribunale silano ha rilevato che se da un lato, con l'applicazione dell'art. 337 ter cod. civ,  il legislatore ha inteso privilegiare , in caso di separazione della coppia, il regime dell'affido condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori, in quanto la prole ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, d'altra parte ex art.337 quater cod. civ , onde tutelare in maniera concreta l'interesse morale e materiale dei minori, il giudice può disporne l'affidamento esclusivo ad uno dei due genitori.

Il Tribunale da ampia motivazione, analitica e circostanziata, le motivazioni che hanno portato a tale decisione di affidamento esclusivo. Infatti il magistrato evidenzia come dall'ampia istruttoria, che ha ricompreso sia una CTU psicologica, sia l'ascolto diretto dei minori da parte del magistrato all'uopo delegato, è emersa "l'esistenza di una situazione di inidoneità genitoriale della madre che risulta aver manipolato i due minori allontanandoli fisicamente e psicologicamente dal padre verso cui ostentano entrambi plateali manifestazioni di rifiuto e negazione".

Dalle risultanze istruttorie il Collegio ha constatato un "condizionamento programmato" della madre nei confronti dei figli finalizzato a logorare la figura paterna nonché i rapporti con i parenti del ramo genitoriale paterno, ha affermato la "sussistenza di un vero e proprio disturbo relazionale avente le caratteristiche dell'alienazione parentale, così come descritta da ultimo nel DSM 5 pubblicato nel 2013 ...".

Ergo è stata accertata l'esistenza "di una ingiustificata campagna di denigrazione dei minori contro il padre", che aveva addirittura condotto ad una denuncia di falsi abusi (il cui relativo procedimento penale era stato archiviato in quanto le accuse di molestie sessuali, all'esito delle indagini, erano state ritenute fantasiose, inverosimili, sganciate dalla realtà e prive di qualsivoglia riscontro oggettivo).

Ulteriore circostanza emersa è stata come i minori continuavano a  fare riferimento al padre come di una persona cattiva e che non volevano più vedere, in maniera meccanica  e abituale, il tutto sintomatico di quell'alienazione parentale che altro non è che una sorta di denigrazione martellante e ingiustificata effettuata da uno dei due genitori contro l'altro genitore, un lavaggio del cervello portato avanti da un genitore indottrinante con il contributo concreto dei figli minori alla denigrazione del genitore "bersaglio".

Ulteriore indice dell'alienazione parentale che il Tribunale ha riscontrato nel caso in esame è la mancanza di ambivalenza nei confronti dello stesso genitore," avendo il CTU ed il Collegio direttamente constatato che i due bambini nutrono per il padre (genitore alienato) solo sentimenti negativi e per la madre (genitore alienante) solo sentimenti positivi".

Tale decreto si pone in linea con quanto statuito nella sentenza della Cass. n. 5947/2013, la quale aveva negato l'affidamento condiviso al genitore alienante, disponendo affidamento esclusivo dei figli all'altro genitore.



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