Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Valeria Cianciolo - 2016-05-09

Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre…di Valeria Cianciolo

La sentenza capitolina del 26 giugno 2016 è stata gridata come rivoluzionaria perchè riconoscerebbe il pernottamento ad un bimbo di 16 mesi.

In verità, il provvedimento, ben calibrato, fa altro perchè elabora un raffinato esempio di parenting planning.

Al pernottamento del minore si arriva gradatamente e passando per il sonnellino pomeridiano, riconosce il ruolo della paternità.

"Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre…" così dice Telemaco, figlio di Ulisse, esprimendo molto bene la condizione di inquietudine di un figlio che cresce lontano dal padre.

Perché avere un papà è di estrema importanza per i bambini?

Questo discorso interessa quelle situazioni dove il padre è assente perché i genitori non vivono più assieme, oppure dove l"assenza non è fisica, ma si rivela con un padre che ha abdicato al proprio ruolo simbolico nei confronti del figli.

Insomma, situazioni che molti matrimonialisti conoscono quotidianamente nel loro studio.

Questo il fatto all"esame dei giudici romani.

Rilevato che non fossero ravvisabili ragioni per derogare all'affido della minore alla regola  prioritaria sancita dall'art. 337-ter c.c., non evincendosi alcuna inidoneità genitoriale o manifesta carenza comportamentale in capo al padre che, malgrado la giovane età (22 anni), poco più grande della madre (20 anni), è apparso come un genitore consapevole delle proprie responsabilità, il collegio capitolino ha stabilito che "secondo i più accreditati orientamenti della psicologia neonatale, quando la minore avrà acquisito l'abitudine di addormentarsi e risvegliarsi durante il riposo pomeridiano con il padre, è opportuno che dovendo privilegiarsi il mantenimento dell'habitat domestico della bambina, sia il padre a recarsi in visita nell'abitazione materna…"

Sentenza epocale?

Il provvedimento del Tribunale di Roma che qui si annota consente nuove considerazioni sul ruolo che deve essere giustamente riconosciuto al padre e deve essere letta con attenzione perché apparentemente sembra non essere così sconvolgente ed innovativa.

Eppure da spazio ad un nuovo ruolo della paternità e da un nuovo senso all"affidamento condiviso.

Già da alcuni decenni, gli studi di Psicologia giuridica hanno evidenziato l'importanza della presenza, del sostegno e dell'affetto di entrambi i genitori nelle situazioni successive alla separazione coniugale, fattori fondamentali ai fini della limitazione dei danni e delle difficoltà conseguenti all'esperienza di lutto che si determina nei figli in correlazione al vissuto di perdita e all'assenza reale di una delle due figure parentali, nella maggior parte dei casi, il padre.

Questo principio fondamentale della psicologia è stato trasfuso  nella l. 8 febbraio 2006 n. 54.

Ma una nuova cultura della paternità non è così scontata, perché la famiglia sotto il profilo sociologico è cambiata, sotto il profilo normativo è cambiata, ma tuttavia la prassi giudiziaria, rispetto all'attribuzione di un senso alla paternità dei padri separati, non è cambiata.

Anche se sono passati ben due lustri dall"approvazione della legge sull"affido condiviso.

Abbiamo poche sentenze illuminate - e questa di Roma, ad onor del vero rientra nel novero - che rendono effettiva l'applicazione della normativa sulla bigenitorialità, con un'equa distribuzione della presenza di entrambi i genitori nella vita dei figli.

Ma troviamo anche sentenze, che reiterano gli schemi degli affidamenti monogenitoriali, con una limitazione a poche ore alla settimana dei tempi di permanenza dei figli con i padri, con il conseguente rischio di svuotare di senso la relazione padre-figli.

Un regime tipico di affidamento dei figli in età scolare è quello in cui il padre è autorizzato a frequentare i figli due o tre pomeriggi alla settimana, all'uscita della scuola, in coincidenza con l'orario dei compiti; finiti i compiti, deve riaccompagnarli a casa della madre.

Nella migliore delle ipotesi, ha un ulteriore spazio di relazione con i figli nel corso di due week end al mese.

Quale la novità del provvedimento romano?

Nel fatto che è un ben calibrato provvedimento che cerca di applicare – raramente avviene, diamone atto – con acrobazie linguistiche, un affido congiunto.

La differenza sostanziale tra affidamento condiviso e affidamento congiunto sta proprio nel fatto che per il primo è possibile prevedere una regolamentazione, per il secondo la norma è vaga e non è prevista alcuna regolamentazione sancita a priori in sede giudiziaria.

In tal senso l'affidamento monogenitoriale, è più simile all'affidamento condiviso, con la differenza che il primo prevedeva l'affidamento esclusivo ad un solo genitore e una regolamentazione del diritto di visita del padre o della madre.

Il secondo assegna la responsabilità genioriale ad entrambi i genitori e prevede una distribuzione più equilibrata dei tempi di permanenza dei figli con entrambi i genitori, pur con un'abitazione prevalente.

Insomma, fra le righe, mi pare che il giudice abbia voluto elaborare un parenting planning (un programma genitoriale comune) stabilendo poche regole attuali per consentire in futuro ai genitori una capacità di mettersi d'accordo di volta in volta sulle decisioni riguardanti i figli, sulla base dei loro bisogni effettivi, al di fuori di un preciso regime di affidamento sancito dal giudice.

Maurizio Andolfi  neuropsichiatra infantile e ordinario di psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari all"Università "La Sapienza" di Roma nel libro Il padre ritrovato (libro del 2001, quindi un po" datato, ma sempre un evergreen) descrive la "nuova" famiglia e la nuova paternità e dice: "I padri sono sempre più partecipi agli atti di accudimento precoce della loro prole, disinibiti nell'uso di zuppette e pannolini, orgogliosi delle loro capacità di misurarsi con le madri/compagne, anche capaci di trarre profondo appagamento dalla dimestichezza fisica con i figli, i nuovi padri propongono una genitorialità maschile inedita rispetto a quella tradizionale, anche per effetto delle nuove configurazioni economiche ed organizzative familiari".

Appare evidente che i ruoli e le funzioni genitoriali sono mutati; tuttavia, restano immutati gli aspetti fantasmatici connessi alla figura paterna e alla figura materna.

Per molti secoli la figura paterna è stata caratterizzata dalla autorità, dalla severità, dal distacco emotivo nella relazione. Figura sullo sfondo, quella del padre (ma insieme molto autoritaria) alla quale era delegata la disciplina e la   punizione e per la quale l"amore non aveva libertà di espressione.   La forma più dura e più severa di Paternità è quella del mondo romano antico, dove il pater familias domina nell"ambito della famiglia per "legge naturale".

Bisogna arrivare agli ultimi 40 anni perché davvero la Paternità cambi e scopra la fisicità, l"espressione dei sentimenti, la libertà di manifestare affetto. Scopra l"empatia, che vuol dire saper comprendere d"istinto i bisogni dell"altro, immedesimarsi, saper capire, saper ascoltare.

L"ascolto di un bambino da parte di un adulto è una conquista recente.

Per secoli adulto e bambino non si sono, realmente, parlati. Un bimbo si poteva curare, educare, magari proteggere, ma non era previsto che lo si potesse (e men che mai dovesse) ascoltare.

La madre è, ancor oggi, il modello di identificazione tout court per le figlie femmine, il padre è il modello di identificazione per i figli maschi.

Il nuovo ruolo dei padri le madri non riescono neanche a riconoscerlo, perché sono prese da desideri di vendetta verso l"ex coniuge. Molti avvocati conoscono bene situazioni in cui le madri, pur di non concedere un'ora in più, o un pernottamento a casa del padre, rientrano a casa loro, anticipatamente, abbandonando una festa, una cena in pizzeria, o, perfino, l'attività lavorativa.

Serve sottolineare che non può esservi una cultura della bigenitorialità, se non si supera l'antico concetto stereotipato della famiglia matricentrica, secondo cui la donna è, per sua natura, più idonea ad occuparsi dei bambini.

Il padre ha la funzione simbolica di favorire l'allontanamento della simbiosi madre-figlio, consentendo al bambino, verso la fine del primo anno di vita, di distinguersi dalla madre e di iniziare a percepirsi come individuo a sé.

Quanti padri separati riescono ad infondere sicurezza e protezione ai figli ed anche tenerli e contenerli per esercitare un ruolo strutturante?

"Privi del padre, i figli faticano a entrare nel tempo, della storia e della vita". Così sostiene Paolo Ferliga, psicologo e filosofo, nel suo libro "Il segno del padre nel destino dei figli e della comunità." Evidenzia Ferliga "nei casi più gravi l"assenza paterna rende impossibile affrontare la vita e costruirsi una solida identità personale, in quelli meno gravi contribuisce spesso a strutturare un carattere debole e dipendente".

La figura del padre – scrive la psicologa Dott.ssa Francesca Saccà – ha un preciso valore nell"architettura relazionale della famiglia in quanto questo è chiamato fin dall"inizio a separare il figlio dalla madre. Il figlio che ha bisogno, nei primi mesi di vita, di una simbiosi profonda con la madre, indispensabile per la sua nascita psicologica, permarrebbe volentieri per sempre in questa situazione. Ma se rimanesse in questa situazione il figlio non diverrebbe mai se stesso, resterebbe per sempre un"appendice della madre. La presenza e l"intervento del padre invece, lo costringono e lo aiutano ad iniziare il suo autonomo cammino nel mondo".

"L"assenza del padre rende più difficile – prosegue la psicologa –l"ingresso nella società e l"assunzione delle responsabilità che la vita adulta comporta. Il giovane che non ha avuto il padre o figure sostitutive del padre può portare con se un "vuoto" che  vuole essere colmato e diventare quindi più facilmente preda della società dei consumi e dei suoi prodotti: dall"alcool alle sostanze stupefacenti, dalle immagini della televisione e del computer ai prodotti alimentari. Per quanto riguarda le differenze tra maschi e femmine possiamo affermare che  il maschio senza padre, se ne è privo fin da piccolo, fatica a sentire le proprie potenzialità maschili. La madre infatti può passargli tutto, con il suo amore e la sua presenza affettuosa, ma non l"istinto maschile di cui non è dotata. La figlia è invece colpita maggiormente negli aspetti psicologici profondi. Fa più fatica ad orientarsi nella relazione con gli altri e ad affrontare il mondo del lavoro. Può trovare difficoltà nell"incontrare un uomo da amare e con cui costruire una relazione profonda".

Fatta queste precisazioni, doverose ma che attengono ad un campo che non è di competenza del giurista, ma che confina – o meglio sconfina – con il diritto,  ricordiamocelo.

I minori di oggi saranno gli adulti di domani.

Bibliografia

Andolfi M. et al., La famiglia rigida. Un modello di Psicoterapia relazionale, Feltrinelli, Milano, 1982; Id. (a cura di), Il padre ritrovato, F. Angeli, Milano, 2003;

Bollea, Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli, Milano, 1999;

Paolo Ferliga Il segno del padre. Nel destino dei figli e della comunità, Moretti & Vitali  (collana Il tridente. Campus), 2005



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