Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-04-01

SENTENZA DI CONDANNA AL RISARCIMENTO DEL DANNO: MORTE DELL'IMPUTATO - Carol COMAND

- la sorte delle statuizioni civili è in rapporto con la morte dell'imputato intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza.

Nel procedimento innanzi al giudice di pace l'imputato è di norma ammesso a proporre appello avverso le sentenze di condanna, qualora impugni il capo relativo alla statuizione, anche generica, al risarcimento del danno.

Della c.d. azione di danno nel processo penale si sa che può scaturire dalla duplicità dell'illecito presentato dalla condotta costituente reato, a seguito di dichiarazione del soggetto legittimato e che, quale intervento con il quale si chiede la condanna dell'imputato ai danni, essa assume, anche in virtù delle scelte effettuate dal legislatore, carattere accessorio e subordinato rispetto all'azione penale - il cui oggetto rimane l'accertamento di responsabilità dell'imputato -.

Con riferimento alla dichiarazione di estinzione del reato per morte dell'imputato precedente alla formazione del giudicato, peraltro, si è detto che essa giunga a vanificare tutta la procedura sino a quel momento espletata, venendo meno, sotto il profilo sostanziale, l'interesse statuale alla punizione e, sotto quello processuale, lo stesso soggetto avverso cui l'azione era stata intentata (Cass. Pen. 14.2.2000 in proc. C.) - ritenendosi

Si ritiene, d'altra parte, giuridicamente inesistente il provvedimento pronunciato nei confronti dell'imputato dopo la sua morte e, in particolare, che, la morte precedente la decisione del ricorso da parte della Corte di cassazione determini tale inesistenza della sentenza, che deve pertanto essere dichiarata dallo stesso giudice che l'ha deliberata (Cass. Pen. Sez. VI, n. 10199/10).

In tema di azione civile nel procedimento penale, inoltre, deve ritenersi che la morte dell'imputato intervenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza, oltre a comportare la cessazione del rapporto processuale in sede penale, comporti la cessazione del rapporto processuale civile in esso inserito, con conseguente caducazione ex lege delle statuizioni civilistiche, senza la necessità di apposita dichiarazione da parte del giudice penale (Cass. Pen. 8.11.2000, n. 219149 e, per la relativa caducazione quale mera conseguenza Cass. Pen., sez. II, n. 40056/11).

Per quanto qui rileva, infine, la morte dell'imputato sopravvenuta alla sentenza di condanna al risarcimento dei danni ed alla rifusione delle spese in favore della parte civile, non ancora divenuta irrevocabile, "determina la caducazione delle statuizioni civili e ne impedisce la conferma nel successivo grado di giudizio" (nella situazione esaminata Cass. Pen. Sez. IV, n. 14238 si è in particolare rilevato che, se la morte dell'imputato determina il difetto di legittimazione all'impugnazione del difensore, essa determina altresì il venir meno delle statuizioni civilistiche e, quindi lo stesso venir meno sia dell'interesse degli eredi dell'imputato a farle eliminare, sia dell'interesse della parte civile a vederle riaffermate).

Sulla base di quanto premesso ci si permette di riportare un breve passo della Corte (cass. Pen., sez. V, n. 12503/16) in cui, a seguito di ricorso dell'imputato - condannato in appello al risarcimento dei danni in favore delle parti civili e deceduto nelle more-, con il quale si chiedeva l'annullamento dell'impugnata sentenza, si è osservato come, nella specie, si fosse determinato il venir meno delle statuizioni civilistiche:

"La morte dell'imputato sopravvenuta alla sentenza di condanna al risarcimento dei danni e alla rifusione delle spese in favore della parte civile, infatti, determina la caducazione delle statuizioni civili e ne impedisce la conferma nel successivo grado di giudizio" con conseguente dichiarazione di inammissibilità del ricorso, per caducazione delle statuizioni civili a seguito del decesso del ricorrente.



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