Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Gasparre Annalisa - 2014-08-13

SEPARAZIONE: L'ADDEBITO ESISTE - Cass. 16170/2014 - A.G.

Addebitata la separazione al marito che frequentava assiduamente i night club. Secondo i giudici di merito la frattura coniugale è stata causata dalla condotta dell'uomo; in particolare, il comportamento dell'uomo sarebbe causale rispetto all'intollerabilità della convivenza.

Al contrario, secondo i giudici, il comportamento della moglie che, esasperata, un bel giorno preparava la valigia al marito lasciandogliela sul pianerottolo di casa non costituisce un comportamento scorretto, perchè la "cacciata da casa del marito" costituisce il logico "epilogo della travagliata vita" coniugale, quindi, reazione comprensibile della moglie "ad un comportamento arrogante, irriguardoso e gravemente vessatorio" del coniuge.

Secondo i giudici, in sostanza, l'intollerabilità della convivenza era l'esito delle violazioni degli obblighi compiuti dal marito.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 20 marzo – 15 luglio 2014, n. 16170

Presidente Forte – Relatore Giancola

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 194 del 19.07.2006-17.03.2007 il Tribunale di Macerata pronunciava la separazione personale tra i coniugi D.G. (ricorrente nel 2001) e R.A.B., addebitandola al marito; assegnava, inoltre, la casa coniugale alla moglie, con obbligo di ospitarvi i figli della coppia, ed imponeva al G. l'assegno di mantenimento per la moglie pari a € 175,00 mensili e l'assegno per la figlia M.E., maggiorenne ma non autosufficiente, di € 425,00 mensili, condannando il ricorrente alle spese di causa.

Con sentenza del 3-12.12.2008 la Corte di appello di Ancona, nel contraddittorio delle parti, respingeva il gravame del G.

La Corte territoriale premetteva che l'appellante aveva censurato la pronuncia di addebito a sé della separazione, il rigetto della sua domanda di addebito invece alla moglie nonché l'assegno posto a suo carico per il mantenimento della stessa. In particolare in ordine all'addebito si era doluto che il Tribunale avesse fondato il suo convincimento esclusivamente su deposizioni testimoniali, senza accertare la sussistenza del nesso causale tra le asserite violazioni degli obblighi matrimoniali, affermate dai testi, e l' intollerabilità della convivenza. In ordine al mancato addebito alla moglie aveva lamentato che non fosse stato valorizzato quanto emergente dalla espletata istruttoria in ordine al suo allontanamento forzoso dalla casa coniugale da lei attuato ed all'atteggiamento minaccioso dalla stessa sempre serbato. Infine, in ordine all'assegno a favore della moglie denunciava la erroneità della motivazione assunta dal Tribunale fondata sull'affermazione che la B. percepiva solo redditi occasionali nonché la mancata valutazione della circostanza che la stessa aveva ereditato dalla propria madre ben tre unità immobiliari e la valorizzazione invece di presunti suoi redditi derivanti da partecipazione societaria fondati sulla testimonianza di S.C. che, in proposito, aveva affermato solo di averlo visto partire con dei campioni di calzature.

Tanto anche premesso la Corte distrettuale riteneva che tutti i motivi di gravame formulati dal G. fossero privi di fondamento. Rilevava che il Tribunale era correttamente pervenuto alla statuizione di addebito della separazione al marito, sulla base di consolidati principi giurisprudenziali e delle stesse risultanze probatorie acquisite in primo grado. In proposito appariva ampiamente raggiunta la prova della sussistenza del nesso di causalità tra il comportamento del G. e l'intollerabilità della convivenza In primo luogo la dimostrazione che proprio la B. avesse fatto quanto era in suo potere per cercare di prolungare la convivenza, risultava dalla stessa proposizione da parte della stessa e prima del deposito del ricorso in esame, di due analoghe istanze poi non coltivate nella speranza vana di un ravvedimento del marito. Né tale comportamento, ai limiti dell'autolesionismo, poteva essere assunto a giustificazione del comportamento (non semplicemente indifferente) del marito nei confronti della famiglia, bensì, se mai, come tentativo di ripristinare una affectio maritalis che il G. da tempo aveva dismessa. In ordine poi al comportamento del G. valevano le seguenti circostanze riferite dai testi escussi:

1. sia dopo la separazione di fatto che in costanza di convivenza era un assiduo frequentatore di Night Club;

2. tale frequentazione non era occasionale e limitata alle giornate festive o prefestive, ma quasi costante e diuturna nell'estate in costanza matrimonio;

3. la frequentazione non poteva essere riferita ad una passione per il ballo, dal momento che l'appellante era stato visto almeno due volte all'uscita di un night a tarda notte abbracciato a donne diverse dalla moglie;

4. in una occasione il G. aveva colpito con un pugno al volto la moglie, come dal medesimo confermato;

5. nonostante avesse spese mensili non indifferenti anche per regali ad estranei al nucleo familiare, era particolarmente parsimonioso in casa con la moglie come confermato testimonialmente in ordine alle elargizioni fatte da terzi.

Venendo quindi a valutare l'episodio di cui si era doluto l'appellante (valigia preparatagli dalla moglie e lasciata sul pianerottolo della casa coniugale) questo non appariva che l'epilogo della travagliata vita coniugale: la cacciata da casa del marito e le scenate della moglie apparivano non già atteggiamenti eccessivi della stessa ma reazione più che comprensibile ad un comportamento arrogante, irriguardoso e gravemente vessatorio del coniuge nell'evidente intenzione di difendere la dignità familiare offesa gravemente dai comportamenti del coniuge sopra precisati. Pertanto era sicuramente alle violazioni degli obblighi compiute dal marito che doveva riferirsi un'intollerabilità della convivenza, di cui le stesse reazioni della B. costituivano normale conseguenza. Le condizioni reddituali dell'appellante, poi, apparivano sicuramente buone in relazione alla disponibilità mostrata nel corrispondere personalmente l'assegno di mantenimento per la figlia non ancora autosufficiente, all'attività di agente di commercio sempre espletata dopo il lontano fallimento della impresa che a lui faceva capo ed alla disponibilità di auto di grossa cilindrata sicuramente costose anche se sempre intestate, prudenzialmente, a terze persone. La mancanza di redditi derivanti da attività mai espletata dalla B. dopo il matrimonio e la evidente sperequazione esistente tra i coniugi legittimava quindi la corresponsione della somma fissata dal primo giudice, invero, modesta.

Avverso questa sentenza il G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi e notificato il 19-21.01.2010 alla B., che non ha svolto attività difensiva.

Motivi della decisione

A sostegno del ricorso il G. denunzia:

1. "Violazione e falsa applicazione del combinato disposto di cui agli artt. 115 - 244 e segg. c.p.c. in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c." in merito alla statuizione di addebito a lui della separazione.

Formula conclusivamente il seguente quesito di diritto, ai sensi dell'art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis «La deposizione testimoniale de relato, di per sé sola, priva di elementi di riscontro di altre circostanze aventi un'adeguata consistenza e, come tali irrilevanti e inconferenti, è idonea ad assurgere a valore probatorio?». Il motivo è inammissibile per inammissibilità del quesito generico ed assertivo comunque non aderente al contenuto della sentenza, dalla quale la statuizione di addebito della separazione al marito risulta irreprensibilmente fondata sulla valutazione dei complesso delle risultanze istruttorie, costituite anche da deposizioni su circostanze percepite direttamente dai testi, ammissioni del medesimo ricorrente e riscontri documentali.

2. "Violazione dell'art. 214 c.p.c. in relazione all'art. 360. comma 1 n. 5 c.p.c..".

Di nuovo in riferimento all'addebito a sé della separazione, il G. sostiene che la Corte d'Appello ha fondato la propria decisione su documenti disconosciuti e mai verificati inerenti al mantenimento della famiglia.

Formula il seguente quesito di diritto «La scrittura privata tempestivamente disconosciuta nel primo atto difensivo successivo alla sua produzione può avere rilievo probatorio nel processo se la parte che l'ha prodotta non ne ha chiesto la verificazione al fine di ottenerne il riconoscimento?».

Il motivo è inammissibile per genericità del quesito, meramente esplorativo, e comunque per difetto di autosufficienza e per non pertinenza rispetto al decisum, muto in ordine a scritture private con disconosciuta sottoscrizione del G.

3. "Omessa e insufficiente motivazione ex art. 360 comma 1 n. 5 c.p.c. in relazione alle risultanze istruttorie (prove testimoniali) poste a fondamento della pronuncia di addebito a carico del G.."

Il motivo è inammissibile per mancanza della sintesi dei rilievi svolti, prescritta dall'art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis.

4. "Violazione dell'art. 151 comma 2 c.c. in relazione all'art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c." con riferimento al rigetto della domanda del G. di addebito della separazione alla moglie.

Formula il seguente quesito di diritto «Le violazioni nell'ambito familiare di norme morali e sociali nonché di regole di condotta ed imperative, quali l'aggressione all'integrità morale e sociale dell'altro coniuge, anche se determinate dal comportamento tenuto da quest'ultimo, possono essere valutate dal Giudice come autonome violazioni dei doveri derivanti dal matrimonio e cause concorrenti del deterioramento del rapporto coniugale, con conseguente accoglimento della richiesta di addebito?».

Il motivo è inammissibile per genericità del quesito, non pertinente rispetto al decisum per il quale soltanto il G. si era reso autore di violenza fisica da lui stesso ammessa, in danno della moglie e, dunque, di un contegno sottratto a comparazione con quelli dell'altro coniuge di non pari gravità e di per sé sufficiente a legittimare (anche) l'addebito.

5. "Violazione e falsa applicazione dell' art. 156 comma 1 e 2 c.c. e dell' art. 143 u.c. c.c. in relazione all'art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c. - insufficiente motivazione ex art. 360 1° comma n. 5 c.p.c. in relazione al reddito in capo al G..". Formula i seguenti quesiti di diritto:

«a) Nel procedimento di separazione tra coniugi, il possesso di beni immobili unitamente alla percezione dei relativi canoni di locazione da parte del coniuge cui non è stata addebitata la separazione possono costituire redditi adeguati al fine di escludere il suo diritto al mantenimento o, comunque, possono costituire un reddito del quale, unitamente all'accertata capacità lavorativa del coniuge percipiente, il Giudice deve tener conto nella determinazione dell'assegno di mantenimento? b) Nel procedimento di separazione tra coniugi, l'accertata modesta entità del reddito goduto da un coniuge è di per sè ostativa all'attribuzione di un assegno di mantenimento in favore dell'altro coniuge che sia titolare di un reddito derivante dal patrimonio immobiliare e che disponga di accertate capacità lavorative e professionali?».

Il motivo è inammissibile sia per difetto di specificità dei quesiti, privi anche di richiami ad emersi dati oggettivi nonché di correlazione con i profili in concreto valutati dai giudici di merito, e sia per mancanza di sintesi delle censure inerenti alla motivazione dell'impugnata pronuncia.

Conclusivamente il ricorso deve essere respinto.

Non deve statuirsi sulle spese dei giudizio di legittimità, dato il mancato svolgimento di attività difensiva da parte della B.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ai sensi dell'art. 52, comma 5, del D.Lgs. n. 196 del 2003, in caso di diffusione della presente sentenza si devono omettere le generalità e gli altri dati identificativi delle parti.



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