Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-09-10

SERVIZI PUBBLICI: SI CAMBIA ANCORA – Alceste SANTUARI

Il Governo avrebbe pronto un decreto legge per "aggiornare" il coacervo di disposizioni normative che popolano il settore dei SPL (a rilevanza economica).

Come è noto, il comparto dei servizi pubblici (locali) (es. acqua, trasporti, rifiuti) non conosce tregua ormai dal 2008, quando si tentò di riformare l"intero settore. Rinviando ai numerosi contribuiti pubblicati sull"argomento sul sito, basti qui ricordare, tra l"altro, che l"assetto attuale della normativa prevede che all"interno delle Regioni siano individuati bacini territoriali ottimali in cui i spl dovrebbero essere organizzati, gestiti ed erogati.

Si tratta di una previsione che deve essere letta in uno con almeno due paralleli percorsi, segnatamente, quello relativo alla gestione associata delle funzioni in capo agli enti locali e quello relativo alla cancellazione delle province (così come le conosciamo oggi), che dovrebbero essere sostituite da enti di "area vasta" e dalle città metropolitane.

In questo disegno riformatore, dunque, si collocano anche i servizi pubblici locali sempre più spinti ad assumere un perimetro diverso dai confini municipali.

Il carattere di necessità e urgenza che spingerebbe il consiglio dei ministri ad adottare il decreto legge in parola riguarda il fatto che il governo è consapevole di non intervenire in modo organico (sic) ma di adeguare la pletora di scadenze che incombono sui municipi e gli altri enti locali, spesso prorogate e spesso anche ignorate, complice anche la complessità e non linearità delle disposizioni approva, nonché le recenti pronunce della Corte costituzionale (199 del 2012, 229 e 236 del 2013, solo per citarne tre).

Avuto riguardo alle scadenze, si ricordi che tra il 30 settembre e il 31 dicembre di quest"anno gli enti locali dovrebbero chiudere le società strumentali che non sono già state liquidate ovvero alienate entro il 30 giugno scorso, ai sensi dell"art. 4, d.l. n. 95/2012. A ciò si aggiunga che in conformità a discipline previgenti, i comuni dovrebbero dismettere le loro partecipazioni nelle società di servizi pubblici locali, con regimi diversi a seconda che i comuni si trovino nella fascia di abitanti fino a 30.000, da 30.001 a 50.000 e superiori a 50.000. Unica deroga è permessa per quelle società comunali che abbiano chiuso gli ultimi tre bilanci in ordine e quelle possedute dai comuni che aggregandosi superino le soglie demografiche previste.

Il governo teme che questo caso di scadenze trovi impreparati gli enti locali, costretti ad "occuparsi" anche di questa intricata materia.


Ecco allora l"idea: coniugare l"intervento normativo di "necessità e urgenza" con la previsione dei nuovi assetti entro cui e attraverso cui gli enti locali saranno organizzati in futuro, chiamando alla collaborazione le Regioni per la definizione degli ambiti territoriali di competenza. Avuto riguardo agli ambiti di riferimento, preme evidenziare che trattasi di una proposta che è già contenuta nell"art. 34, comma 23, d.l. n. 179/2012, conv. con modificazioni dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, che recita: "Dopo il comma 1 dell"articolo 3-bis del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

"1-bis. Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all"utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi di cui al comma 1 del presente articolo".

Il progetto del governo è quello di promuovere la concorrenza in senso comunitario, che ricordiamo incentiva la gara, ma rispetta altresì le competenze degli enti locali nel ricorso a forme in house, anche se quest"ultima opzione dovrebbe risultare derogatoria ed eccezionale, motivata da particolari esigenze sociali, economiche e territoriali. L"intenzione del governo, in quest"ottica, è quella di lasciare libertà di forma gestionale, nel senso che – come peraltro spesso ribadito anche dalla Corte di giustizia europea – la forma societaria è neutra, potendosi dunque i territori ottimali organizzarsi in forme societarie di diritto privato ovvero in forme di diritto pubblico.

Da ultimo si segnala ulteriori due misure allo studio del Ministero degli Affari Regionali:

  1. l"intenzione di procedere a disciplinare la delicata questione relativa al "fallimento" delle società pubbliche: qualora non fossero rispettati taluni parametri obbligatori sui bilanci e sulle performances aziendali, le società sarebbero commissariate o liquidate;
  2. l"estensione del Patto di stabilità alle società in house (ad oggi lettera morta) che dovrebbe trovare una propria disciplina nella legge di stabilità per il 2014.



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