Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-10-04

SERVIZIO DI IGIENE URBANA E STAZIONI APPALTANTI: NO AI CHIARIMENTI INTERPRETATIVI – Cons. St. 4441/15 – Alceste SANTUARI

Appalti e lex specialis

I chiarimenti della stazione appaltante

Il Consiglio di Stato li ritiene ininfluenti

Il Tar Campania – Napoli, sez. I, con sentenza breve n. 05259/2012, aveva respinto il ricorso di un"impresa contro il provvedimento che la escludeva da una gara relativa all"affidamento del servizio di smaltimento e trasporto dei rifiuti, per la carenza di un requisito prescritto dal bando, ossia un fatturato specifico per servizi analoghi a quello oggetto dell"appalto nel precedente triennio. Il giudice di prime cura ha respinto il ricorso in quanto ritenuto tardivo e quindi inammissibile in relazione al provvedimento di esclusione. Tale decisione è stata impugnata: l"impresa ha evidenziato, tra l"altro, che la stazione appaltante aveva fornito dei chiarimenti, dai quali si poteva inferire che l"ente committente non aveva intenzione di restringere eccessivamente la platea dei soggetti partecipanti alla procedura amministrativa e che, quindi, potevano ritenersi finalizzati ad una interpretazione estensiva della categoria dei "servizi analoghi" previsti nel bando di gara. Secondo la difesa, tale atteggiamento avrebbe fatto sorgere in capo alla società esclusa un legittimo affidamento, la quale ha reclamato la propria buona fede in relazione alla clausola de qua, relativa alla capacità economico-finanziaria, condizione valida per partecipare alla gara.

Il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza 23 settembre 2015, n. 4441, ha respinto il ricorso avverso la sentenza di primo grado, precisando la portata nonché i limiti dei chiarimenti interpretativi che la stazione appaltante può fornire ai partecipanti alle procedure ad evidenza pubblica in sede di gara. Nello specifico, si tratta del principio secondo cui il bando e gli atti connessi, segnatamente, il disciplinare e il capitolato speciale d"appalto, integrano la lex specialis della procedura aperta e competitiva e risultano, conseguentemente, vincolanti per tutti i soggetti coinvolti nella procedura medesima.

In particolare, i giudici di Palazzo Spada hanno ribadito che nessun legittimo affidamento può essere fatto discendere dai chiarimenti della stazione appaltante: essi, infatti, non apportano alcun motivo aggiuntivo alle statuizioni originarie contenute nella lex specialis della gara. Tali chiarimenti, peraltro, nemmeno potevano ritenersi aggiungibili.

Il Consiglio di Stato ha inteso richiamare alcuni precedenti giurisprudenziali in materia, sottolineando che "in tema di gare d"appalto le uniche fonti della procedura di gara sono infatti costituite dal bando di gara, dal capitolato e dal disciplinare, unitamente agli eventuali allegati". In questa prospettiva – continuano i giudici di Palazzo Spada – "i chiarimenti auto-interpretativi della stazione appaltante non possono né modificare, né integrarle, né rappresentarne un"inammissibile interpretazione autentica; esse fonti devono essere interpretate e applicate per quello che oggettivamente prescrivono, senza che possano acquisire rilevanza atti interpretativi postumi della stazione appaltante" (cfr. Cons. St. sez. VI, n. 6154/2014; sez. V, n. 5570/2012 e n. 4526/2010).

Ma allora quale è il ruolo e quale è la funzione dei chiarimenti che le stazioni appaltanti forniscono ai concorrenti? Sono sempre ininfluenti ?

Il Consiglio di Stato chiarisce che i chiarimenti in oggetto possono integrare una specie di "interpretazione autentica" del bando di gara, ma a condizione che non si ingeneri un conflitto tra le delucidazioni fornite dalla stazione e il tenore delle clausole chiarite. In altri termini, deve sempre escludersi – è questo il giudizio conclusivo della Sezione – il potere dell"ente appaltante di integrare "in corsa" la lex specialis.



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