Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-09-19

SERVIZIO DI REFEZIONE SCOLASTICA: QUALIFICAZIONE GIURIDICA E ISEE – Tar Piemonte 1365/14 – Alceste SANTUARI

Con la sentenza 31 luglio 2014, n. 1365, la prima sezione del Tar Piemonte si è espressa in ordine alla qualificazione del servizio di refezione scolastica (comunale) e conseguentemente sulla posizione giuridica degli utenti.

Un gruppo di genitori presentava ricorso contro la determinazione del Comune di Torino, con la quale l"ente locale ha stabilito gli indirizzi per l"esercizio 2013 del sistema tariffario dei servizi educativi ed ha approvato le quote e le tariffe per l"anno scolastico 2013/2014. I ricorrenti hanno lamentato il fatto che il Comune, rispetto agli anni precedenti, avesse aumentato la percentuale a carico delle famiglie, imputando tale aumento al sistema ISEE utilizzato. Di qui la richiesta di pronunciare la illegittimità dell"atto impugnato in quanto, a giudizio dei ricorrenti, il servizio dovrebbe essere reso gratuitamente.

I giudici amministrativi piemontesi hanno in via preliminare evidenziato che il "servizio di refezione scolastica è un servizio pubblico locale "a domanda individuale", ai sensi del decreto del Ministero dell"Interno 31.12.1983, recante "Individuazione delle categorie di servizi pubblici locali a domanda individuale".

Ciò significa che l"ente locale non ha l"obbligo né di istituire né di organizzare il servizio. Qualora decidesse di istituirlo, l"ente locale è obbligato, nel rispetto del pareggio di bilancio, a:

a) individuare il costo complessivo del servizio, includendo in tale computo sia i costi "diretti" effettivamente pagati per l"erogazione del servizio (nel caso di specie, il corrispettivo pagato dal Comune di Torino agli attuali appaltatori del servizio di refezione scolastica), sia quelli "indiretti" rappresentati dalle spese per il personale comunque adibito al servizio, anche ad orario parziale, compresi gli oneri riflessi, nonché dalle spese sostenute per l"acquisto di beni e servizi e per le manutenzioni ordinarie (art. 6, comma 4 D.L. 28 febbraio 1983 n. 55, convertito dalla L. 26 aprile 1983, n. 131);

b) stabilire la misura percentuale di tale costo finanziabile con risorse comunali, e quindi, correlativamente, a stabilire la residua misura percentuale finanziabile mediante tariffe e contribuzioni a carico diretto dell"utenza (art. 6 comma 1 D.L. citato; art. 172 comma 1 lett. e) D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267);

c) determinare le tariffe o i corrispettivi a carico degli utenti, anche in modo non generalizzato (art. 6 comma 2 D.L. n. 55/1983; art. 149, comma 8 D. Lgs. n. 267/2000).

Preme evidenziare che nella Regione Piemonte, la facoltà degli enti locali di stabilire le tariffe del servizio di refezione scolastica "in modo non generalizzato", e cioè attraverso la previsione di "contributi differenziati in base alle rispettive condizioni economiche degli utenti", è ribadita dall"art. 25 comma 1 della L.R. 28 dicembre 2007 n. 28. Il comma 3 precisa altresì che "I Comuni individuano le fasce economiche di contribuzione e di esenzione a cui rapportare i contributi".

Dal quadro normativo sopra richiamato, il Tar fa dunque discendere la legittimità delle scelte del Comune di Torino che ha agito nell"ambito dei propri poteri discrezionali riservati per legge alle amministrazioni comunali, che li devono esercitare nel rispetto dei principi di equilibrio economico-finanziario di gestione dei servizi e di pareggio di bilancio. I giudici amministrativi rilevano che in linea teorica qualora il bilancio comunale lo permettesse, l"ente locale potrebbe anche decidere di attivare e gestire il servizio in modo totalmente gratuito, senza oneri in capo agli utenti. Parimenti, il comune potrebbe erogare il servizio a totale carico degli utenti. La legittima decisione del comune di gravare quota percentuale del costo complessivo sulle famiglie-utenti rientra, dunque, tra le opzioni "più frequenti", in ragione di "modalità variamente determinate e mutevoli nel tempo, influenzate dalle disponibilità di bilancio e dalle scelte di politica economico-sociale dell"ente locale".

Conseguentemente, ritengono i giudici amministrativi piemontesi che trattasi di una scelta discrezionale che "sfugge al sindacato giurisdizionale" del Tar, qualora non sia "affetta da vizi macroscopici di illogicità o di irragionevolezza".

Essi hanno altresì segnalato che se i genitori non riescono a provvedere direttamente al pranzo dei propri figli per concomitanti impegni lavorativi o per altre cause, detta impossibilità non integra una "ragione sufficiente per pretendere che l"Amministrazione, non solo istituisca obbligatoriamente un servizio pubblico che per legge non è obbligata ad istituire, ma se ne addossi pure l"intero onere o la maggior parte di esso, tenuto conto – si ripete – che il servizio di cui discute non è un servizio pubblico essenziale che l"ente locale sia obbligato a garantire alla collettività amministrata, ma un servizio facoltativo che l"ente locale può decidere discrezionalmente di attivare nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio, e per la fruizione del quale è normativamente previsto che l"utenza debba farsi carico del costo residuo non coperto da risorse comunali, eventualmente nella misura differenziata stabilita dallo stesso ente locale con provvedimenti di carattere generale". Provvedimenti, si ricorda, che in quanto tali, non richiedono l"esternazione delle ragioni che reggono la scelta operata dall"ente locale ai sensi dell"art. 3, comma 2, l. n. 241/90 (cfr. Tar Bologna, sez. I, 15 dicembre 2011, n. 835), ma che nel caso di specie il Comune di Torino ha fornito in modo adeguato.

I ricorrenti hanno anche contestato l"applicazione degli scaglioni ISEE, imputando al calcolo degli stessi (presunta "applicazione automatica") l"aumento tariffario deciso dal Comune. Richiamando le disposizioni del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 109, essi hanno contestato la legittimità dell"applicazione "in quanto i criteri di valutazione della situazione economica ISEE si applicano per legge soltanto ai richiedenti "prestazioni o servizi sociali assistenziali" che non siano destinati alla generalità dei soggetti, laddove il servizio di refezione scolastica non sarebbe, secondo i ricorrenti, un servizio di tale natura". Inoltre, i ricorrenti hanno lamentato "che l"applicazione automatica degli scaglioni ISEE avrebbe determinato un effetto incongruo rispetto alle finalità perseguite dall"ISEE; infatti, mentre l"applicazione dell"ISEE persegue la finalità di accordare riduzioni, agevolazioni, e persino esenzioni totali a favore delle fasce reddituali più svantaggiate, l"applicazione automatica degli scaglioni ISEE alle tariffe della ristorazione scolastica avrebbe determinato, irragionevolmente, un aumento delle stesse tariffe già a partire dal quarto scaglione ISEE."

Il Tar Piemonte ha ritenuto infondate entrambe le doglianze, specificando che:

  1. le tariffe del servizio di refezione scolastica della Città di Torino non sono aumentate perché il Comune abbia fatto "applicazione automatica" degli scaglioni ISEE, bensì "perché il Comune ha deciso, motivatamente, di aumentare la percentuale di contribuzione dell"utenza sul costo complessivo del servizio stabilito per l"A.S. 2013-2014, così come la legge gli consentiva di fare";
  2. una volta stabilita la tariffa base del servizio, l"applicazione degli scaglioni ISEE (peraltro già introdotti dal 2002) "ha consentito al Comune di modulare in diminuzione la predetta tariffa tra le diverse fasce reddituali, anch"esse già istituite dal 2002";
  3. l"applicazione dei criteri ISEE per la modulazione delle tariffe del servizio di refezione scolastica è espressamente prevista dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 8 marzo 2013, che include il servizio di "mensa scolastica" tra le "prestazioni sociali agevolate non destinate alla generalità dei soggetti", per l"accesso alle quali è consentito alle Amministrazioni competenti di utilizzare l"indicatore della situazione economica equivalente al fine di definire condizioni agevolate di accesso al servizio (art. 1 comma 1 D.M. citato, tabella 1 n. 12);
  4. l"applicazione dei criteri ISEE trova la sua ratio nella necessità di attribuire agli utenti del servizio agevolazioni e riduzioni tariffarie in base alle rispettive condizioni economiche e alla fascia reddituale di appartenenza.

La sentenza de qua sembrerebbe, dunque, affermare – nel solco di una linea interpretativa abbastanza consolidata in questi ultimi anni – che:

  1. i comuni possono fare ricorso alla compartecipazione ai costi dei servizi da parte degli utenti e c
  2. che per fare questo impiegano lo strumento dell"ISEE;
  3. gli utenti-famiglie, nel caso specifico, non hanno alcun diritto soggettivo a i) pretendere l"attivazione del servizio e ii) pretendere che questo sia, laddove attivato, gratuito.

Ancora una volta sembra, infine, emergere che i livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPs) siano "diritti finanziariamente condizionati" e "modulabili". Ma si tratta di:

  1. tipologia di prestazioni (servizi ed interventi),
  2. standards di qualità e quantità da erogare, oppure
  3. vincoli di risultato da ottenere da parte del sistema di welfare locale?



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