Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-11-06

SERVIZIO IDRICO E POTERI DEL SINDACO – Tar Lazio 711/15 – Alceste SANTUARI

Il gestore del servizio interrompe l"erogazione per morosità degli utenti

Il sindaco interviene con ordinanza per sospendere l"interruzione

I giudici amministrativi ritengono il sindaco estraneo al rapporto contrattuale

Il sindaco non può intervenire con l'ordinanza ex art. 50, c. 5, T.U.E.L. a vietare al gestore del servizio idrico l'interruzione della fornitura nei confronti di singoli utenti morosi in quanto estraneo al rapporto contrattuale gestore - utente.

Una società incaricata dell"erogazione del servizio idrico, a fronte della morosità di alcuni utenti, ha deciso di interrompere il servizio in oggetto. Il sindaco, ai sensi dell"art. 50, comma 5, TUEL, è intervenuto per vietare al gestore del servizio idrico l'interruzione della fornitura nei confronti di quegli utenti morosi.

Il Tar Lazio, sez. Latina, con la sentenza 2 novembre 2015, n. 711, chiamato in causa dalla società gestore per riconoscere l"illegittimità dell"operato del primo cittadino, ha riconosciuto che:

  1. Il sindaco non può intervenire con l"ordinanza sopra citata per vietare al gestore del servizio idrico l"interruzione della fornitura nei confronti di singoli utenti morosi, poiché in questo caso si realizza uno sviamento di potere;
  2. Il Comune deve essere considerato estraneo al rapporto contrattuale gestore - utente, e quindi non può impedire al medesimo gestore di azionare i rimedi di legge tesi ad interrompere la somministrazione di acqua nei confronti di utenti non in regola con il pagamento della prevista tariffa, e ciò a prescindere dall'imputabilità di siffatto inadempimento a ragioni di ordine sociale;
  3. all'autorità comunale non può essere riconosciuto un ruolo nello svolgersi del rapporto di utenza tra il soggetto gestore del S.I.I. ed il destinatario della fornitura idrica, ed in ordine al suo sviluppo;
  4. anche a riconoscere la necessità di attivare una sorta di "dinamica di rapporti" tra Autorità comunale e gestore del servizio, lo strumento amministrativo utilizzabile non potrebbe legittimamente rinvenirsi nell'ordinanza ex art. 50 cit., che, in carenza dei presupposti di contingibilità e di urgenza, risulta essere del tutto sproporzionato rispetto all'obiettivo da raggiungere.

In ragione di quanto sopra descritto, il Tar ha dunque accolto il ricorso presentato dal gestore e, ritenuto, per l"effetto, di dover annullare l"ordinanza del Sindaco.

La sentenza in epigrafe appare interessante, a tacere di altri profili che per motivi di economia di esposizione non vengono trattati in questa sede, per almeno due ordini di motivi. Il primo attiene al rapporto che si instaura tra comune e soggetto gestore del S.I.I. Quando quest"ultimo è individuato ad esito di una procedura definita dall"ente di bacino/di governo territoriale, è ad esso che i singoli enti locali, che partecipano all"autorità di governo, attribuiscono l"organizzazione e la gestione del servizio "in nome e per conto" loro. Il secondo profilo riguarda il rapporto che si instaura tra soggetto gestore ed utenti: questi sono obbligati a versare la tariffa decisa dagli enti locali al soggetto gestore. E in caso di inadempimento contrattuale, il gestore è legittimato a "staccare l"acqua". Si tratta, come è evidente, di un rapporto sinallagmatico, che caratterizza anche l"erogazione di un servizio di pubblica utilità, quale è il servizio idrico. Sembra di poter affermare che laddove i singoli enti locali intendano salvaguardare talune esigenze sociali collegate all"erogazione del servizio dovranno agire in sede di ente di bacino / di governo e nella predisposizione delle singole clausole da inserire nel contratto di servizio affidato al soggetto gestore.



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