Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Mottola Maria Rita - 2014-07-16

SESSO CON LE STUDENTESSE PROF. INTERDETTO DALLINSEGNAMENTO – Maria Rita MOTTOLA

E' notizia di poche ore fa. Un insegnante di Saluzzo bellissima cittadina del cuneese è stato condannato a due anni senza condizionale, vi avrebbe rinunziato, a seguito di patteggiamento. Le parti civili, le due studentesse all'epoca dei fatti minorenni, e l'associazione Telefono Rosa sono state risarcite, probabilmente, ma non è dato saperlo, al fine di poter accedere al rito alternativo con il consenso del P.M.

E' ovviamente necessario leggere la sentenza per poterla commentare. Ma si possono già enucleare alcuni punti di interesse: certamente, nonostante le stesse ammissione dell'imputato (il professore volontariamente è in una comunità religiosa da un anno e in tale luogo ha chiesto di scontare la pena in quando asserisce di essere "malato di sesso"), il Gup ha certamente ritento capace di intendere e di volere  perché, pur trattandosi di una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudice deve pur sempre escludere l'applicabilità dell'art. 129 c.p.p. L'altra questione riguarda la pena accessoria. Il Gup infatti ha decreto l'interdizione perpetua dall'insegnamento. Pena accessoria estremamente grave che però è prevista d all'art. 609 c.p., comma 2, trattandosi di vittime minorenni. Sul punto recentemente la S.C. ha deciso imponendo le pene accessorie anche al caso di ipotesi lieve.

"E difatti, la pronuncia della sentenza di patteggiamento per il reato di violenza sessuale comporta obbligatoriamente, ai sensi dell'art. 609 nonies c.p., comma 2 – qualora il reato sia commesso, come nella specie, nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni diciotto – l'applicazione della pena accessoria dell'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché  da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori, trattandosi di statuizione sottratta al potere discrezionale del giudice (cfr. Sez. 3, 18.11.2009, n. 44023, P.G. in proc. Ripani, m. 245210; Sez. 3, 16.12.2010, n. 12009, P.G. in proc. R., m. 249598)" Così argomenta la Corte (Cass. Pen. Sez. III 13 dicembre 2011, n. 46215).

Ma se da un lato la mancata richiesta del beneficio della sospensione condizionale della pena, che si estende anche alle pene accessorie, ha posto l'imputato nella condizione di essere interdetto, tale interdizione che il rito prescelto esclude, è viceversa confermata dal dettato dell'art. 609 nonies c.p..  Quindi correttamente il Gup ha applicato la pena accessoria.

Un'altra considerazione può essere aggiunta. Pare che le studentesse abbiano accolto con sollievo la decisione di accedere al rito alternativo che le sottrae al peso di un pubblico dibattimento. La condizione delle vittime è di tale fragilità, le questioni trattate di tale delicatezza che un processo potrebbe costituire una ferita altrettanto dolorosa. Se pur i mezzi di tutela delle vittime di reati sessuali esistono è ancora necessario valutare l'opportunità di rimedi e soluzioni che possano evitare, o almeno alleviare, il dolore rinnovato nel processo.



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