Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2016-02-14

SFORZO DI IMMAGINAZIONE – Maria Rosa PANTÉ

Vi chiederei di partire dall'odore.

Odore di sangue. Tanto sangue, forse, tanto odore.

Oppure odore di feci, perché il ventre, quando le emozioni sono violente non tiene più, e il dolore fisico è violento.

Anche la paura e persino l'odore del sangue sono violenti.

Lo stesso vale per l'odore del vomito.

In tutto questo l'odore del sudore un po' si perde. Anche l'odore delle lacrime.

Se ne restano.

Poi l'odore sfrigolante della carne bruciata.

Un cane addestrato in tutto questo guazzabuglio di odori, potrebbe riconoscere il lezzo del terrore.

E poi vi chiedo di ascoltare bene i rumori.

Attrezzi che non vediamo, suoni forse metallici, forse attutiti. Rumori di oggetti.

E poi lamenti, ma i lamenti hanno frequenze, ritmi, durate, intensità molto diversi.

Si parla anche di lamenti d'amore. Ma non sono questi.

Lamenti con lacrime e asciutti. Pianto.

Anche urla, certo qualcuno urla, per rabbia, per strategia, per dolore, per paura.

E rantoli come quelli degli agonizzanti. Dei condannati a morte.

Ma soprattutto, lamenti.

Vi chiederei ora di guardare.

Chissà cosa vedete.

Cosa vedete? A cosa avete pensato?

Io ho pensato una volta a quelle fattorie della bile, dove gli orsi vengono tenuti in gabbie strette sul corpo per anni e anni e gli viene estratta la bile, con dolori continui, costrizione, sofferenze impensabili. Ma cui conviene pensare invece e sempre.

Ho pensato all'odore e al rumore forte. Ho pensato a chi ci lavora, non solo alle vittime.

Una volta ho pensato tanto a questi due aspetti: odore e rumore. Li ho sentiti.

Poi ho pensato a una persona torturata, non necessariamente il ragazzo italiano ucciso pochi giorni fa in Egitto, non necessariamente a lui perché i torturati esistono pare fin dalla preistoria. Quindi i torturati sono tanti e per tutti: l'odore del sangue e della carne bruciata, siano elettrodi o tenaglie infuocate. L'odore è anche quello.

Poi ho pensato ad alberi bruciati.

Ai bambini violentati. Lì c'è l'odore dello sperma di sicuro.

Ho pensato anche alle torture psicologiche: l'umiliazione del torturato, uomo o animale che sia; la solitudine del torturato. La solitudine della sventura.

Non so dire altro, non so dire nulla ora come ora di chi tortura, materialmente o delegando ad altri il compito. Mi difendo dall'odio, che è, secondo me, una tortura. Ma non vi dirò ad effetto: "l'odio è la tortura più grande", le frustate credo siano peggio.

Ma certo io mi difendo, per quanto posso, dalle frustate e anche dall'odio.

Aiutiamo i torturatori a non torturare più.

Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.

(da Torture di Wislawa Szymborska)



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