Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Redazione P&D - 2013-11-21

SHOPPING COMPULSIVO E ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE - Cass. 25843/2013 - Laura PROVENZALI

La separazione può essere addebitata alla moglie dedita allo shopping compulsivo , con conseguente esclusione del diritto all"assegno di mantenimento.

Questo, in sintesi, il principio affermato dalla Corte di Cassazione con Sentenza n.25843/ 2013 , che conferma la pronuncia emessa dalla Corte di Appello di Firenze.

La vicenda trae origine dal procedimento di separazione giudiziale fra i coniugi che il Tribunale di Pisa, rigettando la richiesta di addebito , reciprocamente richiesta dalle parti, definiva con il riconoscimento alla moglie di un assegno di mantenimento per l"importo di € 2.000,00 mensili.

La Corte di Appello di Firenze, riformando la pronuncia dei Giudici di Prime Cure, pronunciava la separazione dei coniugi con addebito alla moglie, risultata affetta da "shopping compulsivo ", escludendo l"assegno di mantenimento a suo favore .

Nel corso di causa veniva esperita CTU dalla quale è risultato , in particolare, che la signora si presentava lucida ed orientata, adeguata nel comportamento e disponibile al colloquio nonché conscia della sua patologia.

Il Consulente poteva inoltre accertare l"utilizzo , da parte della signora, di denaro sottratto ai familiari e ai terzi per soddisfare il proprio bisogno di effettuare acquisti sempre più frequenti e dispendiosi.

L"indagine peritale concludeva quindi per la sussistenza di un impulso compulsivo all"acquisto, escludendosi un"incapacità di intendere e di volere .

Per la Suprema Corte, pertanto, acclarata la piena imputabilità della ricorrente, correttamente il Giudice di Appello ha ritenuto che le condotte poste in essere dalla stessa configurano la violazione dei doveri matrimoniali di cui all"art 143 c.c.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati