Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-01-17

SI AL TRASFERIMENTO DELLA SEDE FARMACEUTICA NELLAMBITO DEL COMUNE – Cons. St. 24/15 – Alceste SANTUARI

Un comune decide di procedere al trasferimento di sede della farmacia dallo stesso partecipata

Un farmacista contesta il provvedimento del comune

Il Tar e il Consiglio di Stato confermano la legittimità del provvedimento di trasferimento

Con sentenza 7 gennaio 2015, n. 24, il Consiglio di Stato, sez. III, ha confermato la sentenza del Tar Lazio Sez. II-bis n. 04950/2014, con la quale il giudice di prime cure aveva confermato la legittimità del provvedimento comunale con il quale l"amministrazione locale aveva disposto l"autorizzazione al trasferimento della sede di una farmacia.

La farmacia oggetto di trasferimento a suo tempo fu istituita "al derogatorio criterio topografico ai sensi dell"art. 104 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265". Successivamente, l"ente locale, provvedendo alla revisione della piante organica delle farmacie ai sensi dell"art. 11 del decreto legge n. 1/2012 convertito in legge n. 27/2012, che ha modificato il rapporto numerico tra popolazione e sedi farmaceutiche in modo da consentire un relativo incremento di queste ultime, "ha ritenuto riassorbita nella determinazione del numero complessivo delle farmacie stabilito in base al parametro della popolazione di cui al nuovo comma 2 dell"art. 1 della legge n. 475 del 1968 (v. art. 11, comma 3, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni nella legge 24 marzo 2012, n. 27), sì da non dover presentare "alcuna revisione straordinaria di pianta organica".

Tale opzione, "una volta[…]accertata l"indisponibilità di nuove sedi farmaceutiche sul proprio territorio pur a seguito dell"introduzione del nuovo rapporto demografico," ha consentito al Comune ha di accogliere l"istanza di trasferimento dell"esercizio farmaceutico, partecipato dal Comune stesso, risultando rispettato il limite della distanza minima dall"unica altra farmacia sita nel territorio comunale.

La farmacia ricorrente ha contestato la deliberazione del comune in quanto a suo dire l"ente locale "avrebbe dovuto disporre una consulenza tecnica ai sensi e per gli effetti dell'art. 63 comma 4 cpa al fine di verificare se mai le esigenze farmaceutiche che avevano imposto (dal 2006 al2013) l'ubicazione della Farmacia[…] nella zona periferica[…]e svolgente un servizio utile anche per la limitrofa località[…]fossero venute meno (nel 2013) e se mai tali esigenze farmaceutiche impongano (ora) il trasferimento della farmacia in questione[…]".

I giudici di Palazzo Spada, nel merito, hanno evidenziato che:

1. si tratta di un"autorizzazione al trasferimento di una farmacia già istituita sulla base del criterio topografico ex art. 104 del r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 come modificato dalla l. n. 362/91 ( che consente che "quando particolari esigenze dell'assistenza farmaceutica in rapporto alle condizioni topografiche e di viabilità lo richiedono", si possa istituire, in deroga all"ordinario criterio demografico, un'ulteriore sede aggiuntiva nei Comuni fino a 12.500 abitanti);

2. che l"eventuale decisione di cui sopra deve considerarsi "ormai riassorbita, come già sopra sottolineato, nella determinazione del numero complessivo delle farmacie stabilito in base al nuovo parametro della popolazione, di cui al comma 2 dell"art. 1 della legge n. 475 del 1968, come novellato dall"art. 11, comma 1, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni nella legge 24 marzo 2012, n. 27";

3. l" "ormai intervenuto "riassorbimento"[…] costituisce il "presupposto", non suscettibile di essere in questa sede posto in discussione, del provvedimento di autorizzazione al trasferimento, di cui qui si discute;

4. il provvedimento del comune "si fonda sulla odierna, incontestabile, qualificazione della farmacia odierna controinteressata come rientrante nel numero complessivo delle farmacie, il cui esercizio è consentito[…][in base al parametro popolazione/esercizii farmaceutici (uno ogni 3.300 ab.).";

5. "il contestato trasferimento si realizza nell"àmbito del perimetro della sede farmaceutica, come definito, e mai successivamente modificato, nelle premesse della deliberazione della Giunta Comunale n. 46/2006, di istituzione della nuova sede".

Ciò premesso, il Consiglio di Stato dichiara la manifesta infondatezza della questione di costituzionalità sollevata col ricorso di primo grado "in sostanza rivolta, così come sviluppata, a mettere in dubbio la conformità sotto varii profili a Costituzione del potere attribuito ai Comuni "per l"individuazione delle nuove farmacie a seguito della diminuzione del quorum", ovvero "il potere di zonizzazione attribuito al Comune" dall"art. 2 della legge n. 475 del 1968 […], nonché del "potere regolatorio", sempre inteso nel senso dello "esercizio del potere di zonizzazione delle farmacie"[…]".

I giudici di Palazzo Spada ritengono "nel procedimento di autorizzazione, di cui si tratta la discrezionalità attribuita all"Amministrazione è, al contrario di quanto ritiene l"appellante, estremamente ridotta, essendo l"esercizio del potere limitato alla verifica della sussistenza delle condizioni previste dalla normativa vigente in particolare per quanto riguarda l'idoneità dei locali ed il limite delle distanze; e dunque anche la discrezionalità più ampia non consente di denegare l"autorizzazione stessa laddove i presupposti di fatto (della cui sussistenza nel caso qui all"esame non si discute) siano stati comunque accertati."

E tali "paletti" previsti dall"ordinamento per l"azione dei comuni nello svolgimento delle loro funzioni in ambito sanitario sono considerati dal Collegio "presidio ineludibile di garanzia del buon andamento e della imparzialità dell"azione amministrativa, in diretta attuazione dell"art. 97 Cost., i cui valori fondanti non risultano dunque manifestamente posti in pericolo dalla normativa primaria regolante tal genere di procedimenti."

In ordine al secondo motivo di censura della sentenza di primo grado, ossia il fatto che il "trasferimento della farmacia comunale in prossimità del capoluogo si risolverebbe in un assetto sul territorio del servizio pubblico di dispensazione del farmaco in contrasto con le esigenze degli abitanti della zona[…], per il soddisfacimento delle quali la farmacia fu a suo tempo istituita", il Consiglio di Stato ha ribadito che "quando sussistano le condizioni previste dalla normativa vigente, il Comune non può opporsi alla libera scelta del farmacista, in quanto, com"è stato osservato, una siffatta facoltà costituisce l'esplicazione dei generali diritti di libertà di iniziativa economica e dell'esercizio della professione, sia pure subordinandosi il trasferimento all'autorizzazione delle competenti autorità, che non può essere negata se non per precipue ragioni ostative (v. Cons. di St., sez. IV, 7.3.1994, n. 217)."

Il Consiglio di Stato censura altresì le motivazioni addotte dal farmacista ricorrente contro il trasferimento in quanto esso avrebbe danneggiato gli abitanti della frazione. In via preliminare, i giudici hanno ritenuto che "è perlomeno singolare che [delle lamentele degli abitanti] si faccia portatore il farmacista concorrente solo per salvaguardare la redditività del suo esercizio". In secondo luogo, il Consiglio di Stato ha riconosciuto che il trasferimento della farmacia avviene "nell"ambito della sede per la quale fu concessa l"autorizzazione" (art. 1, comma 4, della legge n. 475/1968 ) e dunque della porzione di territorio comunale di pertinenza della farmacia stessa sin dalla sua istituzione, che, nel momento in cui ha compiuto tale delimitazione (includendo fin da allora la via [presso cui è stato disposto il trasferimento] nell"àmbito del perimetro in cui poteva essere localizzata l"istituzione della seconda sede farmaceutica ), non può non aver tenuto conto (e comunque ciò non risulta esser stato a suo tempo contestato) delle complessive istanze di assistenza della popolazione, che vive nell"àmbito territoriale sopra individuato." In altri termini, il Consiglio di Stato ha riconosciuto in capo al comune quella discrezionalità necessaria (ed adeguata) per assumere una determinazione che incide non tanto e soltanto sugli aspetti economici insiti nell"esercizio farmaceutico, ma soprattutto sulla tutela della salute dei cittadini, fondamento giuridico del potere riconosciuto dall"ordinamento (sanitario) in capo agli enti locali.

Ecco allora che proprio nell"ambito di tale competenza e funzione spettante ai comuni, il Collegio ha voluto ribadire che "lo spostamento dell"esercizio in una posizione più baricentrica, atta funzionalmente a rendere un miglior servizio per l"intera zona tenuto conto degli incrementi demografici in alcuni nuclei di essa verificatisi (cui si contrappone la stasi del nucleo di precedente insediamento) e dell"aumentato indice di densità edilizia di detti insediamenti, si deve ritenere che le esigenze di assistenza farmaceutica, di cui la norma invita a tener conto in sede di trasferimento, siano state logicamente e razionalmente soddisfatte col provvedimento autorizzatorio di cui si tratta". Inoltre, muovendo da questo presupposto, i giudici di Palazzo Spada hanno precisato che nella "[…] necessaria ottica di unitarietà della zona di riferimento," lo spostamento della sede della farmacia "nemmeno penalizza in modo significativo gli abitanti del nucleo di primitivo insediamento dell"esercizio farmaceutico, pure espressamente tenute presenti dall"Amministrazione in un quadro complessivo di efficace ed efficiente gestione del servizio pubblico, come risulta dall"ipotizzato programma di consegna dei farmaci a domicilio."

In ordine, infine, alla lamentata assenza di una consulenza tecnica in ordine alla permanenza delle esigenze farmaceutiche che nel 2006 avevano determinato l"ubicazione della farmacia controinteressata, il Consiglio di Stato, inter alia, ha riconosciuto che "l"idoneità della nuova ubicazione della farmacia a garantire l"interesse pubblico alla conservazione di un adeguato livello di assistenza nella zona de qua risulta[…] sufficientemente suffragata dagli intervenuti mutamenti demografici ed urbanistico-edilizii".

La sentenza ha il pregio di riconoscere e rafforzare il ruolo dei comuni nella gestione del servizio farmaceutico, inteso – lo si può evincere da alcuni passaggi sopra riportati – quale servizio di natura pubblica a servizio dei cittadini che richiede dunque non soltanto un adeguato livello di programmazione, ma deve poter essere "flessibile" al fine di consentire agli enti locali di intervenire laddove esigenze del territorio possano far emergere nuovi bisogni da parte delle comunità locali.



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