Changing Society, Generalità, varie -  Bedeschi Ilaria - 2015-06-19

SI INNAMORÒ DI CELESTE PERCHÉ NON AVEVA NIENTE DA FARE. UNA FRAGILITÀ DIVERSA – Ilaria BEDESCHI

Ho sempre pensato che ci fosse un elemento comune tra tutte le forme d"arte. Figlie della stessa madre e ciascuna con la sua particolarità.

Poi, piano piano ho iniziato a rendermi conto che la musica possiede una sorta di posto d"onore. Sarà perché è fatta per essere portata all"esterno. Sarà perché l"egocentrismo dell"autore non paga. O forse perché ci sono particelle, nella musica, che entrano in sintonia con noi. Ti bucano e non ci puoi fare nulla. Sarà che una nota, più una voce, più un ritmo diventano una cosa più grande della loro somma.

E nelle canzoni spesso si trovano delle risposte. Quasi sempre ovvie. Quasi sempre affini a noi. Non c"è bisogno di interpretazione.

Un libro è più soggetto ad essere arrangiato in base alla vita e al momento in cui lo si sta leggendo.

Le canzoni no. Quelle, al contrario, sono capaci di riportarti a momenti passati. Con malinconia no. Con nostalgia, forse, questo sì.

Rievocano parti accantonate. E non ci fai niente. Le accetti e prendi tutto quello che ritorna presente. Un po" come vivide reminiscenze.

E allora ci si rende conto che la fragilità non è solo quella oggetto di diagnosi – fisica o psichica che sia.

Ma c"è una fragilità comune a tutti, dovuta forse ad una costante ricerca della felicità, della serenità. Qualcosa che ci accompagna nella vita che va da una parte, mentre noi vorremmo che andasse dall"altra.

Da quello che ci accade senza il nostro volere. In fondo non siamo così importanti.

Cosa c"è da interpretare quando Tenco dice che si è innamorato perché non aveva niente da fare? Cosa c"è da capire quando Cocciante dice che, dentro di lui, lei – la lei che c"è sempre, altrimenti non ci sarebbero storie da raccontare – non morirà mai?

Non sono anche questi aspetti di fragilità?

Non sono anche questi elementi che, alla fine, ci accomunano gli uni con gli altri? Al di là della ragione, della situazione, non è questo un filo comune?

È una fragilità che resta dentro, che si concretizza solitamente in una azione che cerca di rompere l"incantesimo.

Lei non morirà in lui – anche se in realtà è già morta. Lui non aveva nulla da fare – ma ha fatto che si è innamorato.

Se siamo fragili noi, perché non dovremmo capire, quantificare, decodificare la fragilità altrui? Se uno non può farcela da solo, perché è così strano tendere una mano?

Perché si ha così paura di scoprire cosa c"è oltre un corpo, cos"hanno dentro le persone?



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immagine A3M

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