Legislazione e Giurisprudenza, Aspetti penali -  Cardani Valentina - 2014-11-17

SICUREZZA SUL LAVORO, TRA POSIZIONI DI GARANZIA E CONDOTTA DEL LAVORATORE - Cass. Pen., 46437/14 – V. CARDANI

- Infortunio sul lavoro

- Posizioni di garanzia

- Condotta del lavoratore: abnormità della condotta rispetto all'attività lavorativa e concorso di colpa del lavoratore.


I ricorrenti, moglie e marito, erano stati condannati per il reato di omicidio colposo poiché ritenuti responsabili della morte del loro dipendente per violazione della normativa antinfortunistica.

Il dipendente, infatti, mentre smontava un ponteggio collocato al sesto piano di un edificio per poi rimontarlo da altra parte, si sporgeva precipitando al suolo e perdendo la vita all'istante.

Al datore di lavoro in particolare era contestato il fatto di non aver curato l'osservanza della normativa antinfortunistica da parte del dipendente (limitandosi a fornire semplici raccomandazioni) che nell'occorso non aveva indossato le cinture di sicurezza.

Le questioni affrontate dalla Suprema Corte nella pronuncia in commento afferiscono principalmente a due aspetti: la posizione di garanzia del datore di lavoro e la correlata responsabilità per la sicurezza sul cantiere e la abnormità della condotta del lavoratore quale elemento idoneo ad escludere la responsabilità del datore di lavoro medesimo.

Quanto al primo profilo, imputati nel procedimento in oggetto erano due coniugi: la moglie S., legale rappresentante dell'impresa ed il marito, C. quale "datore di lavoro di fatto".

Entrambi i soggetti non possono sottrarsi a responsabilità penale, secondo lo Corte, ed entrambi i garanti sono da ritenersi destinatari dell'obbligo di assicurare la sicurezza sul luogo di lavoro: il datore di lavoro in quanto colui che ha potere decisionale ed organizzativo dell'attività e che, conseguentemente, ha l'obbligo di predisporre tutte le misure di prevenzione infortuni necessari e di fornire tutte le informazioni necessarie al riguardo ai dipendenti, promuovendo e controllandone l'uso; il "datore di lavoro di fatto" in quanto soggetto che, in concreto, ha assunto poteri giuridici inerenti alla gestione del rischio e pertanto non può andare esente da responsabilità.

L'art. 299 del d.lgs. 81/2008 ha definito come titolari di "posizioni di garanzia" tutti i soggetti che, pur sprovvisti di regolare investitura, abbiano esercitato in concreto i poteri giuridici connessi alla qualifica di datore di lavoro, di dirigente e di preposto.

Confermata dunque la responsabilità di entrambi gli imputati per la mancata predisposizione di idonee misure di sicurezza e per il mancato controllo dell'adozione delle stesse da parte il lavoratore, la Suprema Corte passa ad esaminare la condotta del lavoratore, quale possibile elemento interruttivo del nesso tra evento ed attività lavorativa.

Ed infatti, secondo orientamento consolidato della Giurisprudenza, la condotta "abnorme" del lavoratore esclude la responsabilità del datore di lavoro, intendendosi per "abnorme" un comportamento del lavoratore imprevedibile ed esorbitante rispetto all'attività lavorativa.

In definitiva, tale condotta esclude la responsabilità del lavoratore poiché eccentrica rispetto al rischio lavorativo che il garante è tenuto a prevenire.

Nel caso di specie, il Giudice di merito non ha ravvisato una tale abnormità della condotta del lavoratore (che asseritamente avrebbe di sua iniziativa spostato il ponteggio senza ricevere ordini o istruzioni in merito), ma ha soltanto riconosciuto un minimo concorso di responsabilità del dipendente medesimo.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati