Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Russo Paolo - 2015-02-12

SINDACO DIFFAMATO IN CONSIGLIO COMUNALE: DANNO NON PATRIMONIALE – Trib. Palermo, 602/2015 - Paolo RUSSO

Tribunale Palermo, 4 Febbraio 2015, n. 602, G.U. Trombetta Nel corso della pubblica seduta di un Consiglio comunale cittadino, un consigliere di opposizione, intervenendo nel dibattito, rilasciava una dichiarazione contenenti false notizie riguardanti il Sindaco della città.

In particolare, attribuiva al Primo Cittadino: 1) il fatto di essere un tossicodipendente e di fare uso abituale di stupefacenti; 2) di avere avuto un attacco di overdose a causa di un abuso nel consumo; 3) di essere per questo finito in ospedale; 4) di non avere esercitato il proprio mandato a causa delle conseguenze scaturenti dalla sua condizione di tossicodipendente.

Di qui, l"azione civile azionata dal Sindaco nei confronti del consigliere, atta a richiedere il risarcimento dei danni tutti, patrimoniali e non, derivati dalla illecita condotta diffamatoria.

Il tribunale siciliano ha accolto la domanda attrice, ed ha giudicato provato l"evidente dolo diffamatorio del consigliere "il quale, profittando della cassa di risonanza offerta dalla pubblica seduta del Consiglio comunale, e forte della preesistenza di una diceria concernente un"ipotetica tossicodipendenza del Sindaco…., ebbe a rafforzare e rilanciare l"accusa fingendo di credere ad un episodio parossistico correlato a tale maldicenza, e ciò al fine di sfregiare la pubblica reputazione del medesimo", rappresentandolo coram populo come un "drogato" oramai bisognoso di urgenti cure disintossicanti, e dunque come un soggetto inetto a ricoprire una qualsiasi carica pubblica, "certo che così facendo l"avrebbe toccato nella carne viva".

Il convenuto è stato pertanto condannato a risarcire al Sindaco il danno non patrimoniale patito (liquidato in misura pari ad oltre 33.000 euro), inteso come categoria avente natura composita, che si articola in una serie di aspetti quali il danno biologico, morale ed esistenziale, tutti da tenere in debito conto in sede di liquidazione in ossequio al principio della integralità del risarcimento.

Il giudice palermitano, in particolare, ha ritenuto leso, nella fattispecie, il diritto all"immagine, al nome, all"onore, alla reputazione dell"attore, tutti valori costituzionalmente garantiti e quindi da proteggere, mettendo in luce, nella fattispecie, "il potenziamento e la resistenza della squalificante notizia nell"ambito del corpo elettorale di riferimento", come pure "la sofferenza ed il senso di frustrazione che la perpetuazione e, soprattutto, il rilancio, mediante aggravamento, della maldicenza, hanno cagionato" sull"attore, che "riteneva di aver già adeguatamente smentito la circostanza, ed ha assistito invece alla sua enfatica riproposizione" grazie ad una "ignobile allusione sulle ragioni della sua assenza, avvenuta in una sede istituzionale".



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