Legislazione e Giurisprudenza, Colpevolezza imputabilità -  Mazzon Riccardo - 2014-02-28

SINISTRI, FURTI E SCHERZI POSTI IN ESSERE DA DIPENDENTI: QUANDO RISPONDE IL DATORE DI LAVORO? - RM

E' stata affermata la responsabilità indiretta del datore di lavoro in relazione alla condotta del dipendente che, guidando un trattore per espletare un servizio del quale era incaricato, aveva consentito ad un altro dipendente di collocarsi come passeggero sul parafango del mezzo e ne aveva cagionato la morte a seguito di una manovra errata:

"ai fini della configurabilità della responsabilità indiretta del datore di lavoro ex art. 2049 c.c., non è necessario che fra le mansioni affidate e l'evento sussista un nesso di causalità, essendo invece sufficiente che ricorra un semplice rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l'incombenza affidata deve essere tale da determinare una situazione che renda possibile, o anche soltanto agevoli, la consumazione del fatto illecito e, quindi, la produzione dell'evento dannoso, anche se il lavoratore abbia operato oltre i limiti dell'incarico e contro la volontà del committente o abbia agito con dolo, purché nell'ambito delle sue mansioni (nella specie, la sentenza di merito, confermata dalla S.C., aveva configurato la responsabilità indiretta del datore di lavoro in relazione alla condotta del dipendente che, guidando un trattore per espletare un servizio del quale era incaricato, aveva consentito ad un altro dipendente di collocarsi come passeggero sul parafango del mezzo e ne aveva cagionato la morte a seguito di una manovra errata)" (Cass. civ., sez. lav., 7 gennaio 2002, n. 89, GC, 2003, I, 524; Conforme Cass. civ., sez. III, 22 maggio 2001, n. 6970, NGCC, 2002, I, 871; GCM, 2002, 20; MGL, 2002, 248; OGL, 2002, I, 73; NgiL, 2002, 290- cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012-).

Il fatto dannoso generato da uno scherzo di un collega di lavoro non può inquadrarsi in alcuna attività lavorativa, così come, per definizione, qualsiasi comportamento "ioci causa"; anzi, con questa contrasta, distraendo sicuramente il lavoratore dalle incombenze cui è adibito:

"ai fini della pronuncia di responsabilità ex art. 2049 c.c. è sufficiente un nesso di occasionalità necessaria tra fatto dannoso e attività lavorativa. Tale nesso si interrompe quando il fatto illecito è incompatibile con l'attività dell'impresa ed impedisce la realizzazione degli scopi per cui l'incarico è stato conferito (nella specie, il fatto dannoso è stato generato da uno scherzo di un collega di lavoro, che non può inquadrarsi in alcuna attività lavorativa, anzi con questa contrasta distraendo sicuramente il lavoratore dalle incombenze cui è adibito)" (Pret. Milano 16 luglio 1998, OGL, 1998, I, 784).

Risponde il produttore di una batteria, esplosa in un'autorimessa, benché la stessa fosse contrassegnata dal marchio del rivenditore, che da tempo intratteneva un rapporto di fornitura esclusiva, avente ad oggetto quel tipo di batteria; qualora il giudice penale non sia stato investito del fatto - reato, la qualificazione di questo va effettuata "incidenter tantum" dal giudice civile e la società risponde delle conseguenze giuridiche, compreso il risarcimento del danno non patrimoniale, della condotta (commissiva od omissiva) dei propri dipendenti che configuri un reato e sia stato commesso nell'esercizio delle incombenze cui essi sono adibiti (art. 185 c.p., 2049 e 2059 c.c.), anche nel caso in cui sia rimasta ignota la persona fisica autrice dell'illecito,

"in difetto di domande anche di rivalsa, nei confronti di questa. (Nella specie risponde il produttore di una batteria, esplosa in un'autorimessa, benché la stessa fosse contrassegnata dal marchio del rivenditore, che da tempo intratteneva un rapporto di fornitura esclusiva, avente ad oggetto quel tipo di batteria)" (Cass. civ., sez. III, 21 novembre 1995, n. 12023, DResp, 1996, 363; GCM, 1995, 11).

Sussiste la responsabilità di un istituto di vigilanza qualora una guardia giurata, alle sue dipendenze, nell'esercizio dei propri compiti, segnali ad un complice le assenze degli occupanti delle ville affidate alla vigilanza dell'istituto, in quanto la responsabilità civile del committente, per il danno arrecato da un reato commesso dall'agente, nell'esercizio delle sue incombenze, è configurabile anche quando l'attività di questi si è svolta in modo autonomo ed in trasgressione degli ordini ricevuti:

"La predetta responsabilità viene meno soltanto nel caso in cui l'attività delittuosa abbia decampato completamente dall'ambito del rapporto fra l'agente ed il committente e non abbia mai avuto alcuna attinenza o connessione, neppure indirette, con le finalità in vista delle quali le mansioni erano state affidate dal committente stesso. (Fattispecie relativa a ritenuta responsabilità civile di un istituto di vigilanza per il fatto di una guardia giurata alle sue dipendenze che, nell'esercizio dei propri compiti, segnalava ad un complice le assenze degli occupanti delle ville affidate alla vigilanza dell'istituto e gli indicava l'ora in cui potevano commettersi i furti con tutta sicurezza)" (Cass. pen., sez. II, 17 marzo 1988, Pallini e altro, RP, 1989, 934; CP, 1990, I, 427).

Resta esclusa la responsabilità del comune datore di lavoro in caso di sinistro stradale, causato da un motocarro, affidato da un imprenditore ad un proprio dipendente, per il trasporto di materiale, con lesione di altro dipendente trasportato senza previa autorizzazione (nella specie, in un sinistro stradale causato da un motocarro affidato da un imprenditore ad un proprio dipendente per il trasporto di materiale, era rimasto leso un altro dipendente della stessa impresa che il primo trasportava sul veicolo per fargli raggiungere il posto di lavoro; i giudici del merito avevano escluso la responsabilità del comune datore di lavoro, ex art. 2049 c.c., per mancanza di un rapporto di occasionalità necessaria tra l'adempimento dell'incarico e l'evento lesivo, non essendo stato provato che il predetto avesse autorizzato il conducente a trasportare sul veicolo altri dipendenti dell'impresa; la Corte di cassazione ha annullato la decisione, enunciando il principio che segue):

"al fine della responsabilità indiretta del committente per il danno arrecato dal fatto illecito del commesso, ai sensi dell'art. 2049 c.c., è sufficiente che sussista un nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito stesso e il rapporto che lega detti soggetti, nel senso che le mansioni od incombenze affidate al secondo abbiano reso possibile o comunque agevolato il comportamento produttivo del danno, a nulla rilevando che tale comportamento si sia posto in modo autonomo nell'ambito dell'incarico o abbia addirittura ecceduto dai limiti di esso, magari in trasgressione degli ordini ricevuti, sempre, però, che il commesso abbia perseguito finalità coerenti con quelle in vista delle quali le mansioni gli furono affidate e non finalità proprie alle quali il committente non sia, neppure mediatamente, interessato o compartecipe" (Cass. civ., sez. III, 27 marzo 1987, n. 2994, GCM, 1987, 3; GI, 1988, I, 1, 1833).

E' stata affermata la responsabilità di una casa religiosa per i danni arrecati, in un incidente stradale, da un religioso che, con il consenso del direttore, stava eseguendo un trasporto di favore, per accompagnare, alla stazione ferroviaria, i parenti di un confratello che erano stati ospitati gratuitamente nell'istituto (nel caso di specie, i giudici del merito avevano ritenuto la responsabilità di una casa religiosa per i danni arrecati, in un incidente stradale, da un religioso, economo della casa, il quale, con il consenso del direttore di questa, stava eseguendo un trasporto di favore per accompagnare alla stazione ferroviaria i parenti di un confratello che erano stati ospitati gratuitamente nell'istituto; la Suprema Corte, enunciando il principio di cui infra, ha respinto il ricorso della casa religiosa contro detta decisione, perché basata sulla corretta affermazione di esistenza di un collegamento, ancorché occasionale, tra il fatto dannoso e gli incarichi svolti dal danneggiante):

"perché sia configurabile la responsabilità indiretta del committente per i danni arrecati dal fatto illecito del commesso, ai sensi dell'art. 2049 c.c., non occorre che l'incombenza affidata al commesso o comunque da lui espletata - durante l'esecuzione della quale si verifica l'evento dannoso - attenga allo svolgimento delle specifiche funzioni e dei soli incarichi che ineriscono alla natura del rapporto esistente fra committente e commesso, ma è necessario e sufficiente che l'incombenza abbia una qualsiasi relazione, sia pure marginale, con detto rapporto, di modo che la condotta del commesso possa essere riferita all'ambito delle attività e, quindi, alla sfera giuridica del committente" (Cass. civ., sez. III, 5 gennaio 1985, n. 20, GCM, 1985, 1; DE, 1985, II,133; Conforme Trib. Roma 18 gennaio 1982, DE, 1985, II,476).

Il proprietario di un'officina risponde dell'illecito commesso da un suo dipendente che, incaricato di riparare un'autovettura, avendo avuto, per tale motivo, la detenzione delle chiavi del veicolo, abbia profittato di tale circostanza per mettersi, di sua iniziativa, alla guida di quest'ultimo, danneggiandolo durante la circolazione, in quanto,

"per la responsabilità del committente, a norma dell'art. 2049 c.c., è sufficiente la sussistenza di un nesso di occasionalità necessaria fra il rapporto di commissione ed il fatto illecito consumato dal commesso, nel senso che le incombenze affidate a costui abbiano reso possibile o, quantomeno, agevolato l'illecito e la produzione dell'evento lesivo, ancorché il commesso abbia agito oltre i limiti delle sue incombenze o abbia, sinanche, trasgredito gli ordini ricevuti" (App. Palermo 7 luglio 1984, RGCT, 1985, 64).



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