Legislazione e Giurisprudenza, Danni patrimoniali -  Menin Alessandro - 2013-08-30

SINISTRO, IVA E RIPARAZIONE ANTIECONOMICA DEL VEICOLO – Giud. Pace Montebelluna – sent. 155/2013 – Alessandro MENIN

La succinta sentenza emessa dal Giudice di Pace di Montebelluna consente una breve riflessione sull"annosa questione relativa al riconoscimento della "economicità" o meno della riparazione di un veicolo incidentato, ed alla conseguente applicazione o meno delle regole previste dall"art. 2058, comma 2, cc., argomento spesso dibattutto nelle aule dei giudici di pace (per effetto della competenza per valore)  ma raramente approfondito.

Infatti, ciò che il magistrato deve evitare è l"ingiusto arricchimento del danneggiato, al quale (salvo rare eccezioni) non deve essere risarcita una somma superiore al valore del bene incidentato, ma allo stesso tempo salvaguardare il diritto del danneggiato stesso, affinchè veda integralmente riparato il torto subito, se del caso attraverso il riattamento di quanto illecitamente guastato.

L"errore che più comunemente viene fatto è quello di considerare l"importo complessivo portato dalla fattura di riparazione emessa dal carrozziere quale elemento di confronto con il c.d. valore ante-sinistro del mezzo, confronto che necessariamente deve essere operato per valutare se il costo del ripristino del veicolo è superiore al suo valore e, quindi, per decidere quale delle due disposizioni previste dall"art. 2058 cc debba essere applicata.

Infatti, il documento fiscale prevede il pagamento anche di una somma a titolo di imposta sul valore aggiunto, somma che, se da un lato il danneggiato è obbligato a corrispondere per legge, da altro lato non può (e non deve) essere considerata quale spesa necessaria per eliminare i danni direttamente causati dal fatto illecito, ma, al più, quale ulteriore danno, indiretto e conseguente, alla stregua, per rimanere in tema, del risarcimento delle spese di traino o del fermo tecnico.

In definitiva, il dato economico da porre a base del giudizio di comparazione di cui si è dato conto è, pertanto, la sola "base imponibile" della ricevuta emessa dal riparatore, poiché questa, e solo questa, è direttamente riferibile ai costi di riprisitino del mezzo.

Le argomentazioni giuridiche a favore di tale affermazioni sono fornite dalla Suprema Corte e ricavabili dal suo insegnamento, ormai costante,  in materia di risarcimento del danno ai veicoli a motore basato sul solo preventivo: "una volta che il danno sia liquidato in riferimento alle spese che il danneggiato dovrà affrontare per eliminare le conseguenze pregiudizievoli dell'illecito (nella specie riparazione, non ancora effettuata, di un autoveicolo), l'obbligazione risarcitoria si estende anche agli oneri accessori e conseguenziali, e dunque anche a quello del rimborso dell'IVA cui il danneggiato è tenuto nei confronti del riparatore,obbligato per legge ad addebitarla al committente, a titolo di rivalsa, ai sensi dell'art. 18, d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633" (Cass. 14 ottobre 1997, n. 10023, successivamente confermata da Cass. 27 gennaio 2010, n. 1688 e Cass. 10 giugno 2013, n. 14535; dello stesso avviso, seppur in altro ambito, Cass. 4 aprile 2013, n. 8199).

Ben si comprende, quindi, che per verificare la ammissibilità del risarcimento in forma specifica di cui al primo comma dell"art. 2058 cc, e, quindi la sussistenza della "economicità" delle riparazioni, si deve considerare la sola spesa relativa a queste ultime, così come esposto nel documento fiscale, con esclusione di quanto richiesto per  l"imposta sul valore aggiunto.

Se così non fosse, d"altro canto, si creerebbe una ingiusta differenza tra privato cittadino e soggetto titolare di partita Iva.

Infatti, a parità di costo dell"intervento di ripristino, l"importo finale della ricevuta emessa nei confronti di un privato è superiore rispetto a quanto fatturato ad una impresa o un libero professionista, titolare di partita Iva, poiché, in questo secondo caso, all"importo complessivo viene sottratta la ritenuta d"acconto.

Di più. Operare diversamente porterebbe al rischio di dare vita una iniqua disparità di trattamento tra chi ha necessità di aggiustare il proprio mezzo immeditamente e lo fa nel rispetto delle leggi tributarie e chi può attendere anche anni o, peggio ancora, provvede alla sistemazione de veicolo attraverso un autoriparatore disposto, in violazione degli obblighi di legge, a non emettere fattura ed a non richiedere dunque il rimborso dell'Iva.



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