Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2015-03-23

SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA ESTINTA: CHE NE E' DEL PROCESSO (ANCHE TRIBUTARIO) IN ESSERE? - Riccardo MAZZON

a norma dell'articolo 2495 comma 2 del codice civile i soci di una società a responsabilità limitata rispondono dei debiti da questa contratti rimasti insoddisfatti?

solo se, e nei limiti in cui, hanno riscosso somme in base al bilancio finale di liquidazione ovvero per aver indebitamente percepito ciò che in realtà andava corrisposto, in tutto o in parte, ai creditori

l'impossibilità di pronuncia giurisdizionale e la cessazione della materia del contendere

In effetti, poiché a norma dell'articolo 2495 comma 2 del codice civile i soci di una società a responsabilità limitata rispondono dei debiti da questa contratti rimasti insoddisfatti solo se, e nei limiti in cui, hanno riscosso somme in base al bilancio finale di liquidazione (cfr. paragrafo 2., capitolo ventesimo del volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON), ovvero per aver indebitamente percepito ciò che in realtà andava corrisposto, in tutto o in parte, ai creditori (sicché non possono essere considerati successori a titolo universale né successori a titolo particolare della società medesima nel vincolo obbligatorio: cfr. paragrafo 3., capitolo e volume citati), ne consegue, sul piano processuale, che non vi sono soggetti cui spetta proseguire il processo di cui la società estinta sia stata parte allorché era ancora in vita;

"pertanto, sulla domanda proposta da o contro la società che in corso di causa si cancelli dal registro delle imprese, il giudice non può più statuire nel merito, ma deve dichiarare la cessazione della materia del contendere, per avere l'evento determinato il venir meno dell'oggetto stesso della giurisdizione (il che, tuttavia, non impedisce la prosecuzione del processo fra le altre parti, neppure nelle ipotesi di litisconsorzio necessario o di cause inscindibili)" (App. Napoli, sez. I, 28.5.2008, GM, 2008, 12, 3174; GM, 2009, 10, 2480).

Con tutte le conseguenze del caso, come, ad esempio, ove una condanna sia comunque pronunciata, la dichiarazione di inammissibilità dell'eventuale impugnazione proposta nei confronti della società estinta:

"nel caso in cui una società di capitali, dopo aver promosso un procedimento civile, si estingua e venga cancellata dal registro delle società in pendenza di giudizio, non è possibile emettere una pronuncia di condanna contro di essa, in quanto soggetto non più esistente; ne consegue che, ove una tale condanna sia comunque pronunciata, va dichiarata inammissibile l'impugnazione proposta nei confronti della società estinta (Fattispecie relativa a società cancellata dal registro delle imprese in data anteriore all'entrata in vigore del d.lg. n. 6 del 2003, per la quale l'effetto estintivo si è, pertanto, verificato dal 1º gennaio 2004)" (Cass. civ., sez. III, 10.11.2010, n. 22830, GCM, 2010, 11, 1428 – si veda, in argomento, anche Cass. civ., sez. trib., 20.10.2010, n. 21510, GCM, 2010, 10, 1344: la notificazione dell'appello ad una società di capitali dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese, avvenuta dopo l'entrata in vigore dell'art. 4 del d.lg. n. 6 del 2003 che ha modificato l'art. 2495 c.c., deve essere effettuata presso la sede della società in liquidazione, in persona del liquidatore pro tempore. Pertanto la notifica effettuata presso il difensore del primo grado della società in bonis deve ritenersi affetta da nullità sanabile ex tunc o mediante il raggiungimento dello scopo ai sensi dell'art. 156 c.p.c., quando la consegna sia avvenuta mediante rilascio di copia dell'atto a persona e luogo aventi un qualche riferimento con il destinatario della notificazione ed il notificando mostri, con la costituzione in giudizio, di aver avuto piena conoscenza del contenuto dell'atto; o mediante la rinnovazione nei modi e nei termini previsti dalla legge).

Recentemente, in tal senso, anche in ambito tributario, si confronti la seguente pronuncia che, nel sancire come il ricorso per Cassazione, proposto dall'ex liquidatore, allorquando la società abbia cessato di esistere, sia inammissibile , precisa altresì come il processo, infatti, non solo non possa proseguire nei confronti di una persona giuridica non più esistente, ma non possa proseguire neppure ad opera o nei confronti dell'ex liquidatore, così come di eventuali ex soci e/o e amministratori, atteso che le disposizioni tributarie e civilistiche non prevedono alcun subentro automatico di costoro nei rapporti col Fisco:

"il ricorso in cassazione proposto dal liquidatore non vale a configurare alcuno degli effetti di cui agli artt. 110 e 111 c.p.c.". (Cass. civ., sez. trib., 13/07/2012, n. 11968, DeG, 2012).

Tengasi, altresì, presente che, sempre in ambito tributario, che la responsabilità dei liquidatori, degli amministratori e dei soci di società in liquidazione, in presenza dell'integrazione delle distinte fattispecie previste dall'art. 36 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, per l'ipotesi di mancato pagamento delle imposte sul reddito delle persone giuridiche i cui presupposti si siano verificati, è responsabilità per obbligazione propria ex lege (per gli organi, in base agli art. 1176 e 1218 c.c., e per i soci di natura sussidiaria), avente natura civilistica e non tributaria,

"non ponendo la norma alcuna successione o coobbligazione nei debiti tributari a carico di tali soggetti, nemmeno allorché la società sia cancellata dal registro delle imprese. Ne consegue che, una volta liquidata e cancellata la contribuente società di capitali dal registro delle imprese, il processo tributario non può proseguire né nei confronti della persona giuridica, non più esistente, né nei confronti dell'ex liquidatore o dell'ex socio-amministratore, atteso che la legge non prevede alcun subentro automatico di costoro nei rapporto con l'amministrazione finanziaria" (Cass. civ., sez. trib., 11/05/2012, n. 7327, GCM, 2012, 5, 593).

Sostanziale, naturalmente, la situazione che abbia ad oggetto società di persone (invece che società di capitali); nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione proposto contro il socio precedentemente estraneo al processo nei confronti di una società di persone che, parte nei precedenti gradi di giudizio, era stata poi cancellata dal registro delle imprese:

"la cancellazione dal registro delle imprese di una società di persone, analogamente a quanto avviene con riferimento ad una società di capitali, determina l'estinzione del soggetto giuridico e la perdita della sua capacità processuale. Ne consegue che, nei processi in corso, anche se essi non siano interrotti per mancata dichiarazione dell'evento interruttivo da parte del difensore, la legittimazione sostanziale e processuale, attiva e passiva, si trasferisce automaticamente, ex art. 110 c.p.c., ai soci, che, per effetto della vicenda estintiva, divengono partecipi della comunione in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione, e, se ritualmente evocati in giudizio, parti di questo, pur se estranei ai precedenti gradi del processo" (Cass. civ., sez. trib., 06/06/2012, n. 9110, GCM, 2012, 6).



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