Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-02-21

SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA: IL POTERE DECISORIO DEI SOCI - Riccardo MAZZON

I soci, come regola generale, hanno il potere di decidere sulle materie riservate alla loro competenza

"il ricorso per la dichiarazione di fallimento del debitore, nel caso in cui si tratti di una società, deve essere presentato dall'amministratore, dotato del potere di rappresentanza legale, senza necessità della preventiva autorizzazione dell'assemblea o dei soci, non trattandosi di un atto negoziale né di un atto di straordinaria amministrazione, ma di una dichiarazione di scienza, peraltro doverosa, in quanto l'omissione risulta penalmente sanzionata; tale principio trova applicazione anche nel caso in cui l'amministratore sia stato nominato dal custode giudiziario della quota pari all'intero capitale sociale di cui il giudice per le indagini preliminari abbia disposto il sequestro" (Cass. civ., sez. I, 16.9.2009, n. 19983, GCM, 2009, 9, 1323 - cfr., da ultimo, "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON),

dall'atto costitutivo della società, nonché sugli argomenti che uno o più amministratori

"in materia di società, a norma dell'art. 2479 c.c. i soci decidono, oltre che sulle materie riservate alla loro competenza, anche sugli argomenti che "uno o più amministratori" sottopongono alla loro approvazione, dal che deriva la legittimità dell'azione proveniente dall'iniziativa del singolo amministratore pur nel caso di gestione congiunta, non potendo diversamente interpretarsi l'inciso di cui al comma primo dell'art. 2479 c.c. Ciò posto, l'iniziativa proveniente dal singolo amministratore può esplicare i suoi effetti non solo sulle materie specificamente assegnate alla competenza dei soci, ma anche su materie ad essi non riservate, tale che legittimamente possono essere rimessi alla statuizione dei soci argomenti che concretino tipica attività gestionale (quale nella specie l'adozione di decisioni relative a crediti verso terzi da tempo iscritti nel bilancio sociale)" (Trib. Chieti 20.8.2008, VN, 2009, 1, 375)

- o tanti soci che rappresentano almeno un terzo del capitale sociale - sottopongono alla loro approvazione.

In ogni caso, peraltro, sono riservate alla competenza dei soci:

1) l'approvazione del bilancio e la distribuzione degli utili;

2) la nomina, se prevista nell'atto costitutivo, degli amministratori;

3) la nomina del sindaco, nei casi previsti dall'articolo 2477 del codice civile;

4) le modificazioni dell'atto costitutivo;

5) la decisione di compiere operazioni che comportano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale determinato nell'atto costitutivo o una rilevante modificazione dei diritti dei soci:

"tra gli atti che determinano la responsabilità dei soci in solido con gli amministratori ex art. 2476 c.c., non vi è dubbio che rientrino gli atti decisori od autorizzativi formalmente adottati dai soci nelle forme previste dagli art. 2468 comma 3 e 2479 c.c., o addirittura in sede assembleare (art. 2479 bis c.c.), così come rientrano anche gli atti o comportamenti, non adottati nelle forme sopra indicate, ma idonei a supportare l"azione illegittima e dannosa posta in essere dagli amministratori. A supporto di tale interpretazione militano numerosi e importanti argomenti. Anzitutto il dato testuale della norma non pare decisivo, poiché esso si presta ad essere inteso come comprendente tutte quelle manifestazioni di volontà espresse dai soci anche in forme non istituzionali, ma comunque capaci di fornire impulso all"attività gestoria, rilevando a tal proposito l"influenza effettiva spiegata dai soci sugli amministratori. In secondo luogo la norma sembra intesa a bilanciare, con l"introduzione dell"ipotesi di responsabilità che ne occupa, gli estesi poteri di gestione attribuiti ai soci, poteri che sono esercitabili, specie nelle s.r.l. - in cui la compagine sociale è ristretta e caratterizzata da "intuitus personae" -, non solo con i crismi della formalità, ma anche di fatto. Da un lato, dunque, la responsabilità ex art. 2476 comma 7 c.c. si porrebbe come una naturale conseguenza dell"esercizio di fatto del potere gestorio o dell"indirizzo di gestione, dall"altro intenderebbe evitare le sostanziali e facili elusioni a cui la norma sarebbe esposta, adottando la tesi restrittiva, mediante la manifestazione del potere gestorio con modalità atipiche, informali, non evidenti. Inoltre, per converso, esclusa ogni interpretazione formalistica, la norma è idonea a circoscrivere la responsabilità dei soci che si siano ingeriti in modo soltanto occasionale evitando loro di essere ritenuti, per ciò solo, amministratori di fatto e responsabili dell"intera gestione. È previsto altresì che le condotte decisorie od autorizzatorie disegnate dalla nuova norma, per essere fonte della responsabilità del socio, debbano essere compiute "intenzionalmente", e cioè esprimano o denotino la volontà di supportare un"operazione illecita. Un ulteriore problema si pone allorquando il socio chiamato a rispondere, sia non già una persona fisica - rispetto alla quale l"indagine sulla sussistenza dell"elemento psicologico è iscritto tradizionalmente nel perimetro delle statuizioni giuridiche sostanziali ed in quello degli accertamenti processuali -, ma invece un ente dotato di personalità giuridica, quale una società commerciale. In quest"ultimo caso, infatti, è escluso che all"ente sia imputabile un qualsiasi stato psicologico. Nondimeno, proprio allo scopo di evitare di introdurre una ipotesi di responsabilità oggettiva in netto contrasto con la lettera della norma, la presenza dell"elemento psicologico come sopra configurato deve comunque essere accertato, ma lo si deve imputare non già al socio in quanto tale ma, in ragione della sua natura giuridica, all"amministratore del socio, come soggetto attraverso cui, in forza del principio di immedesimazione organica e dell"istituto della rappresentanza legale, il socio agisce e pone in essere rapporti giuridici" (Trib. Milano, sez. VIII, 9.7.2009, n. 81629, GiutM, 2009, 9, 6).



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