Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Tarantino Gianluca - 2013-12-26

SOCIETA' COOPERATIVA E POTERI DI RAPPRESENTANZA DEL LIQUIDATORE - Cass. 18124/2013 - Gianluca TARANTINO

Con la sentenza in commento, la Cassazione si pronuncia nel senso che il liquidatore di una società cooperativa deve ritenersi investito del potere di rappresentare la società solo dal momento dell'iscrizione nel registro delle imprese della nomina e non dalla data, antecedente, della nomina stessa. Da ciò discende la conseguenza che prima dell'iscrizione, il potere di rappresentanza rimane in capo all'amministratore e che, con riferimento ad un giudizio, solo la procura da questi rilasciata può considerarsi valida, non incidendo, peraltro, in alcun modo sul corso successivo di un giudizio il mutamento nella persona del legale rappresentante di un ente, avvenuto in pendenza del giudizio precedentemente instaurato da chi disponeva dei poteri necessari per farlo.

Alla base di tale decisione, la Corte di Cassazione precisa che, "a seguito della riforma societaria introdotta dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 (in vigore dal 1 gennaio 2004), la nomina dei liquidatori di una società cooperativa è disciplinata dall'art. 2545 duodecies c.c. (con riferimento all'art. 2484 c.c.) e dall'art. 2519 c.c., che richiama - in quanto compatibili - le norme sulle s.p.a. e, tra queste, anche l'art. 2487 bis c.c., il quale regolamenta l'aspetto della pubblicità della nomina dei liquidatori ed i relativi effetti, stabilendo l'obbligo di iscrizione della nomina dei liquidatori nel registro delle imprese e che, solo all'atto dell'intervento di tale formalità, gli amministratori della società cessano dalla loro carica, con il conseguente inizio della gestione della fase liquidatoria"

Secondo l'assetto normativo sopra riepilogato, infatti, si evinche che "fino al momento dell'iscrizione nel registro delle imprese della messa in liquidazione della società cooperativa (con la contestuale nomina dei liquidatori e l'attribuzione dei loro poteri), gli amministratori della società stessa non possono considerarsi decaduti dalla loro carica, ragion per cui essi conservano la rappresentanza sostanziale della società alla quale è correlata quella processuale, ai sensi dell'art. 75 c.p.c., comma 3".



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