Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  privato.personaedanno - 2014-04-04

SOCIETÀ DI MERO GODIMENTO E DETRAIBILITÀ DELL'IVA Cass. 7032/2014 - Simona CARUSO

Con la pronuncia in commento la Corte di Cassazione si è occupata nuovamente delle società di mero godimento di immobili e ha affrontato, in particolare, la questione della detraibilità dell'iva assolta sugli acquisti degli immobili.

La fattispecie esaminata riguarda una società che aveva acquistato, mediante mutuo ipotecario garantito dai soci, un grosso centro commerciale già locato ad una azienda della grande distribuzione e censito in catasto nella categoria D/8.

La Commissione Tributaria regionale aveva negato la detrazione dell'IVA assolta sull'acquisto ritenendo che si trattasse di un bene strumentale non inerente all'attività d'impresa, dal momento che la società era stata costituita per il mero godimento dell'immobile. Tale conclusione era motivata anche dal fatto che la ricorrente non aveva prodotto in giudizio i bilanci, aveva una struttura rudimentale (basso capitale, unico dipendente, unico incarico professionale conferito a un tecnico) e si limitava ad incassare e fatturare i fitti.

Di diverso avviso, invece, la Suprema Corte che ha fondato la sua decisione sui principi comunitari ripresi dalla circolare ministeriale n. 128/97.

Secondo la pronuncia in commento, infatti, la nozione di attività rilevante ai fini IVA non coincide con quella tradizionale degli artt. 2082 e 2195 c.c., ma va ricavata prima di tutto dalla normativa comunitaria che, nella sesta direttiva, parla tra l'altro di "operazione che comporti lo sfruttamento di un bene materiale... per ricavarne introiti avente un certo carattere di stabilità" (art. 42; conf. D.P.R. n. 633, art. 3, comma 2, n. 1).

La Corte di giustizia, sul punto, aveva chiarito che anche "la locazione di un bene corporale costituisce sfruttamento di tale bene da qualificarsi come attività economica per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità" e ha aggiunto che "a tal fine, vanno considerati la durata della locazione, gli affittuari e l'entità degli introiti".

Applicando tali assunti, la Suprema Corte ha asserito che nel caso in esame si tratti di attività rilevante ai fini iva. Decisive, a tal fine, le seguenti circostanze:

a) la durata legale della locazione commerciale (4 + 4);

b) la classificazione catastale come fabbricato per speciali esigenze di attività commerciale e non suscettibile di destinazione diversa;

c) l'affitto ad un'impresa della grande distribuzione

d) la notevole entità dell'investimento e degli introiti.

Secondo la Cassazione, al contrario di quanto argomentato dalla CTR, non rileva né il fatto che si tratti di unico affare né la struttura rudimentale della compagine societaria.

In conclusione, dunque, la Suprema Corte ha riconosciuto la detraibilità dell'Iva assolta sull'acquisto dell'immobile, affermando che: "non v'è ragione per alterare, in un soggetto societario (D.P.R. n. 633, art. 4, comma 1), la "tendenziale simmetria tra attività che danno luogo ad operazioni imponibili e correlate operazioni passive che danno luogo a detrazione dell'imposta", essendo il soggetto passivo autorizzato a livello comunitario dalla sesta direttiva a detrarre le imposte assolte sugli acquisti nella misura in cui i beni sono impiegati ai   fini di operazioni soggette ad imposta".



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