Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2015-07-08

SOCIETA' DIRETTE O COORDINATE: RESPONSABILITA', NOTA INTEGRATIVA E RELAZIONE DI GESTIONE - Riccardo MAZZON

responsabilità, nota integrativa e relazione di gestione

l'analitica motivazione della decisione

la puntuale indicazione delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione medesima

Gli amministratori che omettono l'indicazione - della società o l'ente alla cui attività di direzione e coordinamento la società da loro amministrata è soggetta - negli atti e nella corrispondenza, ovvero omettono l'iscrizione - presso la sezione del registro delle imprese appositamente istituita, nella quale sono indicate le società o gli enti che esercitano attività di direzione e coordinamento e quelle che vi sono soggette -, o anche mantengono indicazione e/o iscrizione anche quando la soggezione è cessata, sono responsabili dei danni che la mancata o l'errata conoscenza di tali fatti abbia recato ai soci o ai terzi.

La società soggetta all'altrui direzione e coordinamento deve esporre, in apposita sezione della nota integrativa, un prospetto riepilogativo dei dati essenziali dell'ultimo bilancio della società o dell'ente che esercita su di essa l'attività di direzione e coordinamento; parimenti, gli amministratori devono indicare nella relazione sulla gestione i rapporti intercorsi con chi esercita l'attività di direzione e coordinamento e con le altre società che vi sono soggette, nonché l'effetto che tale attività ha avuto sull'esercizio dell'impresa sociale e sui suoi risultati.

Le decisioni delle società soggette ad attività di direzione e coordinamento, quando da tale attività influenzate, debbono essere analiticamente motivate e recare puntuale indicazione delle ragioni e degli interessi la cui valutazione ha inciso sulla decisione; di esse dev'essere dato adeguato conto nella relazione di cui all'articolo 2428 del codice civile (cfr., amplius, paragrafo 13., capitolo undicesimo, del volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON).

In effetti, tali decisioni appaiono particolarmente sensibili al conflitto d'interessi che ad esse spesso è sotteso; si pensi, ad esempio, a quelle aventi ad oggetto trasferimenti infragruppo,

"il trasferimento infragruppo di beni da una società già in difficoltà economica ad altra in analoghe condizioni costituisce condotta distrattiva, pertanto l"esecuzione volontaria da parte degli amministratori della società controllata delle direttive penalmente illecite impartite dall"amministratore della controllante e l"ausilio prestato alla loro realizzazione nella concreta rappresentazione della qualificata probabilità del dissesto fallimentare integrano ipotesi di responsabilità concorsuale rilevante ai sensi dell"art. 110 c.p. L"utilizzo di una società per esclusivo interesse delle sorti del gruppo cui appartiene, con perdite cagionate per la gravosità degli impegni assunti e per le opportunità perse per scelte estranee ai suoi interessi, è sussumibile nella fattispecie di cui all"art. 223, comma 2 n. 2 l. fall. qualora determini la causazione del dissesto della compagine sociale sacrificata" (Uff. Indagini preliminari Milano 22.12.2008, Fambr, 2008, 4, 452);

atti di disposizione patrimoniale privi di seria contropartita,

"gli atti di disposizione patrimoniale privi di seria contropartita eseguiti dagli amministratori a favore di società dello stesso gruppo realizzano il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione. I consolidati principi in materia non sono stati superati dalla sentenza della Suprema Corte n. 36764 del 24 maggio 2006; infatti, con riferimento al tema dei cd. "vantaggi compensativi" di cui ogni singola società potrebbe fruire per la sua appartenenza a un più ampio gruppo d'imprese, vantaggi tali da neutralizzare l'apparente pregiudizio ad essa arrecato, la Suprema Corte ha osservato che tale eventualità è ammissibile a prescindere dall'inapplicabilità della riforma civile in materia societaria e, in particolare, del novellato art. 2497 c.c. a fattispecie anteriori all'entrata in vigore del d.lg. n. 6 del 2003. Anche la previsione dell'art. 2634 c.c. comma 3 conferisce valenza normativa a principi già desumibili dal sistema, in quanto il rapporto di gruppo attiene alla verifica della sussistenza della condotta tipica di distrazione e dell'offensività in concreto: non è dunque sufficiente la mera ipotesi della sussistenza di vantaggi compensativi, ma occorre la prova che il vantaggio complessivo del gruppo compensi, perlomeno nella ragionevole previsione dell'agente, gli effetti immediatamente negativi dell'operazione compiuta" (App. Milano 25.9.2008, Fambr, 2008, 3, 321),

distrazione di beni sociali in favore di altra società appartenente al medesimo gruppo,

"in caso di distrazione di beni sociali in favore di altra società appartenente al medesimo soggetto, la configurabilità, qualora intervenga il Fallimento, del reato di cui al combinato disposto degli art. 223 comma 2 n. 1 l. fall. e 2634 c.c., non può essere esclusa, ai sensi del comma 3 del citato art. 2634 (secondo cui "in ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall'appartenenza al gruppo"), per il solo fatto che il soggetto abbia il controllo di entrambe le società, occorrendo invece che egli abbia svolto una vera e propria funzione imprenditoriale di indirizzo e coordinamento delle società controllate (cosiddetto "holding pura"), eventualmente anche accompagnata da attività ausiliaria o finanziaria (cosiddetto "holding operativa") dotandosi, a tal fine, di apposita, idonea organizzazione, con correlativa assunzione di responsabilità ai sensi dell'art. 2497 c.c." (Cass. pen., sez. V, 18.11.2004, n. 10688, Ced Cassazione, 2005, RV230565);

aggiudicazioni o rinnovo d'appalti a favore di società controllata;

"nell'ambito di un gruppo di società, l'attività corruttiva posta in essere dall'amministratore della controllante, al fine di ottenere l'aggiudicazione o il rinnovo di un appalto di servizi in favore di una controllata, implica la responsabilità amministrativa della controllante ex art. 5 d.lg. 8 giugno 2001 n. 231, in quanto preordinata al soddisfacimento dell'interesse di gruppo" (Trib. Milano 20.9.2004, FI, 2005, 10, 528);

in tutte queste ipotesi, in particolare, è sempre basilare capire se sussistano o meno i cc.dd. "vantaggi compensativi" derivanti dall'operato dell'amministratore, riflettentisi sulla società in conseguenza della sua appartenenza al gruppo e idonei a neutralizzare, in tutto o in parte, il pregiudizio cagionato direttamente alla società amministrata:

"in tema di responsabilità degli amministratori di società di capitali verso la società stessa, appartenente ad un gruppo societario, ha rilievo (anche a prescindere dal testo dell'art. 2497 c.c. come novellato dall'art. 5 d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6) la considerazione dei cosiddetti vantaggi compensativi derivanti dall'operato dell'amministratore, riflettentisi sulla società in conseguenza della sua appartenenza al gruppo e idonei a neutralizzare, in tutto o in parte, il pregiudizio cagionato direttamente alla società amministrata; tuttavia non è sufficiente, al fine di escludere corrispondentemente la responsabilità, la mera ipotesi della sussistenza dei detti vantaggi, ma l'amministratore ha l'onere di allegare e provare gli ipotizzati benefici indiretti, connessi al vantaggio complessivo del gruppo, e la loro idoneità a compensare efficacemente gli effetti immediatamente negativi dell'operazione compiuta" (Cass. civ., sez. I, 24.8.2004, n. 16707, GCM, 2004, 7-8; Soc, 2005, 164; BBTC, 2005, II, 373; GCo, 2005, II, 405).



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