Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 2015-09-15

SOCIETA: ESTINZIONE DI SRL E DEBITI: I SOCI SONO RESPONSABILI IN SOLIDO? – Paolo BASSO

- La S.r.l. cancellata è anche estinta (art. 2495 c.c.) ed i soci beneficiari della distribuzione di beni o denaro in liquidazione rispondono dei debiti sociali insoluti nei limiti di quanto ricevuto.

- Secondo la Cassazione si tratta di successione.

- Ma rispondono in solido oppure no? Con i conseguenti riflessi processuali.


L"art. 2495 c.c., secondo cui "Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Ferma restando l'estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l'ultima sede della società", èstato oggetto della nota sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte n. 6070 del 12/3/2013 che, seppur chiamata a decidere una questione di natura principalmente processuale, ha colto l"occasione per porre alcuni insegnamenti fondamentali anche di diritto sostanziale.Poiché, conformemente a quanto stabilito dalla citata norma, la sentenza ha stabilito che i soci succedono nelle obbligazioni passive già facenti capo alla società estinta e ne rispondono nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione (sempreche non debbano risponderne in modo illimitato per altra ragione), interessa qui domandarsi se i soci medesimi ne rispondano in regime di solidarietà oppure se ciascuno di essi risponde solo della sua parte ossia in misura proporzionale alla sua quota di partecipazione al capitale sociale, in ragione della quale ha partecipato anche al riparto del patrimonio residuo in sede di liquidazione.La Cassazione ricostruisce la fattispecie del subentro nell"obbligo di pagamento dei debiti rimasti insoddisfatti in seguito alla liquidazione in termini di fenomeno successorio ma -è bene chiarirlo subito- pare che il ricorso ad una simile analogia antropomorfica sia stato dettato più dalla necessità di fornire un titolare a rapporti giuridici che, altrimenti, non avrebbero più fatto capo ad alcuno che non dall"effettiva convinzione che sia davvero possibile configurare un parallelismo fra gli effetti della morte della persona fisica e gli effetti dell"estinzione della persona giuridica. Infatti -si legge in motivazione- la stessa sentenza espressamente rifiuta "improprie suggestioni antropomorfiche derivanti dal possibile accostamento tra l'estinzione della società e la morte di una persona fisica", cosicché il riferimento alla successione pare più operato ad un concetto di successione tout court che non alla successione mortis causa.Ed infatti il parallelismo pare effettivamente impossibile già a livello normativo solo se si tiene conto del fatto che, qualora -in seguito alla morte di una persona- non esista nessun chiamato all"eredità oppure nessun chiamato abbia potuto o voluto accettarla, si apre la procedura di eredità giacente ed i beni restano tutti ed unitariamente destinati alla soddisfazione dei creditori, senza alcuna limitazione od alcun frazionamento di responsabilità.Ciò senza tener conto del fatto che, come acutamente osservato (U. La Porta, in Rivista del Notariato 2013, pag. 726), "nel nostro ordinamento la responsabilità per debiti ereditari è posta a carico di chi è già divenuto erede, ed è tale non perché acquisti attivo e passivo in una visione universalistica del patrimonio ereditario ma soltanto per avere acquistato, ai sensi dell"art. 588 c.c., l"universalità o una quota dei beni del testatore".Invero la norma citata non disciplina una devoluzione successoria del debito già facente capo alla società cancellata (e quindi estinta) ma "estende, in ossequio ad un generale principio di economia dei mezzi giuridici, alle somme ricevute dai soci in sede di liquidazione -evidentemente in sostanziale violazione dell"art. 2491 c.c.- l"assoggettamento al potere di aggressione del creditore" (U. La Porta, op. e loc. cit.), dato che "la norma non si preoccupa di garantire continuità nella titolarità delle situazioni soggettive passive ma soltanto di garantire continuità di tutela al creditore" (U. La Porta, op. cit., pag. 727) e ciò evidentemente per la necessità pratica di tutela del terzo creditore e non di astratta sistemazione teorica del fenomeno.In effetti lo stesso tenore letterale dell"art. 2495 c.c. non rappresenta alcuna forma di successione dei soci nelle obbligazioni già della società ma mira, senza dubbio, a mantenere a favore dei creditori un potere di azione per ottenere la soddisfazione delle loro ragioni, dettandone le modalità e così "assicurando la permanenza di una destinazione funzionale del patrimonio sociale alla soddisfazione dei creditori della società che l"effetto istintivo della cancellazione potrebbe minare" (U. La Porta, op. e loc. cit.).Tuttavia pare a chi scrive che la prospettiva nella quale deve valutarsi l"importante pronuncia della Cassazione ai fini che qui interessano, ossia la sussistenza o meno del vincolo solidale fra gli ex soci per i debiti rimasti impagati, debba essere diversa e la questione non pare essere se siamo di fronte o meno ad un fenomeno in generale di natura successoria ma, piuttosto, specificamente, se, indipendentemente dalla configurazione o meno di un fenomeno successorio, debbano ritenersi operanti o meno gli artt. 752, 754 e 1295 c.c. secondo cui l"obbligazione si fraziona fra i coeredi, gravando su ciascuno di essi solo in proporzione della quota ereditaria.Precisato sin da subito che, per pacifica interpretazione, si tratta di norme di natura eccezionale e come tali inapplicabili per analogia, per esaminare il problema che ci occupa pare necessario prendere le mosse dal principio della comune destinazione dei beni (già) sociali al soddisfacimento delle ragioni dei creditori e considerare che l"art. 754 c.c. presuppone un fenomeno successorio diverso da quello apparentemente conseguente all"estinzione di una società i) in quanto implica la cessazione della persona fisica (la morte) che non è frutto di un atto di volontà (a differenza dell"estinzione della persona giuridica che, invece, è frutto della decisione dei soci), ii) in quanto i successori nulla hanno lucrato in base alla destinazione dei beni del defunto (a differenza dei soci i quali, al contrario, hanno goduto pendente societate dei frutti dell"utilizzo dei beni sociali percependo gli utili), iii) ed in quanto la posizione dell"erede (o coerede) si confonde con quella del defunto (mentre la posizione degli ex soci non si confonde affatto con il complesso dei rapporti giuridici che facevano capo alla società estinta, rispondendo solo delle obbligazioni nei termini e nei modi stabiliti dalla legge).Ed il "vantaggio" della parziarietà della responsabilità resta bilanciata dalla responsabilità illimitata dell"erede (puro e semplice), il quale, se intende godere di una responsabilità limitata, deve farsi carico di accettare l"eredità col beneficio d"inventario subendo tutti i vincoli e le limitazioni che tale forma di accettazione comporta.La diversità fra un gruppo di ex soci ed una compagine di coeredi è resa evidente anche dal fatto che i coeredi di una persona defunta non hanno mai voluto ed inteso costituire una collettività e non sono mai stati legati fra di essi da un contratto sociale, tanto che il Codice ha dovuto dettare norme espresse per disporre una loro responsabilità frazionata e proporzionata alle quote ereditarie; e la differenza appare evidente anche all"origine della responsabilità laddove la fonte della responsabilità del socio nei confronti del terzo creditore è da individuare nell"impegno assunto, tramite la società, nei suoi confronti, il che non accade nella successione mortis causa perché l"erede non ha mai assunto alcun impegno nei confronti di alcun creditore, che sovente neppure conosce.Ciò detto, riprendiamo la disposizione dell"art. 2495 c.c. per verificare se in essa ricorrano o meno i presupposti della solidarietà e pare che la risposta possa e debba essere positiva per le seguenti ragioni:1) le obbligazioni solidali passive sono le obbligazioni che fanno capo a più debitori, tutti tenuti ad una sola prestazione in modo che l"adempimento dell"uno libera gli altri e che l"obbligazione (già sociale) al cui adempimento sono chiamati gli ex soci è identica per tutti come espressamente precisato dalla stessa decisione della Suprema Corte sopra richiamata;2) i debitori sono obbligati in solido quando le obbligazioni derivano dalla stessa fonte ed hanno ad oggetto un"unica prestazione ossia quando le obbligazioni hanno origine dalla medesima fattispecie legale o negoziale e l"obbligazione facente capo agli ex soci deriva dall"unica responsabilità dell"unico soggetto precedentemente debitore ossia la società estinta.La funzione della solidarietà passiva è la garanzia del creditore (C.M. Bianca, Diritto Civile, Milano, 1990, vol. IV, pag. 695), che costituisce l"elemento veramente intrinseco ed organico della solidarietà secondo un"opinione che risale addirittura alla dottrina tedesca ottocentesca secondo cui la vera importanza dell"istituto della correalità risiede tutto nella sicurezza e comodità nella persecuzione del credito. Il vincolo solidale è diretto a rendere più sicura e più agevole la realizzazione del diritto del creditore, evitandogli il disagio di esercitare una pretesa per ciascun debitore e per la rispettiva quota (Bianca, op. e loc. cit.), disagio inesistente pendente societate. E non è pensabile che l"estinzione della società decisa dai soci (ossia da coloro che subentreranno nell"obbligazione di pagamento rimasta inadempiuta) possa pregiudicare le ragioni dei creditori e rendere più difficoltosi i meccanismi della loro soddisfazione, non potendo essi nemmeno contare su una pluralità di patrimoni personali (quanti sono gli ex soci) stante il limite della responsabilità a quanto percepito in sede di liquidazione;3) le obbligazioni solidali costituiscono un insieme collegato di più rapporti obbligatori, il che è esattamente ciò che prevede il citato art. 2495 c.c.;4) presupposto della solidarietà passiva è quello dell"identità della prestazione, che significa che tutti i debitori sono obbligati per la medesima prestazione; il che significa ancora che la prestazione ha lo stesso contenuto per tutti, restando irrilevante il fatto che siano eventualmente tenuti con modalità diverse. In altri termini: la stessa prestazione si ripropone ad oggetto dei singoli rapporti obbligatori.Ed il limite di responsabilità stabilito dall"art. 2495 c.c. non cambia il contenuto della prestazione ma solo lo comprime;5) la norma generale di cui all"art. 1294 c.c. prevede che i condebitori sono tenuti in solido se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente, così fondando una presunzione generale di solidarietà che può essere vinta solo da norme espresse e specifiche.Ma la solidarietà degli ex soci appare fondarsi, oltre che su motivi rinvenibili nella struttura della fattispecie, anche sulla base di motivi teleologici e funzionali, primo fra tutti la necessità di evitare agli incolpevoli creditori il disagio di dover esperire azioni separate (con il conseguente aggravio processuale) per ciascuna parte di debito gravante su ciascun ex socio con il conseguente plurimo rischio di insolvenza.Non minore rilievo assumono anche i motivi di natura sistematica e così non si vede per quale motivo i creditori possano far valere, a soddisfazione delle loro ragioni, la responsabilità solidale dei liquidatori (Cass. 05/07/1979 n. 3859) che sono venuti meno ai loro doveri e non possano invece contare su pari responsabilità solidale degli ex soci.E così nemmeno si comprende il motivo per cui debba venir meno quell"unitarietà funzionale ai beni sociali (che l"art. 2495 c.c. mira invece a tutelare) e dunque la loro comune destinazione alla soddisfazione dei creditori che permane -e persino rafforzata- nella fase di liquidazione e che dovrebbe anche resistere alla cancellazione della società, se l"intenzione del legislatore è -come è- quella di assicurare che l"estinzione della società non faccia venir meno le sue obbligazioni passive residue.La sussistenza o meno del vincolo solidale nell"obbligazione passiva crea implicazioni anche di natura processuale, atteso che, come è evidente, qualora il debito abbia natura solidale tutti gli ex soci possono essere convenuti avanti al giudice competente per valore in ragione dell"importo complessivo mentre, invece, qualora la solidarietà non vi sia, ciascun socio dovrà essere convenuto avanti al giudice competente per valore in ragione solo della parte di debito gravante su tale socio.



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