Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-05-29

SOCIETA IN HOUSE, CONTROLLO ANALOGO E PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE – Corte Conti Lombardia 195/15 – Alceste SANTUARI

Sull"in house pluripartecipato e sull"effettività del controllo analogo

Sulle condizioni necessarie perché ci sia "vero" in house

Nel piano di razionalizzazione dei comuni si devono considerare sia le partecipazioni dirette sia quelle indirette

La Corte dei Conti, sezione di controllo per la Regione Lombardia, con il parere del 13 maggio 2015, n. 195 ha, allo stesso tempo, affrontato e analizzato il tema legato agli affidamenti in house e quello collegato alla relazione tra le società in house e il piano di razionalizzazione ex legge di Stabilità 2015.

Richiamando la sentenza del Consiglio di Stato n. 2154/15, i giudici contabili lombardi hanno ribadito che per procedere ad un legittimo affidamento in house di un servizio pubblico locale, ivi compreso u "in house pluripartecipato" va valutata con riferimento allo stato di fatto e di diritto esistente al momento dell'adozione del provvedimento. In altri termini, le condizioni e i presupposti legittimanti l"affidamento diretto devono sussistere all"atto dell"affidamento. In assenza di tali presupposti, l"ente locale deve ricorrere alla procedura ad evidenza pubblica, che diviene il metodo ordinario di affidamento dei servizi in parola. In quest"ottica, la Sezione ha richiamato i presupposti legittimanti l"affidamento diretto:

  1. la totale partecipazione pubblica (con divieto di cedibilità a privati);
  2. l'esclusività (destinazione prevalente dell'attività a favore dell'ente affidante);
  3. il controllo analogo (esercizio di influenza decisiva sugli indirizzi strategici e sulle decisioni significative del soggetto affidatario, tale da escludere la sostanziale terzietà dell'affidatario rispetto al soggetto affidante).

Per quanto attiene nello specifico all'in house pluripartecipato, i comuni in possesso di partecipazioni di minoranza possono esercitare il controllo analogo in modo congiunto con le altre, a condizione che siano soddisfatte tutte le seguenti condizioni: a) gli organi decisionali dell'organismo controllato siano composti da rappresentanti di tutti i soci pubblici partecipanti, ovvero, siano formati tra soggetti che possono rappresentare più o tutti i soci pubblici partecipanti; b) i soci pubblici siano in grado di esercitare congiuntamente un'influenza determinante sugli obiettivi strategici e sulle decisioni significative dell'organismo controllato; c) l'organismo controllato non persegua interessi contrari a quelli di tutti i soci pubblici partecipanti.

La Sezione ricorda al riguardo che trattasi di principi che oggi risultano "codificati all'art. 12 della direttiva appalti 2014/24/UE che, sebbene non sia stata ancora recepita (essendo ancora in corso il termine relativo per l'incombente), appare di carattere sufficientemente dettagliato tale da presentare pochi dubbi per la sua concreta attuazione." E' necessario, nel caso di pluripartecipazione, che "il singolo socio possa vantare una posizione più che simbolica, idonea, per quanto minoritaria, a garantirgli una possibilità effettiva di partecipazione alla gestione dell'organismo del quale è parte; sicché, una presenza puramente formale nella compagine partecipata o in un organo comune incaricato della direzione della stessa, non risulterebbe sufficiente". Di qui la necessità di prevedere negli statuti delle società in house plurpartecipate da più enti locali modalità, meccanismi, procedure e momenti in cui anche i comuni che detengono quote minoritarie possano effettivamente esercitare il controllo analogo.


Una volta chiarite le condizioni alle quali si può considerare legittimo un affidamento in house (pluripartecipato), i giudici contabili richiamano la previsione contenuta nel comma 611 dell'art. 1 della L. n. 190/2014. Quest"ultimo – come è noto – richiamando espressamente le disposizioni contenute nell'art. 3, commi da 27 a 29 l. 244/2007, in tema di dismissione delle società e delle partecipazioni possedute dalle PP.AA., rinnova l'obbligo di valutare l'inerenza di esse rispetto alle funzioni istituzionali del singolo ente o amministrazione pubblica socia o partecipante. La Sezione ribadisce che il quid novi della disposizione contenuta nella legge di Stabilità 2015 è dato dal fatto che dette partecipazioni, nella norma in esame, non sono più connotate da una stringente relazione di diretta inerenza, a differenza della versione definitiva dell'art. 3, c. 27 della l. 24.12.2007, n. 244 e delineata (con la soppressione dell'inciso "o indirettamente") dall'art. 71 c. 1, lett. b), l. 18.06.2009 n. 69. Conseguentemente, gli enti locali devono indicare nel piano di razionalizzazione sia "le partecipazioni direttamente detenute dall'Ente che quelle indirettamente".



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